A lezione da Prof. Roberto Vecchioni: Cohen, Dylan, Waits, De Gregori…

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Il Prof. Roberto Vecchioni (almeno per quanto mi riguarda) sono convinta sia l’unico Artista in Italia ad avere  un livello di conoscenza musicale/letterario  talmente ampio e talmente profondo che l’idea di rendere omaggio ad un cantautore in particolare non ha avuto, nella mia testa, un nome che non fosse il suo. Chi più di Roberto Vecchioni sarebbe stato capace di soddisfare la curiosità di capire e comprendere il binomio letteratura/musica?. In particolare volevo rendere omaggio a Leonard Cohen ( in vista del suo ottanetesino compleanno), cercare di ampliare il discorso accostando alla figura dello scrittore canadese altri artisti come Bob Dylan, Tom Waits e Francesco De Gregori che nel panorama musicale mondiale e non solo hanno segnato intere generazioni. Personalmente (non importa se nelle interviste non si fa) ma sento e devo ringraziarlo infinitamente, in particolare per alcune risposte che hanno riempito tutto quello che poteva non sembrare certo o vuoto. Per un giorno, sentirsi ancora allievi è stata un’esperienza che non dimenticherò. (Di tutto restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire. Pertanto, dobbiamo fare: dell’interruzione, un nuovo cammino, della caduta, un passo di danza, della paura, una scala, del sogno, un ponte, del bisogno, un incontro. Fernando Pessoa )

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A Lezione dal Professore Roberto Vecchioni : dialoghi su Leonard Cohen, Bob Dylan, Tom Waits, Francesco De Gregori e il mondo intorno.

Parto dal presupposto che Leonard Cohen non ha eguali(ovviamente parere personale) perché in primis è uno scrittore e per quanto Bob Dylan si avvicini alla poesia o si possa definire poeta la dinamica di uno scrittore è completamente diversa: che distinzione si può fare tra il modo di scrivere di Leonard Cohen e Bob Dylan secondo Roberto Vecchioni ?
Cohen nasce poeta formalmente e culturalmente. Canta l’anima e il dubbio esistenziale in consonanza coi più grandi da Leopardi a Pessoa, è oltre di là del tempo. Dylan è nel tempo, lui nasce singer mentalmente e culturalmente ma la differenza sostanziale è nella sensibilità lieve, soffice, debole contro forte, imperiosa, fondamentalmente rock.

Leonard Cohen porta con sé, in quello che scrive, un inginocchiarsi verso l’alto , la scrittura di Dylan invece tende verso un’angoscia esistenziale dal quale non ci si può liberare. Qual è secondo lei il tratto che accomuna questi due percorsi? Tutti e due passano dal dolore? Ed è necessario il dolore per andare oltre il comune sentire?
Tutti e due in un dato momento si sono rivolti all’infinito, all’eterno o a Dio se preferisce. L’angoscia di Dylan è si esistenziale, ma soprattutto civile, sfocia in un pessimismo del progresso e delle istituzioni . Tutto ciò è estraneo a Cohen, l’alienazione per lui non dipende dai tempi.

 Mi dici che il silenzio è più vicino alla pace delle poesie ma se in dono ti portassi il silenzio (perché io conosco il silenzio) diresti allora Questo non è silenzio è un’altra poesia e me lo restituiresti”. Silenzio/Pace/poesia che cosa unisce queste tre componenti in questa poesia di Leonard Cohen ” Dono”?
La poesia perfetta è silenziosa, e Cohen infatti lo sa: ogni silenzio fra due azioni è poesia.

Mi sento così vecchio ora. Anche tu sarai invecchiata. Come stanno tuo marito e i bambini? Sai, anch’io mi sono sposato. Meno male che hai trovato qualcuno che ti fa sentire sicura. Eravamo così giovani e matti. Ora siamo maturi. E quelli erano i giorni delle rose di poesia e prosa. Marta, tu eri tutto per me. E io tutto per te. Non c’erano domani. Mettavamo in un cesso i tuoi magoni e li tenevamo per un giorno di pioggia ( Tom Waits) / Mi ricorderò di te quando avrò scordato ogni altra cosa, tu eri sincera con me tu con me eri favolosa. Quando è finito tutto tu vai al dunque dritto dritto più svelta di chiunque. Quando sarò sperduto nell’immenso sconosciuto, mi ricorderò di te. Mi ricorderò di te quando i venti soffieranno nella foresta pinosa. Sei stata tu ad arrivare precisa precisa e tu a capire ogni cosa ( Bob Dylan) / L’autunno è scivolato sulla tua pelle facendo arrivare al mio occhio una luce che non ha bisogno di vivere e non ha bisogno di morire un enigma nel libro dell’amore oscuro ed obsoleto e ha fatto da testimone qui nel tempo e nel sangue a mille di baci di profondità. Sono bravo ad amare, sono bravo ad odiare è nel mezzo che mi congelo mi sono esercitato ma è troppo tardi (è stato troppo tardi per anni) ma tu sei bella, lo sei davvero l’orgoglio di Boogie Street qualcuno deve essere morto per te a mille baci di profondità (Leonard Cohen) /. Che differenze trova in questi piccoli estratti? Che significato del tempo e dell’amore riescono a trasmettere questi passi?

