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Viviana Viviani. La bambina impazzita

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“La bambina impazzita” di Viviana Viviani, Arkadia edizioni, anno 2023, pp 134, 16 euro

La silloge di Viviana Viviani è introdotta da Pasquale Vitagliano, che evidenzia la capacità dell’autrice di attraversare le stagioni della vita con intensità emotiva e ironia sottile. Ogni sezione della raccolta diventa una lente poetica che esplora l’infanzia, la passione, il tempo, la vecchiaia, la morte, la rinascita e la forza creativa della poesia stessa. La voce di Viviani emerge limpida e originale, capace di coniugare il registro quotidiano con un lirismo sofisticato.

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I. Infanzia

Quel giorno

Solo ieri rovesciavo formicai

lanciavo sassi nel sole

facevo correre cavalli in verticale

cucinavo a Ken torte invisibili

mi nascondevo dietro porte trasparenti

dalle maniglie d’oro e di diamanti

Poi non so cosa accadde

come quando attendi l’ebollizione

dell’acqua o il sorgere del sole

fu solo un momento di distrazione

dormivo con il mio cane accanto

mi svegliai e lui era di pezza

e tutti gli altri giocattoli in soffitta

Oggi ho una casa e un’automobile

quando si rompono le faccio aggiustare

mi sveglio tutti i giorni sempre uguale

addebiti accrediti cose da sbrigare

muovo i miei cavalli tre più due

e compro surgelati tre per due

Oppure fu un genio cattivo, iracondo

a scacciarmi dal tempo infinito

dal centro del mondo

Con sorprendente lucidità, Viviani racconta il passaggio dall’infanzia al mondo adulto, trasformando il quotidiano in teatro dell’irreversibile. L’ironia convive con la malinconia: il gioco e l’immaginazione si interrompono bruscamente, sostituiti dalla ripetizione e dalle responsabilità. Il “genio cattivo” diventa metafora della perdita dell’infanzia, ma anche della nostalgia che nutre la memoria poetica.

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  1. Passione

Gregor non si fa prendere

ma Gregor non si fa prendere

e non so ancora perché

chiamavi amore una bugia

e davi ai ragni nomi di scarafaggi

gli invitati se ne vanno

uno a uno due a due

solo Gregor rimane

non lo vedo ma so

che lo ritroverò sulla carta igienica

o dietro al quadro di tua madre

la casa ora è vuota

esco sul balcone

faccio bolle di sapone

e una

diventa la luna

In questa sezione, la passione non è solo erotica: è legame, resistenza, memoria e libertà. Viviani alterna lirismo, ironia e emozione, mostrando come l’affetto vero sfugga alle convenzioni quotidiane e sopravviva nelle pieghe del quotidiano. L’immagine del ragno Gregor (Samsa), invisibile ma costante, rappresenta il desiderio autentico che resiste al tempo e alla logica sociale. La poesia trasforma la casa, i gesti minimi e la memoria in un palcoscenico emotivo, dove ogni dettaglio diventa portatore di passione e cura.

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  1. Il mondo

Lockdown

Fuori c’è la bomba batteriologica

ho scorte di amminoacidi

per i prossimi cent’anni

e milioni di libri e film

per distinguere i giorni

ho dieci amori virtuali

che piango a rotazione

e infiniti organi sessuali

che sono sempre il mio

fuori c’è la bomba batteriologica

ho sigillato l’ultima fessura

non mi manca più niente

tranne dimenticare il sole

Lockdown è un concentrato della poetica di Viviani: isolamento, ansia, resilienza e grottesco digitale. La poesia trasforma il quotidiano in un microcosmo surreale, in cui libri, amori virtuali e corpi diventano strumenti di sopravvivenza emotiva. Con ironia pungente e inventiva linguistica, l’autrice fa emergere la capacità umana di trovare senso e creatività anche nelle situazioni più grottesche e paradossali.

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  1. Il tempo

Passeggiata cosmica

Mi chiedo in che modo lo sguardo m’inganni

se vedo un ragazzo di circa vent’anni

in spalla uno zaino un po’ più moderno

capelli più lunghi dei tuoi che ricordo

ma identici occhi di sfida e di voglia

le stesse domande in mezzo alle ciglia

Confusa e stupita passeggio nel prato

e vedo un bambino che gioca mai stanco

mi viene l’istinto di corrergli incontro

siam stati felici compagni di banco.

D’un tratto mi fermo, mi chiedo son matta?

