Ken Paisli. Ozzy. La storia

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Prendi lo scrittore rock più sfuggente e, allo stesso tempo, più amato sulla faccia della terra. Affidagli il compito di raccontare la vicenda umana e artistica di uno degli eroi più estremi e controversi che la storia della musica ricordi. Infine, siediti comodo da qualche parte e, come direbbe Irvine Welsh, “goditi la corsa”.

Con Ozzy. La storia, Il Castello Editore 2021, Ken Paisli arricchisce il proprio catalogo con un’altra gemma cartacea destinata alla lode e al culto dei suoi tanti estimatori. Dopo il successo ottenuto grazie ai lavori dedicati ai Guns and Roses e, soprattutto, con il fortunatissimo dossier su Michael Jackson (che in Italia è rimasto nelle classifiche dei top sellers per diverse settimane), il neozelandese si cimenta stavolta in una monografia dedicata al famigerato “Principe delle Tenebre” di Aston, ormai sulla breccia da oltre mezzo secolo.

Il risultato, neanche a dirlo, è un libro che sarà in grado di privare l’ousborniano devoto di innumerevoli ore di sonno (nonché d’ogni minima attenzione nei confronti della realtà che si trova al di fuori della stanza in cui lo sta leggendo), ma anche di regalare ai “profani” una specie di tambureggiante romanzo d’azione dal quale chiunque farebbe fatica a staccarsi.

Rispetto alle precedenti e a volte ben più ponderose retrospettive dedicate alle imprese sopra e sotto il palco di Ozzy, lo scarto evidente applicato dall’autore risiede ovviamente nella sua griffe ormai inconfondibile: abbracciando la libertà di narrazione “prescritta” dai principi cardine del gonzo journalism (di cui il nostro è stato ed è valentissimo interprete su tanti giornali e riviste di culto), Paisli riesce infatti a trasformare il mero resoconto di cronaca e di numeri in una costante occasione per poter divagare e, soprattutto, parlare di sé e dell’impatto che la discografia e la mitologia creata dal frontman storico dei Black Sabbath ha esercitato nella sua vita.

Ecco quindi che la celebrazione del mito, dell’icona -sempre adeguatamente supportata da un robusto catalogo di numeri, dati e date, sia chiaro- si interseca in un unicum fluido e molto spesso esilarante con la storia del making of di questo volume, regalandoci spaccati della quotidianità dell’autore dai quali si evince non soltanto la devozione nei confronti dell’amata rockstar e della sua prima band, ma anche la voglia di rendere edotto il lettore di tutta una serie di circostanze personali e lavorative di chi si trova a doverlo raccontare. Paisli lo fa analizzando ogni singolo episodio discografico dei Black Sabbath e di Ozzy da solista, ma non da mero recensore di rivista specializzata, bensì tirando in ballo episodi (spesso, si torna a sottolineare, molto divertenti) della sua giovinezza e della sua maturità nei quali il disco di cui sta parlando ha giocato un qualche ruolo fondamentale.

E così il quadro che si viene a creare sotto gli occhi del lettore si trasforma in una visione d’insieme a dir poco affascinante, con, da una parte, tutte le specifiche tecniche e aneddotiche del caso (Paisli prende in esame ogni singola canzone che vede la partecipazione in qualsiasi veste del frontman inglese), e, dall’altra, con un racconto molto personale sulla “spericolatezza” e/o sulle piccole cose che caratterizzano l’esistenza di uno scrittore e di un padre di famiglia (con buona pace, verrebbe da dire, di quanti si aspetterebbero solo e soltanto una mera elencazione di stravizi incredibili, esagerazioni da rockstar e pipistrelli decapitati). Insomma, un libro da non lasciarsi sfuggire sia per dovizia di particolari che per originalità di impostazione.

Saltate tutti sul “crazy train” di mr Paisli!

Domenico Paris

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