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Claudia Grande. Bim Bum Bam Ketamina

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Il mondo fuori sta esplodendo. Lo sappiamo tutti. Sblocchiamo il telefono e ci arruoliamo in battaglie d’importanza cruciale: il destino della democrazia, i diritti sociali, le lotte di classe, tutto schiacciato dentro il flusso di un unico post, il cambiamento climatico ci ridurrà in cenere ma la priorità adesso è spuntarla sull’hater iracondo che ci imbratta la timeline, ben vengano quindi le crociate quotidiane che si esauriscono a colpi di cuoricini, neanche fossimo branco di guerriere Sailor ossigenate, isteriche, strafatte di ketamina.

Verrebbe da sorridere a pensarci troppo, così come viene da sorridere mentre scorrono le pagine dell’esordio di Claudia Grande per il Saggiatore che già nel titolo è una dichiarazione d’intenti, Bim Bum Bam Ketamina.

Eccoci quindi al cospetto di Claudia, alias _booksandmemes_ voce negli anni che ha saputo farsi strada a colpi di meme e foto sgargianti, divertendosi a mostrarci il suo lato più burlone, stroboscopico e nascondendo semmai, distillando, la sua parte più profonda, competente, con la conspavolezza e la padronanza di un giullare illuminato ovvero colui che, alla corte del Re, era l’unico in grado di caricarsi sulle spalle il peso delle verità più scomode.

I tempi però ora sono maturi, basta nascondersi dietro uno schermo, la lezione l’abbiamo imparata tutti: “non ne siamo usciti migliori”, semmai diversi e se un algoritmo non potrà salvarci e nemmeno cambiarci, forse lo potrà fare di nuovo la cara vecchia, artritica, letteratura. Claudia questo lo sa bene, lei che nei social si è rifugiata ma dai classici è germogliata, non si fa scrupolo di prenderci per la collottola e schiacciarci, come un branco di adorabili gattini, contro la vetrina delle nostre nevrosi più scomode. Stanno tutte lì, in bella fila, numerate e lucidate come bigiotteria di lusso: venti storie per venti capitoli atti a formare un’epopea dell’assurdo che si regge sulle stesse fondamenta da cui, consapevoli o no, ci abbeveriamo ogni giorno.

«Il fatto è che le cose che vedo, che sento, mi mettono un’ansia tremenda. Ho ansia sociale, paura del nuovo; ho un terrore incontrollato del diverso. Lavo le mani col sapone quattordici volte al giorno, mi rendo conto che sto inquinando e mi sale il magone per la sostenibilità. Mi addormento stanco, arreso, dico una preghiera affinché gli uomini rispettino l’ambiente.»

Nella wunderkammer della Grande c’è spazio per tutti: da Elon Musk a un’influencer che decide di sposare se stessa, da una scienziata che si impone di realizzare una faccia artificiale per essere identica alla sua amica del cuore a un ritrovo di psicanalisi in cui un branco di intelligenze artificiali si interrogano su come prendere le decisioni migliori senza infliggere ulteriori traumi all’umanità per poi rischiare di mandare tutto in vacca. Situazioni assurde, paradossali, diabolicamente geniali e credetemi se vi dico che ne basterebbe una sola di queste, per costruirci sopra un intero romanzo.

Claudia di lavoro fa la Content Creator, nelle idee ci sguazza, crea contenuto appunto, che spesso non è solo un messaggio o uno slogan promozionale, bensì un corpus più complesso che deve tener conto di numerosi aspetti, estetici, etici, sociali… la spada del politically correct è un dito puntato a cui non ci si può sottrarre e se di giorno tocca piegare il capo e lavorare sodo, ecco che la sera c’è bisogno di prendere aria, abbandonare le regole ferree del commercio e sfogarsi tramite una letteratura libera da ogni freno inibitore.