Ci aggiungerei Farewell di Guccini. La differenza sta in come ognuno si vede in una donna e quindi come ci dà un riflesso di sé. L’amore più forte della rabbia e della miseria in Tom Waits. L’amore come obbligatorio fatale rimpianto in Dylan. L’amore come assoluta ultima bandiera per Cohen che vive di eccessi: tutto o niente.

 Amore/Morte/ Danza. Quanto Leonard Cohen è riuscito ad avvicinare e “attraversare” Garcia Lorca?
Non direi, non lo paragonerei a Lorca. Lorca è molto antecedente; è un espressionista fin troppo romantico. Cohen è un espressionista puro, dove il simbolo e la metafora contano molto di più del sorriso troppo ammiccante o del dolore svelato in largo anticipo.

” Dance me to the end of love” dal testo alla musica questa canzone è la poesia perfetta di un amore totalizzante , di un desiderio che non conosce fine se non nella parola stessa che conclude non l’amore ma il resto, raggiungere l’Oltre nell’amore usando la danza come si fa con un auto per raggiungere una meta.  In Cohen la richiesta di arrivare fino alla fine di una bellezza eterna raggiunta solo alla fine dell’amore. Come a voler dire in amore ” o Tutto o tutto” anche il dolore, il panico e tutto ciò che lacera. ” Volgeva la mano, sotto la bocca di lui, per sentire i baci sulla palma, sul dosso, tra le dita, intorno al polso, su tutte le vene, in tutti i pori. Una felicità piena, obliosa, libera, sempre novella, tenne ambedue, dopo d’allora. La passione li avvolse, e li fece incuranti di tutto ciò; che per ambedue non fosse un godimento immediato. Ambedue, mirabilmente formati nello spirito e nel corpo all’esercizio di tutti i più alti e più rari diletti, ricercavano senza tregua il Sommo, l’Insuperabile, l’Inarrivabile; e giungevano così oltre, che talvolta una oscura inquietudine li prendeva pur nel colmo dell’oblio, quasi una voce d’ammonimento salisse dal fondo dell’essere loro ad avvertirli d’un ignoto castigo, d’un termine prossimo. Dalla stanchezza medesima il desiderio risorgeva più sottile, più temerario, più imprudente; come più s’inebriavano, la chimera del loro cuore ingigantiva, s’agitava, generava nuovi sogni; parevano non trovar riposo che nello sforzo, come la fiamma non trova la vita che nella combustione. Talvolta, una fonte di piacere inopinata aprivasi dentro di loro, come balza d’un tratto una polla viva sotto le calcagna d’un uomo che vada alla ventura per l’intrico d’un bosco; ed essi vi bevevano senza misura, finché non l’avevano esausta. Talvolta, l’anima, sotto l’influsso dei desideri, per un singolar fenomeno d’allucinazione, produceva l’immagine ingannevole d’una esistenza più larga, più libera, più forte, «oltrapiacente »; ed essi vi s’immergevano, vi godevano, vi respiravano come in una loro atmosfera natale “. Quanto si sfiorano D’Annunzio e Cohen in questo momento?
Si ammetto che qui Cohen è un neo decadente, ma il concetto richiede, esige una descrizione così prolissa e centellinata. Un grande poeta sa uscire dalla misura non perdendo mai l’orientamento e sa raccontarsi in tutti i generi poesia, prosa, canzone.

Francesco De Gregori. In Italia è l’unico che scrive su uno specchio.. l’unico in grado di riflettere i propri sentimenti e di farli scomparire se solo un’altra persona si avvicina al suo riflesso. Perché De Gregori, secondo lei usa questo modo di scrivere? Quale poeta del passato si avvicina a lui?
De Gregori è un capostipite di una rivoluzione alla quale in fondo appartiene solo lui. Non è imitabile o classificabile. Si nasconde, fa capolino, si rivela e si smentisce da solo e alla grande. Credo dipenda dal carattere, da un certo scetticismo di fondo sulle magnifiche arti e progressive dell’umanità . La sua è stata una sfida fin dall’inizio e non è ancora terminata.

