Gabriele Galloni. L’estate del mondo

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Le case bianche a perdita/ d’occhio; le cancellate/ arrugginite. A sfondo/ di cartone, sfrondate/ chiome di nubi simulano/ l’estate del mondo. Sono i versi della più recente raccolta poetica di Gabriele Galloni (giovane poeta la cui produzione letteraria è già di tutto rispetto) intitolata L’estate del mondo, uscita con Marco Saya Edizioni (collana Sottotraccia, diretta da Antonio Bux, pagg. 84, 12 euro) circa un anno dopo il precedente lavoro e che segna un cambiamento profondo nella produzione poetica dell’autore.

Ambientato sulla costa laziale, tra Nettuno e Civitavecchia, ci si accorge attraverso lo scorrere delle pagine di come l’io sia ampiamente presente, onnipresente anzi, a differenza delle precedenti opere che lo vedevano perlopiù assente. Si tratta di componimenti che assumono la veste di racconti, in cui l’endecasillabo viene utilizzato in maniera essenziale, liberato da ogni artificio per andare a creare versi colmi di spontaneità, che cantano il ricordo. Così pare quasi di sentire il profumo delle estati romane, a scovare i libri dei poeti in biblioteche sotto il mare, quel tempo occupato dalla vitalità della giovinezza con le corse a perdifiato tra i canneti, le conchiglie da raccogliere sulla spiaggia, le maree e i cieli illuminati dalla luna. Le lucciole. Attraverso le pagine si assiste allo svolgersi costante del dialogo con una donna, un’amica come viene detta dal poeta, che esprime una delicatezza estrema attraverso importanti interrogativi sul reale mentre si fa spazio un senso di nostalgia e il poeta chiede a se stesso: Quante altre cose adesso si allontanano?

Gabriele Galloni

Commenta l’autore interpellato da Satisfiction riguardo questo suo libro così diverso dai previ: “Più che una silloge di poesie, è un romanzo in versi. Lo spunto è biografico – ma tutti sappiamo quanto sia labile la memoria e quanto sia pronta a modificare un determinato ricordo: a idealizzarlo oppure a rigettarlo. Io ho scelto la prima opzione. Il libro è il racconto di un’ estate marittima in cui a farla da padrone è il sogno, l’altrove; tutto ciò che pur essendo tangibile è inesprimibile e distante – il ricordo, la prima chiamata dell’amore, la perdita e il ritrovamento.

Fortissimo è il richiamo alla dimensione del sogno: Quanto cielo/ da perdere non visto, il nostro; e quanti/ giorni da quell’estate? Li hai contati?/ La secca è ancora lì che la ritrovi/ per quanto i sogni possano saperne. Si assiste a un andare, che forse è più un ritornare all’essenza delle cose e del tempo,  una passeggiata che prima di arrivare alla sua conclusione (Conclusione della passeggiata è il titolo della terza sezione conclusiva dell’opera) attraversa uno spazio denso dove si nascondono echi di vite lontane che riappaiono per interrogare il poeta. Non si dimentichi che nella produzione poetica di Galloni il tema della morte e dei morti è sempre presente: Quante altre cose adesso si allontanano? È tua la mano che coglie le rose mentre dormo? Ricordati che i morti soffiano su ogni filo d’erba; giocano a fare il vento per chi non lo sa.

Si arriva alla Conclusione della passeggiata, con la Luna che accompagnando il poeta alla stregua di un testimone chiave del suo dire poetico, torna a mostrarsi una volta in più con la sua luce a “riflettere” sulla vita: “Guarda”, mi dici alzando la tua Tennent’s/ verso la Luna, “è come se a momenti/ tutti i passati a noi qui ritornassero;/ l’acqua si muove, si sta preparando a ridarceli tutti”. Getti via/ la bottiglia ormai vuota. Ci sediamo./ Ignoravamo che una volta nudi/ saremmo nudi rimasti per sempre. Nuda è la parola che a mio parere definisce nella maniera più vera la poesia di Gabriele Galloni che ora si mostra in tutta la sua sicurezza data dalla maturità raggiunta dal verso, e come una preghiera laica, abbracciando la natura, ci restituisce un senso di infinita bellezza.

Ogni cosa ha il suo tempo sotto il cielo; sii giovane con me prima che un’altra corrente ci separi – o ci risvegli. (Gabriele Galloni)

Recensione di Silvia Castellani al libro L’estate del mondo, Marco Saya Edizioni, collana Sottotraccia diretta da Antonio Bux, 2019, pagg. 84, 12 euro.