«Con te avrei fatto l’amore, ma tu mi hai costretto a imbracciare il fucile. Cioè, sia chiaro: sto parlando per metafore. Avrei fatto l’amore in senso puramente platonico, assolutamente non biblico, come avrai capito a dispetto delle parole che ho usato. Le parole non sono sufficienti a esprimere quello che sentiamo, ma ci vanno vicino, ed è questo che conta. Qualunque cosa che ci distolga da un perfetto e assoluto niente.»

Bim Bum Bam Ketamina è anche questo: un grido, o forse sarebbe meglio dire una risata, sguaiata, isterica, perpetrata lungo duecentottanta pagine in cui l’ispirazione vola alta, altissima, tra influencer costrette a frullarsi una mano per non perdere followers e quiz televisivi in cui Amadeus si trasforma in boia inquisitore sorridente mentre impone un profetico “obbligo o verità?”

Di verità in questo libro ce n’è parecchia, della più scomoda però, di quella che a volte può mettere a disagio e far voltare il capo dall’altra parte: un carosello bianco, cangiante, che non smette di girare, veloce, fino al punto di detonare in una folgore abbagliante. Bianco, sì, ovunque, nella copertina del libro, nei flash degli smartphone, bianche le ossa del cranio aperto nel primo racconto, bianca la bamba pippata da Olivia, bianchi i riflessi sulla dentatura intonsa di Amadeus. Un bianco chirurgico che inquieta come quei sorrisi da iene, gli occhi tirati a forza su una pelle artificiale che lentamente cede sotto il calore dei riflettori. Benedetta Rossi è finita in galera con quello stesso sorriso stampato addosso ma la ricetta del suo ragù è una primizia a cui non ci si può sottrarre.

Ad accompagnarci in questo inferno asettico non siamo soli, Roberto, protagonista tecnico/Virgilio in affitto, ci seguirà dal primo all’ultimo incubo, reinventandosi, zittendosi, chinando il capo, abbassando i pantaloni. Facendo tutto quello che è necessario per non perdere l’ennesima mansione precaria.

«Mi è venuta nostalgia per i lavori passati, affarucoli sottopagati che mi hanno permesso a stento di campare, che però a ripensarci quel giorno, il giorno del mio compleanno, mi sono sembrate le cose più emozionanti che avessi mai fatto in tutta la mia vita. Le cose brutte diventano belle solo quando non le hai più tra le mani. Il possesso è come un cancro. Il possesso rovina ogni cosa.»

Roberto, l’omuncolo senza spina dorsale che osserva il disfacimento senza prendere posizione, viene quasi da impietosirsi davanti a questo manichino sbattuto che sa travestirsi ma non amalgamarsi, che sa ascoltare senza empatizzare, ci si commuove perché forse in parte ci si riconosce ed è proprio in questo ritrovarsi assieme, intimi, inermi, nelle pagine di un testo così tremendamente attuale, che il miracolo si compie.

Questa è la letteratura del nostro secolo, prendere o lasciare, ma quando la materia è trattata in tal modo, il mio consiglio è di abbuffarsi senza preoccuparsi troppo dei postumi. Piangere aiuta a dimagrire, specialmente tra le 20 e le 22.30 ma voi non fatelo, state al gioco, intrattenetevi con un libro che riesce ad essere leggero e profondo nella stessa pagina Buzzati può convivere con Steve Jobs, Lacan sarebbe affascinato dal paradosso di Roberto e così anche voi, non fatevi ingannare da quelle dentiere liquefatte, ormai non c’è più nulla di cui stupirsi, siamo in un video dei Soundgarden, il Black Hole Sun è lì, incombe su tutti noi. Sono finiti i tempi per gli uomini onesti, alziamo il cellulare, non resta che gioire, di cosa? Lo scopriremo in diretta.

Prendete e condividetene tutti.

Stefano Bonazzi

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Bim Bum Bam Ketamina

Claudia Grande

Il Saggiatore

19,00 euro — 280 pagine

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