Milano. Una strada di passaggio, dove il rumore del traffico si confonde con quello delle parole non dette. Un’insegna discreta, una vetrina che brilla appena, come una promessa sussurrata: Libreria Centofiori. È qui che tutto comincia e dove tutto resiste.
Vittorio Graziani, dopo anni trascorsi tra le scrivanie dell’editoria, decide di attraversare il confine. Lascia il mondo dei contratti e delle correzioni di bozze, per varcare la soglia di un sogno antico: aprire una libreria. Ma i sogni, si sa, hanno un prezzo. E quello della carta è alto.
Graziani in Vendere libri è una cosa seria (Utet 2025, pp. 180, €18,00) narra di uno spazio sospeso che sfida l’indifferenza, Graziani costruisce una cattedrale di carta. Non un luogo di commercio, ma un tempio laico dedicato alla curiosità e alla lentezza. Tra un consiglio e una chiacchiera, tra la voce di un autore e il silenzio assorto di un lettore, prende forma un gesto antico: quello dello scambio, dell’ascolto, della fiducia. Il suo libro, a metà tra confessione e manuale di sopravvivenza, racconta tutto questo.
Graziani ci mostra una verità: aprire oggi una libreria è un atto politico, un gesto di resistenza contro l’omologazione del pensiero. Un atto rivoluzionario, nel suo silenzio.
Il libraio diventa così un guardiano delle storie altrui, un mediatore tra ciò che sopravvive e ciò che rischia di perdersi. E nella sua fatica quotidiana si nasconde un eroismo umile, quasi invisibile, quello di chi continua a credere che i libri possano ancora cambiare le persone.
Nancy Citro
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In una mattina fresca – come se fosse stata appena creata per dei bambini sulla spiaggia – Mrs Dalloway esce di casa per comprare dei fiori. Virginia Woolf
accompagna il suo personaggio lungo le strade di Londra: sentiamo i rintocchi del Big Ben, costeggiamo Westminster e arriviamo in Piccadilly Circus. Qui Mrs Dalloway si ferma davanti a una libreria. I volumi esposti sono aperti: Caccia grossa in Nigeria, le Memorie della signora Asquith, Feste e festeggiamenti di Jorrocks. Mrs Dalloway si sofferma a leggere dei versi di Shakespeare («Non temere la vampa del sole / Né la furia scatenata dell’inverno»). «Che cosa sognava ora, mentre guardava le vetrine della libreria Hatchards?»
Virginia Woolf amava molto quel luogo di legno scuro e volumi rilegati, con gli scaffali che si perdono verso il soffitto, ma non era la sola. Libreria ufficiale della famiglia reale, fu frequentata da Winston Churchill, Kipling, Waugh, Lord Byron o Oscar Wilde, che era solito sedersi a un tavolo a firmare i suoi libri. Oggi quel tavolo è ancora lì, e se passate per Londra vi consiglio vivamente di entrare a guardarla. Non c’è bisogno che vi segniate il nome o la cerchiate sulla mappa, perché camminando da turista per le vie del centro è impossibile non imbattersi in quel luogo. Come per Mrs Dalloway, quella libreria vi apparirà magicamente accanto anche se siete avvolti nei vostri pensieri. Questo perché il luogo scelto per aprirla è perfetto.
Non credo che i coniugi Hatchards nel 1801, quando spostarono la libreria da un’edicola poco distante a quel luogo, abbiano fatto uno studio di fattibilità; all’epoca del resto non esistevano altre librerie, ma oggi, secoli dopo, da aspirante libraio non potrai non studiare la zona e valutare la concorrenza prima di fare il tuo passo.
Per studio di fattibilità s’intende un’analisi approfondita del luogo dove si vuole aprire la libreria, che può essere una ricerca delle città dove sia più vantaggioso avviare l’attività in base all’offerta presente e alle caratteristiche del territorio, oppure – se si ha un’idea precisa della città dove si vuole aprire – un’indagine meticolosa dei quartieri, per individuare una nicchia di mercato scoperta.
Per quanto riguarda lo studio del territorio, bisogna tenere presenti due aspetti fondamentali: il bacino d’utenza e la predisposizione del territorio stesso. Non si può pensare di aprire una libreria in un luogo dove ci siano meno di 10 000 residenti nell’arco di una quindicina di chilometri. Rinunciamo dunque alla velleità di aprire in un paesino sperduto di mare, montagna o campagna se abbiamo l’obiettivo di far perdurare la nostra attività nel tempo; scegliamo una località che possa garantire un bacino minimo d’estate e d’inverno.
In termini di predisposizione del territorio, è necessario capire quale sia il fermento culturale della zona. Si dovrà indagare per esemp o la presenza di:
– musei, e di che tipo, se vengono visitati e se hanno un bookshop interno;
– teatri, e quanti biglietti vendono;
– scuole superiori, e di che tipo, quante persone le frequentano;
– scuole dell’infanzia, e se usano il metodo tradizionale, steineriano o montessoriano.
Queste informazioni possono tornarci molto utili per costruire l’assortimento: si può per esempio valutare di tenere dei dizionari o classici greci e latini per gli studenti dei licei classici. Inoltre, indagare sull’esistenza di biblioteche interne alle scuole o di pregressi rapporti con altre librerie può servire a proporsi come riferimento del quartiere. Allo stesso modo, i dati raccolti su musei e teatri possono aiutarci a mappare il frequentatore medio di questi enti culturali e predisporre un’offerta coerente.
È importante fare perlustrazioni per capire se ci sono edicole e quanto vendono, avendo presente che quasi sempre il lettore di quotidiani è anche fruitore delle librerie. Non bisogna trascurare la presenza di associazioni come cral e Arcigay, gruppi consiliari attivi o studi (di avvocati, notarili eccetera), che – se siamo abili a fidelizzare – possono garantire forniture costanti nel tempo. Le stesse parrocchie potrebbero essere interessate alle presentazioni di libri, quindi è bene non lasciare nulla al caso.
Altrettanto essenziale, naturalmente, è fare uno studio accurato della concorrenza: capire quante e quali librerie (di catena, indipendenti) sono attive nel quartiere, quali sono i loro punti di forza e di debolezza. Vale la pena visitarle, valutare l’assortimento e l’abbondanza dell’offerta, l’esposizione, fare caso alla presenza di più case editrici, guardare se gli scaffali sono divisi per editore – poco agile per un cliente che voglia cercare in autonomia – o se i libri sono disposti in ordine alfabetico. Sulla base di quello che vediamo, spingersi oltre e domandarsi per esempio se l’assenza di un editore dipenda dal fatto che la libreria lavora in conto deposito, se l’esposizione disordinata o un banco delle novità troppo piccolo nascondano un titolare stanco, prossimo alla pensione o che non ci sa fare. Altri aspetti importanti sono la cortesia del personale, la facilità di cambiare e ordinare i libri, la rapidità nei pagamenti, gli orari di apertura e la presenza di iniziative culturali e di aggregazione: per raccogliere queste informazioni scambiare due chiacchiere con il libraio e magari acquistare qualche libro può rivelarsi prezioso.