Immaginare il futuro e viverlo sono due situazioni distinte e distanti. Le cose non sempre vanno come devono andare, a prescindere da ciò che vorresti, anzi quello che desideri accade meno. La ribellione iniziale, la rabbia, l’insoddisfazione, si concentrano in un’unica strada evitando, in questo modo, di vivere ancora ciò che si è vissuto o che hai visto vivere nelle esistenze altrui. Prendi dei punti di riferimento nel darti una prospettiva futura. Non vorresti mai fare la fine di tizio e ti piacerebbe essere come sempronio. Senti la necessità di costruire il tuo percorso, di sentirti libera, di vedere con tuoi occhi ciò che accade fuori dal perimetro di casa per poi formarti grazie alle esperienze. Pur avendo le idee chiare e una personalità ancora da definire, distingui perfettamente la visione della vita che ti andrebbe a genio. Gli spunti, belli e brutti che siano, dapprincipio li prendi dalla famiglia. È lì che si concentra il primo teatro dove impari a stare in scena. La rappresentazione della vita passa attraverso una parte che ognuno recita come viene e gli conviene.
In La casa dei ritorni. I Morelli, una famiglia napoletana di Valeria Galante per Mondadori, entri a gamba tesa nella vita dei Morelli. La loro vecchia casa, palcoscenico di tante donne alla ricerca del proprio posto nel mondo, è stata demolita. Al suo posto è sorto un condominio, però, tra le mura di casa continua ad andare in scena la storia: Nina, pronipote di quell’Elvira che un secolo prima ha dato inizio al racconto, è un’adolescente con un forte desiderio di vivere lontana da Napoli e in Paese che sta rinascendo dopo la guerra. Nonostante l’entusiasmo dovrà fare i conti con il più doloroso dei rimpianti. Angie, la cugina nata in America, non è bella e ha la pelle ambrata. Si sente rifiutata in famiglia ed a scuola, trova una propria identità fuori casa, ma il prezzo è alto da pagare. Federica, che scivola lungo gli anni Ottanta con leggerezza e disinvoltura, finisce avviluppata nelle spire più oscure, ma trova la forza di liberarsi. Sarà lei ad indagare sul passato della famiglia, e a salire a ritroso, generazione dopo generazione, tirando le somme della lunga vicenda dei Morelli.
Il romanzo è la sostanza di ciò che tutti vorrebbero nella vita: la libertà di essere ciò che si vorrebbe. La narrazione, prolissa, è quasi il sospiro di tutti i protagonisti che dalla vita desiderano qualcosa, ma che alla fine rinunciano a ciò che dopo valutano come importante. La scrittura è autentica, risuona dall’urlo della conquista verso un futuro da costruire tra le macerie di silenzi, incomprensioni e ribellione.
Lucia Accoto