Massimiliano Nuzzolo. L’ultimo disco dei Cure

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Urgenze e bilanci, slanci non ancora sopiti che fanno a pugni con una stanchezza interiore difficile da combattere. Noia, resurrezioni improvvise e una sola certezza: trent’anni sono davvero un’età complicata con la sua prospettiva di necessaria maturità incombente e la porta su un passato “giovane” perennemente spalancata.

Lo sa bene Pietro, il protagonista del libro L’ultimo disco dei Cure di Massimiliano Nuzzolo (Arcana, (Non)Fiction, 2020, pp. 171, € 15), che si ritrova alle soglie di questo particolare genetliaco con un carico di irrisoluzione che sembra pesargli addosso come il più asinino dei basti. Nella sua odiata/amata Mestre c’è poco da fare, la vita sembra scivolare via ogni giorno più stolida e, senza un lavoro fisso e uno scopo chiaro che sia uno, la quotidianità si fa talmente difficile difficile da inibire quasi del tutto anche la voglia di improvvisare o di provare a fare un salto nel buio. Sono soltanto due le ancore di salvezza che, in qualche modo, lo tengono ancora attaccato al presente e al futuro: l’amore mai interrotto per i Cure e una fotografia che conserva nel cassetto della camera che è costretto a condividere con un fratello insopportabile. La perfetta pulizia di questo scatto, che lo vede ritratto a Rimini nell’estate del 1979 in compagnia di una bella bambina di cui ricorda solo il nome, costituisce l’unico balsamo in grado di lenire le ferite che la vita gli ha inferto. E ormai stremato dal cupio dissolvi che lo attanaglia e dal tentativo di irreggimentarlo che, più o meno amorevolmente, famiglia, fidanzata e amici cercano di mettere in atto, decide di mettersi in viaggio alla volta della città romagnola insieme al suo amico più caro. Non c’è nessuna intenzione chiara a guidarlo, nessun indizio da seguire per tentare di ritrovare la bambina: come un personaggio di Kerouac, però, sa che deve mettersi in strada e andare. Andare incontro a un destino, quand’anche si rivelasse l’ennesimo mancato approvo.

In bilico tra il road novel e un viaggio sentimentale attraverso il passato, la nuova fatica letteraria dello scrittore veneto si libra nella pagina sospinta dal vento di una passione dichiarata fin dal titolo: quella per la band di Robert Smith della quale il post-giovane protagonista si innamora fin dall’adolescenza, riuscendo a conservare questo sentimento nel corso della sua intera vicenda umana, caratterizzata da un’infinità di occasioni mancate che ne hanno minato irrimediabilmente lo spirito. È proprio ispirandosi ai diversi “colori” stilistici e umorali che caratterizzano la corposa discografia del combo inglese, che Nuzzolo riesce a costruire un ritratto a tutto tondo di un giovane uomo in balia dei propri fantasmi, ai quali, talvolta, non riesce neanche a dare nome. La musica come cura (appunto!), la musica come chiave di lettura del passato, la musica come strumento di una possibile, complicata decifrazione di quello che avverrà. Di certo, la musica come lente di inquadramento per guardare bene e in profondità l’amore, la morte, l’amicizia e tutto ciò che c’è di grande e di fondante nelle nostre esistenze.

A fronte di questo impianto “emotivo” del libro (che, come leggerete, avrà anche delle ripercussioni formali e stilistiche nella seconda parte della narrazione), l’opera, da un punto di vista strutturale si sostanzia in un deuteragonismo la cui funzionalità si rivelerà nella sua interezza soltanto verso la fine: infatti, oltre alle vicende presenti e passate della vita di Pietro, sono presenti alcuni capitoli dedicati a quella che può essere considerata a tutti gli effetti la seconda voce di questo romanzo, Alice, una giovane manager discografica che, nonostante il successo e l’agiatezza economica raggiunti, sembra anche lei essere preda di un vortice interiore in grado di distruggerla.

Delicato ma a tratti tagliente, L’ultimo disco dei Cure si rivela una lettura nella quale, al di là del desiderio di raccontare una generazione, l’autore riesce a rappresentare certe “sabbie mobili” dell’anima, in cui il lettore di ogni età dovrebbe essere in grado di riconoscersi.

Domenico Paris

Recensione al libro L’ultimo disco dei Cure di Massimiliano Nuzzolo, Arcana, 2020, pagg. 171, euro 15.