Luca Pizzolitto. La ragione della polvere

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Sono in me l’abisso e la luce. In questa bella dicotomia poetica che colora nel modo migliore la nuova raccolta poetica di Luca Pizzolitto dal titolo La ragione della polvere (PeQuod, 2020), sta l’essenziale bellezza dei suoi nuovi versi. Anche qui, come nelle opere precedenti, l’andamento è sereno e semplice, ben elaborato, ma senza tanti ornamenti poetici. Il che permette al lettore di godersi l’intensità di emozioni e riflessioni del poeta torinese, insieme alla sua poesia concepita, inoltre, come il filtro della propria anima, della propria concezione del mondo e di tutto quello che lo circonda.

Così il suo è un diario poetico, apparentemente d’amore, che rispecchia anche la lotta in versi contro il tempo e la caducità sia di cose che di emozioni, da cui nascono l’irrequieta solitudine e la fragilità umana, prima personale e poi esistenziale.

Il tema principale della raccolta, l’onnipresente fugacità di tutto ossia la polvere in cui con la morte torniamo all’inizio, sembra di vincere su tutti i concetti poetici della raccolta, ma c’è anche la sua ragione. C’è il poeta e c’è la sua poesia, pane quotidiano di ogni poeta, la quale va oltre illuminandogli il cammino. È la poesia che vince (Per noi che ora siamo parola, / per me che ora sono terra fertile, / io che un tempo sono stato / morte e naufragio).

Il tema del naufragio, esteso per tutte e cinque le sezioni della raccolta, riguarda solamente quello esistenziale e quello amoroso (la storia degli amori impossibili, smarriti o perduti, sempre terra fertile per la poesia), mai quello poetico in quanto la ricerca di un qualcosa che salva, indirizza, pone il senso nello smarrimento emotivo, spirituale, spaziale, temporale ecc. e finisce per incarnarsi nella vittoria di un futuro poeticamente presentito: ora il nero della notte / ti è entrato nella pelle, / ora le grida senza pace / ti tolgono il sonno e il riposo. / Eppure più in là, / poco più in là, / dimora la luce. / Il tuo domani salvo e risorto. Da notare qui come gli incipit delle sezioni siano presi dai poeti-modelli letterari di riferimento per il poeta torinese (N. Cagnone, P. Lepori, D. Dolci, A. Pizarnik, A. Zagajeviski) e dettino l’andamento poetico della raccolta.

Eppure il ritorno dallo sprofondo comincia in modo timido, con le piccole cose di natura, spesso tramite la metafora dell’acqua. Inoltre il bel background poetico dei versi di Pizzolitto – il mare nasce e poi muore; è il fragore dei fiumi che ci separano; il tuo cuore precipita nell’anestesia delle acque – sottolinea la fluidità delle emozioni che scuotono l’anima del poeta.

Quindi, sono le piccole cose che ci nutrono e portano all’amore immenso verso noi stessi, verso gli altri ossia verso la rivelazione che, tramite la nostalgia di Dio, la caducità del tempo, delle emozioni, delle azioni umane, non esiste in DIO e in POESIA (Scorrono in te sorgenti, / brevi istanti di vita che / torna e non mutaSono povero e smarrito / nel corpo immenso del creato, / in questo taglio azzurro di infinito).

Così dallo smarrimento umano, fisicamente sentito e descritto in tre poesie intitolate emblematicamente Marzo 2020, dal silenzio di Padre che soffre muto per gli orrori-errori dei propri figli, dall’ombra ungarettiana che colora tutta la raccolta, da tutto ciò arriva la salvezza ovvero solo un inesprimibile / desiderio di infinito / mi spinge e rinasce, il “desiderio di infinito” che spinge alla rinascita, alla bellezza della parola poetica e all’unica azione possibile ossia quella di “illuminarci di immenso” attraverso i bei versi di Luca Pizzolitto.

Vesna Andrejević

Recensione al libro La ragione della polvere, di Luca Pizzolitto, PeQuod, 2020, pagg.122, € 15.

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Di seguito alcuni testi tratti da La ragione della polvere.

La ragione della polvere

La ragione delle cose che accadono,

i desideri muti, i muti ritorni,

i nostri corpi rimasti ormai

solo carne e materia disfatta dei sogni.

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L’aria fresca del mattino,

un fiume che scorre quasi in silenzio,

partire sapendo di non tornare,

e che quello sarà il suo ultimo sguardo su di te,

il profumo austero dell’autunno.

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Nell’incedere senza tregua del tempo,

nella caducità di ogni amore che

ti ammala il cuore e poi svanisce,

nell’eterno allontanarsi delle cose,

sotto questo cielo stanco

dei nostri stupidi nomi.