Le esposizioni della poesia

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Ho fatto un patto sai.

Con le mie emozioni.

Le lascio libere.

E loro non mi fanno fuori.

Vasco Rossi

 

Perché un’altra rubrica di poesia e perché qui?

La risposta è semplicemente complessa. La poesia offre un dialogo necessario in quanto alternativo: ci mostra altri modi e altri mondi. SatisPoetry condivide dunque l’anima rock di Satisfiction nella ricerca di prospettive e percorsi diversi per arrivare nel modo più diretto e più schietto alla «music of what happens», alla musica di ciò che accade.

In una delle sue liriche più visionarie Montale ci abbaglia girasolandoci verso la linea gialla della sparizione: «Svanire / è dunque la ventura delle venture» perché «vapora la vita quale essenza». Quel perché è mio e me lo tengo stretto perché mi dà una spiegazione e nella spiegazione posso trovare conforto se non certezza.

Allo stesso modo, da quando li ho letti per la prima volta, anche questi versi di T.S. Eliot non cessano di inquietarmi e allo stesso tempo rasserenarmi. E anche qui mi sono dato un perché: mi spingono verso la poesia, mi invogliano a credere nella sua capacità di trattenere la vita accettandone i cambiamenti:

 

See, now they vanish,
The faces and places, with the self which, as it could, loved them,
To become renewed, transfigured, in another pattern.

(‘Little Gidding’)

 

La poesia rinnova e trasfigura in un altro disegno. Per comprendere questa traduzione bisogna sapersi mettere in ascolto, bisogna essere disposti a riconoscere la voce della poesia quando ci passa accanto e ci affianca, bisogna essere pronti a darle credito e a darle spazio.

La condizione umana, con le parole di Seamus Heaney, è un passaggio affrettato, spesso inconsapevole e infruttuoso, tra ciò che conosciamo e ciò che ci è ignoto: «a hurry through which known and strange things pass».

Acciecati e assordati da un inarrestabile surplus di pensieri, parole, immagini e suoni, il rischio che corriamo ogni giorno è quello di restare inerti: vanitosamente immobili nelle presunte certezze del sé e del selfie, comodamente avversi a qualsiasi cosa ci possa portare cambiamento.

Come antidoto, come auto da fe, proviamo a fare nostri questi versi del poeta statunitense Stanley Kunitz:

 

Live in the layers,

not on the litter.”

Though I lack the art

to decipher it,

no doubt the next chapter

in my book of transformations

is already written.

I am not done with my changes.

(‘The Layers’)

 

Teniamo allora aperto il libro delle nostre trasformazioni: finché resteremo disposti a cambiare, ad esporci, ci sarà spazio per la poesia e per tutti gli strati di ciò che abbiamo vissuto, che stiamo vivendo e che potrebbe toccarci vivere.

SatisPoetry si muove in tre direzioni: interviste, recensioni e traduzioni. Sono intese come forme di esposizione: tracce di strati, testimonianze di cambiamenti, resoconti di evoluzioni.

Le interviste, articolate in cinque domande, invitano poeti italiani e stranieri di generazioni e formazioni diverse a guardarsi dentro e a riconoscersi fuori nel segno dell’ars poetica e del diaologo continuo con chi l’ha praticata e la pratica.

Lo stesso spirito dialogico contraddistingue le recensioni, che seguono gli sviluppi della poesia e della saggistica poetica nazionale e internazionale offrendone una lettura critica agile e accessibile.

Le traduzioni, infine, presentano al pubblico italiano testi inediti di poeti affermati ed emergenti, allargando il dialogo a frontiere e tradizioni poetiche meno conosciute grazie al contributo di corrispondenti in tutto il mondo.

 

Questi tre snodi di SatisPoetry sono stati dunque pensati come piastrine dialoganti da mettere sotto il microscopio della lettura per non trascurare il più impercettibile degli spostamenti e la più impalpabile delle trasformazioni.

A occhio nudo, infatti, potremmo perdere, citando ancora Seamus Heaney, «il portento di una volta nella vita, / la rosa pulsante della cometa»:

 

the once-in-a-lifetime portent,

the comet’s pulsing rose.

(‘Exposure’)