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Amelie Nothomb anteprima. Psicopompo

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Un’infanzia tra i pericoli: “I Fokker della Biman Bangladesh esplodevano regolarmente in volo insieme ai loro passeggeri. Se la stampa ne parlava poco, non era per mancanza di libertà, ma per mancanza di interesse.”.

Abbiamo il dialogo con un uccello in gabbia: “Mi dispiace tenerti in gabbia. Ce l’hai con me, ti capisco. Appartengo a una specie sadica. Non voglio addomesticarti, sarebbe come chiederti di tradire i tuoi cari”

La visita a un lebbrosario: “Tra i lebbrosi c’era un uomo senza naso. Al suo posto aveva un grosso buco. Quando parlava gli si vedeva muoversi il cervello. “Non dimenticare che il linguaggio è questo” mi dissi”.

La libertà di volare: “Se l’uccello simboleggiava la libertà, doveva essere per un errore. Secondo me non era così libero come se lo immaginava la gente. E soprattutto non era quello il motivo della mia trasformazione. Che restava per me ignoto. La libertà la desideravo, certo. Ma sentivo d’istinto che non era quello che tutti credevano. L’uccello in volo dà una forte immagine di libertà, ma si tratta di una libertà conquistata a costo di sforzi terribili.”

È in libreria Psicopompo di Amelie Nothomb (Voland 2024, pp. 120, € 16, con traduzione di Federica Di Lella).

Amélie Nothomb ha esordito nel 1992 con Igiene dell’assassino e da allora pubblica un libro l’anno scalando ogni volta le classifiche di vendita. Moltissimi i premi letterari vinti e gli adattamenti cinematografici e teatrali ispirati dai suoi romanzi, tutti tradotti in Italia da Voland. Con Primo sangue si è aggiudicata il Prix Renaudot 2021 e il Premio Strega Europeo 2022, e per l’insieme della sua opera le è stato assegnato il Premio Hemingway per la Letteratura 2023.

Psicopompo è senza dubbio il testo più personale di Amélie Nothomb, e anche il più rischioso. Con il suo nuovo libro, la scrittrice consegna una “autobiografia aviaria” in cui proclama il suo amore per gli uccelli, facendo del volo e della caduta le ossessioni che l’hanno sempre messa in moto.

Splendida la sua definizione dello stile come: “l’insieme delle tecniche che ogni vero autore mette a punto per impedire alla sua frase di crollare”.

Soprattutto, ricorda alcuni episodi in cui lei stessa ha rischiato di precipitare, e la letteratura è diventata la forza che l’ha tenuta un po’ al di sopra del vuoto.

Emerge una letteratura intrisa di spiritualità: “I miei manoscritti, pubblicati o meno, sono via via sempre più intrisi di morte. Ogni mio testo inventa un modo per parlare solo di quello. Non ho mai nascosto la lunga premeditazione di cui è frutto Sete, che è uno scritto psicopompo: accompagnare, restandogli il più vicino possibile, colui il cui trapasso fu il destino supremo, scortarlo nel momento esatto della sua morte e dopo. Anche Gesù può aver avuto bisogno di uno psicopompo. Diventare lo psicopompo di Cristo è stato sicuramente il mio progetto più ambizioso.”

Un libro profondo in cui l’autrice esprime il suo amore per la scrittura e ci racconta che scrivere è come volare e che per decollare non bisogna avere mai troppi bagagli.

Carlo Tortarolo

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Il negoziante di stoffe vide passare uno stormo di bianche gru americane. Ammirato dalla loro bellezza, pensò che sarebbe stato un sogno scoprire un tessuto splendido come il loro piumaggio.

Tornato nella sua bottega, ricevette la visita di una cliente misteriosa. Era una fanciulla di una bellezza incomparabile. Aveva lunghi capelli neri e lisci, la pelle di un biancore luminoso, la punta delle labbra dipinta di rosso alla maniera delle donne di alto lignaggio. La sua nobiltà trovava conferma nelle maniche del kimono, che arrivavano fino a terra. L’indumento in questione ostentava il bianco raro delle famiglie altolocate.

