Ray Bradbury. La fine del principio

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Si dice che una persona valga quanto la sua parola. Per questo i libri conquistano la fiducia  degli uomini e l’illusione degli dei”.

Angelo Orazio Pregoni

La sua capacità di narrare storie ha ridisegnato la nostra cultura e allargato i nostri orizzonti. Ma Ray ha anche capito che la nostra immaginazione può essere usata come strumento di comprensione, veicolo di cambiamento ed espressione dei nostri valori più preziosi. Le sue parole ispireranno ancora molte altre generazioni”.

Barack Obama

Fin da bambino fui messo in guardia su alcune cose e lo devo alle letture di Robert Louis Stevenson e alle ore passate dietro casa appoggiato con la schiena su un albero a leggere i racconti di Ray Bradbury, dopo le infinite corse nei campi appena falciati che guardavano all’albero maestro come ad un punto in fondo alla strada che chiudeva il nostro orizzonte e dove avevamo costruito un rifugio lontano dai compiti. 

Per me, leggere Ray Bradbury, è stato come ascoltare una voce familiare, un parlare calmo e poderoso che riempiva i pomeriggi e che mi affascinava sempre mormorando le sue vecchie storie.  E le storie che leggevo si potevano raccontare, ci potevo soffiare dentro e trasformarle in  qualcosa di diverso ancora, e farle diventare tutte mie. E lo facevo, eccome se lo facevo, e poi sapevo che un mio Bradbury valeva almeno due di quei libri che mio fratello teneva nella sua camera più una scatola di soldatini Atlantic.

Penso che fu proprio allora che imparai l’amore per la lettura e la fede nell’amicizia. 

Non mi sono mai allontanato dalla mia casa e da quelle ore. Voglio dire non ho cancellato l’immagine di quei giorni, i giochi con mio fratello ed gli amici vicini di casa. Non ho scordato il rumore che facevano le nostre biciclette, neppure le voci.

Il libro “La fine del principio” di Ray Bradbury , edito da Mondadori negli Oscar Moderni (Collana Baobab), con le traduzioni di Roberta Rambelli e Sandro Sandrelli,  che raggruppa i sessantaquattro racconti editi nei tre volumi usciti in Italia negli anni sessanta del secolo scorso, dal titolo “Le auree mele del sole, le macchine della felicità e la Fine del principio”, mi ha riportato a quei momenti e lo ha fatto senza lasciare su di me alcun velo di rimpianto, non è scesa alcuna nebbia e nessuna polvere si è depositata. Lo ha fatto ricordandomi che la bellezza di alcuni libri sta nella loro eterna capacità di stupirci ed accendere la nostra immaginazione. 

Ray Bradbury è stato un grande scrittore umanista(assieme a Clifford D. Simak e Theodore Sturgeon), aperto alle possibilità di un fruscio nell’erba o ad un soffio di vento, ad una voce nella notte o allo sguardo di una bambina tra le braccia di qualcuno. Come scrisse perfettamente Stephen King “ ciò che spinge i razzi è roba da riviste come Popular Mechanics. Gli scrittori si occupano di ciò che spinge le persone”, ed è proprio questo che ha fatto e che continua a fare Ray Bradbury: spingere le persone come me ad amare la letteratura ed i libri ed a volerlo fare ogni giorno. 

Se qualcuno ti dice una parola su una storia– ha scritto Neil Gaiman a proposito di Fahrenheit 451- probabilmente ha ragione. Se ti dice che è tutto ciò di cui parla, probabilmente ha torto”.

Leggerò Ray Bradbury per sempre, e lo farò anche quando sarò ripiegato su quella poltrona che ora appare così luminosa davanti ai miei occhi, lo farò ancora ed ancora, nel silenzio delle notti, nelle maree dei campi e nei prati dietro la mia casa. 

Edoardo M. Rizzoli

Ray Bradbury

La fine del Principio

Ed. Mondadori – Oscar Moderni Baobab

Trad.R. Rambelli e Sandro Sandrelli

€24