Lui oggi è notaio, in giacca e cravatta!

E in fondo alla strada

c’è quella ragazza coi libri di scuola

ha lunghi capelli dipinti di rosa

il viso grazioso d’una vecchia amica

che ride sognante nel sole di marzo

non sa che alle spalle ha tre figli e un divorzio

Siam sempre gli stessi nel magma del mondo

uscendo e rientrando dal buio profondo

così ritorniamo dai padri nei figli

mutando soltanto di vaghi dettagli

In questa poesia, Viviani esplora il tempo come flusso continuo e ricorsivo. L’incontro tra passato e presente genera stupore, memoria e riconoscimento, suggerendo che l’esperienza personale si ricongiunge in un eterno ritorno. Il tempo è materia poetica, e l’autrice dimostra grande sensibilità  nel rendere palpabile l’interconnessione tra generazioni, ricordi e identità.

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  1. La vecchiaia

Nelle case di riposo

Nelle case di riposo

non si riposa mai

c’è sempre tanto da fare

a toglier le ciabatte

poi rimetterle

e togliere ancora

e contare le dita

mille volte ogni giorno

che qualcuna non scappi

o non si nasconda

poi giocare a carte

senza troppe regole

percorrere gli orli

piegare i fazzoletti

Scucire i ricordi

e urlare tutti mamma

fino a che un giorno

risponderà

La poesia trasforma gesti minimi in simboli universali di memoria, affetto e dignità. Il contrasto tra routine quotidiana e improvvise epifanie drammatiche commuove.  Viviani celebra la vecchiaia con delicatezza mostrando come la poesia possa restituire la complessità dell’esistenza e la ricchezza dei ricordi.

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  1. La morte

Non piango ai funerali

Non piango ai funerali

di chi amo, dico grazie

come stai sorrido

quasi come agli invitati

a una festa

che vuoi mai

tocca a tutti

prima o poi

ti trovo bene

ti offro un drink

in piedi al banco

della bara.

Piango dopo, sola

mentre gli altri

sono già a mangiare

a bere a copulare

per riallacciarsi alla vita

poi mi scopro a pensare

a come raccontarla

questa morte muta

metterla in versi

farci una battuta

Viviani coglie il lutto come esperienza privata e riflessiva, separata dalla compostezza sociale. L’ironia e la lucidità permettono al dolore di trasformarsi in poesia, intensa ma senza retorica.

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  1. Il ritorno

Turritopsis nutricula

Turritopsis nutricula è il nome

e per gli amici medusa immortale

non lo sappiamo se odia se ama

se sa distinguere il bene dal male

ma negli abissi lei danza veloce

con le sue braccia di acqua e di luce

e mai non teme del tempo il fluire

né la riguarda invecchiare e morire

se quando sente la morte vicina

lei d’improvviso ritorna bambina

ma il suo mistero a nessuno confessa:

l’anima cambia o rimane la stessa?

La medusa immortale diventa simbolo di rinascita e resilienza. La poesia riflette sul ciclo vita-morte e sulla possibilità di ricominciare, senza appesantire la lettura, in un registro sospeso tra meraviglia e riflessione filosofica.

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  1. La poesia

Rivincita

Se di nessuno

sei musa

osa

cambia meta

diventa tu

poeta.

Un Manifesto della libertà creativa, la poesia esorta a prendere in mano la propria voce e a diventare artefici del proprio destino poetico.

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IX. Appendice: Un altro anno

La sezione chiude la raccolta con il ritmo della vita quotidiana. Ogni mese diventa un frammento di esperienza interiore, con gioia, malinconia e piccole scoperte. I versi costituiscono un diario lirico dell’anno, ma qui Viviani predilige il registro descrittivo, più semplice e lineare, a differenza delle sezioni centrali, più intense e visionarie.

La scrittura di Viviana Viviani alterna ironia, tenerezza, malinconia e profondità riflessiva, esplorando tutte le fasi dell’esistenza con equilibrio tra lirismo, quotidiano e metafisico. L’autrice trasforma il banale in sublime, il ricordo in esperienza universale e il dolore in memoria poetica. Ogni sezione ha una propria potenza emotiva, creando un percorso organico che va dall’infanzia alla vecchiaia, dalla passione alla morte, fino alla rinascita e alla poesia come atto creativo. Viviani dimostra una padronanza stilistica e concettuale rara, capace di coinvolgere il lettore in una lettura sia intellettuale sia profondamente emotiva.

Francesca Mezzadri

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