De Gregori e De Andrè sono agli antipodi?
Non si possono fare classifiche e tantomeno paragoni. C’è, secondo me, un abisso di retroterra culturale tra i due, una scrittura e una serie di tematiche non accostabili .

Un altro poeta italiano scriveva ” Fernando Pessoa chiese gli occhiali e si addormentò e quelli che scrivevano per lui lo lasciarono solo finalmente solo… Così la pioggia obliqua di Lisbona lo abbandonò e finalmente la finì di fingere fogli di fare male ai fogli… E la finì di mascherarsi dietro a tanti nomi, dimenticando Ophelia per cercare un senso che non c’è e alla fine chiederle: “Scusa se ho lasciato le tue mani, ma io dovevo solo scrivere, scrivere e scrivere di me…” E le lettere d’amore, le lettere d’amore fanno solo ridere; le lettere d’amore non sarebbero d’amore se non facessero ridere; anch’io scrivevo un tempo lettere d’amore anch’io facevo ridere; le lettere d’amore, quando c’è l’amore, per forza fanno ridere. E costruì un delirante universo senza amore dove tutte le cose hanno stanchezza di esistere e spalancato dolore. Ma gli sfuggì che il senso delle stelle non è quello di un uomo, e si rivide nella pena di quel brillare inutile, di quel brillare lontano… E capì tardi che dentro quel negozio di tabaccheria c’era più vita di quanta ce ne fosse in tutta la sua poesia; e che invece di continuare a tormentarsi con un mondo assurdo basterebbe toccare il corpo di una donna, rispondere a uno sguardo… E scrivere d’amore, e scrivere d’amore anche se si fa ridere anche quando la guardi, anche mentre la perdi quello che conta è scrivere; e non aver paura non aver mai paura di essere ridicoli; solo chi non ha scritto mai lettere d’amore fa veramente ridere. Le lettere d’amore, le lettere d’amore, di un amore invisibile; le lettere d’amore che avevo cominciato magari senza accorgermi; le lettere d’amore che avevo immaginato, ma mi facevan ridere magari fossi in tempo, se avessi ancora il tempo per potertele scrivere “. E ancora convinto che bisogna lasciare le mani dell’amato per poter scrivere all’amato? Stringersi non è ancora quell’avere tempo che si pensava di aver perduto?
Grazie di avermi riscritto tutta la canzone. No, non ne sono convinto. Penso che sia un’illusione compositiva. Si scrive per distacco reale, non supposto o procurato. Si scrive partendo dal “vissuto”. Ma costa, eccome, scrivere. E se ne è accorto anche Pessoa.

“Ho conosciuto il dolore e l’ho preso a colpi di canzoni e parole per farlo tremare, per farlo impallidire, per farlo tornare all’angolo, cosi pieno di botte, cosi massacrato stordito imballato… cosi sputtanato che al segnale del gong saltò fuori dal ring e non si fece mai più mai più vedere “. Quanta forza è capace di avere un uomo che si ritrova a dare la mano alla morte? E perché secondo lei è proprio lì che ci scopriamo così maledettamente attaccati a questa terra che di fondo maltrattiamo tutti i giorni?

 Non ho paura del dolore e nemmeno della morte. Non importa quanto viviamo, ma con quanta luce dentro. Il dolore si scaccia coi sogni e l’amore e non può niente più di quello che già sappiamo.

Una poesia che secondo lei si avvicina di più e più profondamente alla Vita, intesa come battaglia quotidiana?
Tabaccheria di Alvaro De Campos (F. Pessoa)

” Mi par d’esser stato mangiato e vomitato” diceva il Leopold Bloom di James Joyce …c’è secondo lei oggi un cantautore che è riuscito ad esprime attraverso una canzone il senso di questa frase?

Il disgusto, l’alienazione, l’uomo che “divora” l’altro uomo. Un flusso inarrestabile di sofferenze di un mondo che ti gira attorno. Molto vicini ci sono andati in tanti, più facilmente i più arrabbiati, i gruppi rap per esempio. Ma per far due nomi al volo Caparezza e Capossela.

E per concludere…Ma gli anni sono ancora dei momenti? ( Citando il Prof. Vecchioni)
Lei non s’immagina quanto.