La fanciulla sembrava non riuscire a decidersi su cosa comprare. Il negoziante le chiese se poteva esserle d’aiuto.

Dopo qualche momento di esitazione lei parlò con voce stranamente dolce:

Mi sposi. Stupito, il negoziante cercò di saperne di più. Chi era? Perché voleva sposarlo? Lei restò ostinatamente in silenzio.

Alla fine l’uomo si disse che sarebbe stato assurdo rifiutare un’offerta così allettante e, pur senza capirci niente, sposò la giovinetta.

Il matrimonio si svolse senza inconvenienti. Gli sposini cominciarono la vita di coppia con serenità. Tutto andava per il meglio.

Qualche giorno dopo la fanciulla fece un discorso al marito:

Non ti ho portato né regali di nozze né dote. Se mi metti a disposizione un atelier in cui possa stare da sola, tesserò per te una stoffa meravigliosa, a condizione che nessuno, neanche tu, entri mai a osservarmi.

Lo sposo accettò. La fanciulla prese l’abitudine di ritirarsi per diverse ore al giorno nell’atelier e dopo una settimana, visibilmente provata dal duro lavoro, consegnò all’uomo una stoffa come lui non ne aveva mai viste, di una materia indefinibile, talmente bella e preziosa da levare il fiato.

Ma insomma cos’è? Come sei riuscita a realizzarla?

non poté fare a meno di chiederle.

Lei abbassò gli occhi e non rispose.

Mi dài il permesso di venderla? – domandò lui.

È tua, non devi chiedermi il permesso.

Il negoziante non tardò a trovare un acquirente per quel tessuto, per il quale ottenne una cifra spropositata.

Passarono diverse settimane. Molti clienti si presentavano al negozio alla ricerca della stoffa favolosa di cui avevano tanto sentito parlare.

Il marito chiese alla moglie di confezionargli di nuovo quel tessuto prodigioso. Lei si ritirò nell’atelier per una settimana e poi, pallida e smagrita, gli presentò una stoffa sontuosa come la precedente.

Il negoziante la vendette al doppio della prima volta e si morse le mani: se avesse decuplicato il prezzo, l’avrebbe venduta altrettanto in fretta. Pregò la moglie di fabbricare di nuovo la sua specialità.

Lei non diceva mai di no, sebbene fosse evidente che la sua salute ne risentiva sempre di più. Il marito se ne accorgeva ma non riusciva a resistere al richiamo del guadagno. Le persone ormai facevano la fila fuori dal suo negozio, tutti volevano quel tessuto unico nel suo genere.

Col passare del tempo la giovane sposa non uscì praticamente più dall’atelier. Giorno e notte si sforzava di seguire i ritmi infernali che il marito le imponeva. Lui si accorgeva benissimo che stava dimagrendo troppo. La moglie perdeva via via bellezza e gioventù: la pelle le divenne verdastra, i capelli opachi, lo sguardo spento. Il marito era preoccupato, ma non abbastanza da trovare la forza per reagire. Si giustificava minimizzando l’entità della richiesta.

Dopo qualche mese la moglie si ammalò. Non per questo smise di lavorare. Il negoziante la sentiva tossire. Gli rimordeva la coscienza. “Forse, se entrassi nell’atelier, potrei aiutarla”

Photo de Mondino pour Albin Michel

pensò. Se avesse visto chiaro dentro di sé, si sarebbe reso conto che in realtà voleva scoprire i segreti di fabbrica della moglie prima della sua morte ormai imminente.

Incapace di resistere oltre, fece irruzione nell’atelier segreto e quello che vide lo lasciò di stucco: una superba gru americana si strappava con il becco le penne e le piume, ormai tragicamente rade, e le infilava nel telaio. Nel farlo, soffriva a tal punto da non riuscire a trattenere i gemiti, che cercava di occultare simulando una tosse umana.

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