Antonello Saiz racconta “Il dannato caso del Signor Emme” di Massimo Roscia

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E poi abbiamo attraversato tante città che una si chiamava La Barca perché ci stava una barca e una Mont perché ci stava un monte e una Faro perché ci stava un faro e una Lagos anche se questa era una città bugiarda perché non ci stava nessun lago.”

Il dannato caso del signor Emme, di Massimo Roscia, Exòrma edizioni

In una diretta pirotecnica su Book Advisor, abbiamo presentato con Massimo Roscia Il dannato caso del signor Emme, un imprevedibile romanzo pubblicato da Exòrma Edizioni.

Il funambolo delle parole, Massimo Roscia, con una prosa ricercata e una struttura atipica, è riuscito a creare una pseudo-biografia o, meglio, una biografia diligentemente romanzata, pur di rendere omaggio a una figura di intellettuale troppo presto dimenticata. Con quello che può essere definito un libro di viaggio surreale e una vera avventura picaresca, si restituisce visibilità a un monumento del Novecento giornalistico estromesso ingiustamente dalla memoria storica, il signor Emme del titolo.

Massimo Roscia, diciamolo subito, è mille cose insieme: reporter di viaggio, critico enogastronomico, docente di comunicazione ed editing, ma soprattutto scrittore di romanzi, guide, saggi e sceneggiature, come pure performer teatrale. Dopo il grande successo de La strage dei congiuntivi, torna a pubblicare con Exòrma Edizioni e, non a caso, sceglie di raccontare, in maniera originalissima, la vita di un fine intellettuale che si è fortemente battuto per la difesa della lingua italiana, contro i barbarismi e le parole mutuate dalle lingue straniere.

Siamo un una Europa divisa in stati e staterelli separati da muri, dogane, fili spinati e inflessibili guardiani: il Protettorato cinese di Lombardia, il regno delle Tre Sicilie, la grande Lusitania, il nuovo regno di Castiglia e Aragona e così via. In un tempo in cui passato, presente e futuro convivono, si muove un camper con alla guida Carla, ex giornalista. Con lei viaggiano i due figli gemelli di undici anni, lo zio Giordano e Buz. Sono tutti a bordo di uno scuolabus targato Zagabria, rubato e riadattato a camper, con una vetrofania posteriore dei Barbapapà.

A Sintra facciamo conoscenza con Gemello 1, bambino prodigio dalla sapienza infinita, capace di risolvere equazioni differenziali e dotato di un quoziente intellettivo ottanta punti sopra la media. Nel capitolo successivo a raccontare i fatti è Gemello 2, bambino che non ha le capacità e l’erudizione del primo anzi, molti considerano affetto da un grave ritardo mentale. In realtà possiede talenti inaspettati e, nel suo simpatico candore, è l’unico a comunicare con Buz, questa ampolla contenente enzimi, capace di archiviare e catalogare, con precisione, tutti i reperti della loro strampalata ricerca.

Scopriamo dalle voci di questi tre personaggi, proposte a capitoli alternati, lo svolgersi del viaggio. Apprendiamo che zio Giordano, un tempo frate predicatore domenicano, è un grande amico di Carla e autore del trattato filosofico De gli eroici furori, arso vivo a Campo de’ Fiori e tornato da un passato remoto a fare da navigatore e a discutere di Dio e infinito. Lo scopo del viaggio è quello di restituire dignità e onorabilità alla figura del signor Emme e mettere assieme un fascicolo da sottoporre al giudizio severo della oscura Congregazione dell’Indice delle vite cancellate e delle opere proibite.

Carla, una hippie irrisolta e mezza figlia dei fiori perennemente votata al prossimo, insegue questa missione, questa sua ossessiva crociata di ridare una storia ai dimenticati. Del resto la storia è piena di artisti, uomini di cultura, predicatori e filosofi messi all’indice o intenzionalmente dimenticati. Questo personaggio letterario magnifico, che ascolta musica “demmerda”(dai Kaoma a Plastic Bertrand, da Nikka Costa a Demis Rousseau), ma legge Malerba e Manganelli e passa la vita a battersi contro ogni sopruso, si mette sulle tracce di un raffinato intellettuale, realmente esistito, autore di opere come Scarpe al sole e Roma 1943. Insieme a lei seguiamo le imprese di questo camper in giro per il mondo a raccogliere testimonianze e reperti fino al finale scoppiettante.

Manoscritti, appunti, diari, ritagli di giornali, opere edite e inedite, fotografie, una fitta corrispondenza, poesie e appunti di viaggio che Roscia, sapientemente, riversa in frammenti e in passaggi cruciali del romanzo, facendoci conoscere i tanti temi di cui si è occupato questo giornalista e scrittore: le due guerre mondiali, la politica internazionale, la tutela ambientale, il turismo culturale, la lingua italiana, la gastronomia, l’enologia.

I frammenti dei documenti originali sono mescolati tra loro con la fantasia debordante di Roscia, che modifica, inventa pagine di diari, libri, racconti e articoli, scrivendoli alla maniera di Monelli, usando lo stesso stile e registro e costruzioni lessicali.

Solo alla fine del romanzo scopriremo chi è questo fantomatico signor Emme, cioè Paolo Monelli, che appare in una fotografia, con l’immancabile pipa e il monocolo, scattata da uno dei tanti personaggi secondari del libro: la fotografa ungherese naturalizzata italiana Gitta Carell, realmente esistita.

Prima della stesura di questo romanzo, Massimo Roscia ha svolto un lungo lavoro di ricerca documentale e storiografica nel Fondo “Paolo Monelli”, custodito presso la biblioteca statale Antonio Baldini di Roma, prendendo visione di un patrimonio archivistico molto vasto.

Paolo Monelli è un personaggio complesso di scrittore e giornalista, inviato speciale in Italia e all’estero del Corriere della Sera, Resto del Carlino e La Stampa. Figura di intellettuale straordinariamente brillante, purtroppo abbandonato all’oblio come altri personaggi citati nel volume.

Mescolando il vero al verosimile e il reale col falso, l’estremamente colto con la leggerezza della musica trash, Roscia crea la trama di questo romanzo divertentissimo. Alla fine ci ritroviamo tra le mani una storia originalissima e paradossale, carica di rimandi e che, sopratutto, non annoia mai.

Un gioco di incastri, pieno di ritmo, che per il lettore forte è una vera epifania.

Antonello Saiz