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Alberto Coco. Case rosse

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Dopo il suo esordio con Maria che danza sulle antenne di un calabrone (Porto Seguro, 2021), Alberto Coco torna a stupirci con Case rosse, per Luoghi Interiori.

Siamo tra gli anni 60 e 70. L’Italia è alle prese con il miracolo economico, con l’affermazione del movimento femminista, con la lotta di classe e il baby boom, ma esiste anche un mondo diverso da quello di un’Italia nel pieno del cambiamento ed è un mondo interiore, il mondo interiore del piccolo Berto.

Berto è costretto a cambiare casa, ma non è pronto a farlo. Il suo viaggio da Milano a Vimodrone è un viaggio innanzitutto emotivo, un viaggio che lo preoccupa:

«Sto per cambiare casa, ma la casa di viale Monza è il mio mondo. E non lo conosco ancora tutto: non ho avuto il coraggio di esplorare il solaio, il quinto piano… e poi non vedrò più Dante, i fiori di pietra del pozzo, la piazza del Gelindo, il latte condensato della signora Forte… quanti “non” dietro un addio. Non ho neanche mangiato abbastanza gelati alla banana della latteria all’angolo. Chissà se ne troverò una così dove andrò, con lo stesso odore di caramella buona e lo stesso gelato. Mi volto e getto un’ultima occhiata alle vetrine di Vulcano imbottite di nuovi giocattoli che non vedrò più il sabato con papà. No, non mi sento ancora pronto per l’addio al mio mondo».

L’emotività del piccolo Berto si manifesta tra domande, dubbi, novità lessicali e non.

Berto approda alle Case rosse di Vimodrone e si trova alle prese con un mondo nuovo, sconosciuto, spesso complicato:

«Da quando sono arrivato alle Case rosse il mio mondo si è allargato: ho più amici, più spazio, gioco a calcio con un supereroe e passeggio lungo via Cadorna con il mio angelo custode; ho scoperto Dio, l’inferno che è un po’ come la cantina, e il paradiso che è un po’ come il nostro giardino ma senza l’albero di mele».

È curioso Berto. A volte non comprende, ma vuole comprendere a tutti i costi. Vuole comprendere le cose, i fatti e le persone. Conosce, analizza, descrive, con quei suoi occhi di bambino.

Olga, nonna Pina, mamma e papà, Isabella Vespini, la famiglia Torrisi, Andrea Lombardo, la signora Orsenigo, Anna Menzio e tutti gli altri saranno parte di quel nuovo mondo così complicato e si muoveranno intorno a un Berto che cresce in fretta, che impara, che si avvia verso il disincanto senza però perdere la voglia di sognare. Un Berto che conoscerà la gioia, lo stupore, la leggerezza, ma anche la tristezza, la rassegnazione e il dolore della dura realtà.

La felicità pare essere più faticosa in alcuni casi:

«Anche la felicità diventa una cosa complicata quando parlo con papà. Io però decido di avere due fedi, una come quella di Don Vincenzo e una nel partito comunista: quando si tratta di felicità è meglio non fare economia».

Ma il dolore è faticoso sempre e Berto cresce affrontando i suoi dolori in modo via via più maturo.

Un viaggio che coinvolge da subito il lettore trasportandolo in un’epoca diversa, in una nazione in cammino, ma dentro sentimenti autentici e universali nei quali ognuno può ritrovarsi.

È così che Berto, che nella splendida copertina di Sandro Taurisani guarda le finestre delle Case rosse, ci fa scoprire le tante storie di vita che si nascondono dietro ognuna di quelle finestre, ma ci fa scoprire anche il suo cuore e la sua anima.

Al centro del mondo del piccolo Berto ci sono le parole, così curiose e difficili, così numerose e strambe. È attraverso di esse che la sua crescita si manifesta.

Per ogni nuova parola, Berto fa un nuovo passo verso l’età adulta.

Per ogni termine compreso Berto comprende qualcosa in più sulla vita.

Per ogni nuovo significato si delinea davanti agli occhi di Berto un nuovo pezzetto di mondo.

Duecento pagine di storia e di storie, di bellezza e incanto, di sogni e realtà, di stupore e consapevolezza che si lasciano leggere in un soffio, in un connubio di leggerezza e concretezza perfettamente bilanciato.

Una piccola scoperta letteraria assolutamente da leggere.

Flora Fusarelli

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Case rosse 

Alberto Coco

Luoghi Interiori Edizioni

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