Rita Pacilio racconta “La ferita dei fulmini”

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Rita Pacilio, poeta e scrittrice tradotta in nove lingue, è autrice, tra le altre innumerevoli opere, di La ferita dei fulmini (GaEle Edizioni, 2019), un libro d’Arte prodotto a mano con opere originali dell’artista Alessandra Cameroni che contiene bellissimi componimenti poetici, i Landay. I Landay nascono come forma di poesia cantata, popolare e perlopiù anonima, creata dalle donne Pashtun sparse tra l’Afganistan e il Pakistan. Nati tra i nomadi e i contadini, oggi i Landay sono condivisi anche via internet e sui social ma c’è da sapere che per il loro contenuto di denuncia civile, nella loro terra d’origine, vengono cantati dalla popolazione in segreto. “Ancora oggi – si legge nell’introduzione al testo – tra la popolazione Afghana, una donna che canti pubblicamente un Landay, non è vista di buon occhio. Si canta allora in segreto o in cerchie ristrette”. E ancora si legge, nella nota dell’Editore: “Una poesia affidata al vento, da chi non può scrivere, non può parlare, ma perpetua ogni giorno la propria missione del vivere”.

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Opera originale di Alessandra Cameroni

Di seguito l’Autrice racconta La ferita dei fulmini e i Landay.

Tra le popolazioni antichissime dell’Afghanistan, analfabete e nomadi, si è diffusa una pratica poetica popolare orale, il Landay. Distico di ventuno sillabe totali, il Landay veniva utilizzato dai pastori come codice comunicativo per parlare liberamente di temi come la guerra, la patria, l’esilio, il sopruso, il dolore, la libertà e l’amore. Le donne lo cantavano accompagnandosi con un tamburello trasmettendo alle nuove generazioni, in forma assolutamente anonima, i drammi del mondo afghano. Oggi le poetesse afghane, soprattutto coloro che vivono in Iran, ci trasmettono la produzione letteraria dei Landay come potente denuncia civile, dichiarando e lanciando in maniera creativa e liberatoria, messaggi di speranza e di desideri di ricostruzione della società afghana. La mia sensibilità di donna e di artista mi ha avvicinato molto al mondo martoriato delle donne di ogni età, razza e nazionalità. Dopo Quel grido raggrumato e Al polso porto le catene, La ferita dei fulmini può essere considerato, infatti, il mio urlo poetico per denunciare, in una narrazione lirica di più distici, la storia umana fatta di innumerevoli violenze che le donne afghane, in questo caso, hanno subito e continuano ancora a vivere.”

Rita Pacilio

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Di seguito tre Landay da La ferita dei fulmini.

La ferita dei fulmini
esce dalle foglie e cade dalle mani.

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La traccia s’allarga nel tempo
manda giù piedi nel silenzio che sgomenta.

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Si conficcano nella nebbia
la ragnatela, la montagna, ogni luna.
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La ferita dei fulmini è un manufatto realizzato in numero limitato di esemplari che racchiude la volontà di essere uno scrigno per parole importanti e può essere richiesto direttamente all’Editore GaEle.