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Anna Nerkagi. Muschio bianco

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Anna Nerkagi scrive in russo ma pensa nenec e non è una differenza sottile, ma un modo di vivere. Classe 1952 Nerkagi nasce in Siberia nella comunità indigena dei nenec, il mondo degli uomini e delle donne della tundra dove la regola principe della sopravvivenza è la solidarietà senza la quale non c’è presente ed è impossibile immaginare il futuro.

La storia della Nerkagi è a suo modo unica. Adolescente viene separata dalla famiglia, dalla sua comunità e le autorità sovietiche decidono per lei il futuro. Vive in collegio, studia il russo, si laurea in geologia. Nel 1980 dopo l’accoglienza positiva del suo esordio letterario decide di tornare nella sua terra natale, nella comunità dei nenec dove vive ancora la sua famiglia e qui fonda una scuola, una vera e propria scuola nella tundra per i giovani nenec perché possano avere un futuro e nel contempo mantenere saldo il rapporto con le tradizioni, con la cultura nenec, un popolo nomade, visionario e assolutamente compenetrato nella natura nella quale vive.

Muschio bianco pubblicato nel 1996 viene alla luce in Italia grazie ai tipi di Utopia Editore, una casa editrice perfetta per accogliere la scrittura di Anna Nerkagi. Una casa editrice visionaria per una scrittura immaginifica come lo è quella della Nerkagi che dedica il romanzo a Konstantin Lagunov autore russo scomparso nel 2001 e anche questo non è un caso, ma un sentiero ben preciso da seguire. La traduzione dal russo di Nadia Cigognini ne svela la delicatezza e la forza di un popolo, quello dei nenec, figli di un mondo che ha saputo non svanire, ha saputo librarsi nell’aria densa e fiati sospesi fatti di passi nella neve, di muschio e di renne che sono l’anima di chi le alleva.

Anna Nerkagi è una vera figlia della tundra e Muschio bianco è la risposta ai tanti perché di una strana alleanza tra la natura e il popolo dei nenec. Il protagonista di questo romanzo Alëška è un giovane uomo tormentato da una scelta, diviso tra il desiderio di continuare ad amare profondamente Ilne che ha lasciato il suo popolo per vivere in un altrove oppure si chiede Alëška è possibile ancora immaginare un futuro in questa terra, in questo mondo dove, nonostante la vita pare negarlo, sia invece possibile amare ancora, perdersi ancora nei sorrisi di coloro che ci circondano, di coloro che sono riusciti a sopravvivere all’inverno della loro anima. “Il viso della vecchia era rigato da lacrime di stanchezza e il čum era avvolto in un silenzio ingannevole. Lo stesso silenzio che regnava anche fuori dalla tenda. Il silenzio avvolgeva il mondo. Un mondo che ignora di essere irrimediabilmente malato”. Di coloro che sono riusciti a mantenere vivo il fuoco. “Gli antichi alberi somigliano ai vecchi. E sarebbe bello essere certi che proprio loro siano ancora i custodi di quell’Aurea parola della verità, dimenticata chissà quando dagli uomini”.

Con Muschio bianco scopriamo quanto sia possibile ancora sperare e aprire un varco nella strada impervia della vita. “Il piccolo cuore di un uomo e l’immenso cielo insondabile… non era un rimprovero quello che il vecchio gli aveva mosso, ma un monito. Gli aveva ricordato che esiste un sentimento che lui aveva trascurato. Si dice che la pietà sia la madre dell’amore”. Scopriamo quanto attraverso una sorta di piccola collana di perle, una galleria di personaggi indimenticabili: Vanu, Petko, Chasava, la muta figlia di Chasava, la madre di Alëška, la sua giovane sposa, sia permesso a ciascuno di noi riaprire l’anima a quella natura, a quel canto, a quel dono di felicità, di solidarietà che ci hanno lasciato, chissà chi e chissà quando, in eredità, affinché il tempo che verrà e il tempo presente non passi invano.

Maria Caterina Prezioso

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Muschio bianco/Anna Nerkagi/Utopia Editore /trad. Nadia Cigognini/ pp.160/17,00 €

 

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