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Michael Fletcher anteprima. Cuore di Ossidiana

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Arriva per la prima volta in Italia Michael Fletcher, autore canadese di dark fantasy e grimdark fantasy, con Cuore di Ossidiana (edito da Letterelettriche nella collana specializzata Badlands, pp. 467, € 18,90, tradotto da Davide Bonazzi). Questa collana è un esempio di come la piccola editoria possa importare nel nostro paese titoli meritevoli del mercato anglosassone dimostrando ai lettori di fantasy che ci sono altre alternative rispetto ai prodotti di solito in libreria.

Dopo lo sword & sorcery dai toni dark e pulp di Brian Keene e Steven Shrewsbury Il Re dei Bastardi e il military fantasy Manto del Vespro di Alter Reiss abbiamo un fantasy dal respiro gotico e nero appartenente al sottogenere grimdark. Cuore di Ossidiana racchiude al suo interno un intricato worldbuilding cupo e crepuscolare che farà impazzire pure i fan di Dark Souls, con una trama densissima e ricca di colpi di scena che terrà i lettori incollati alle pagine grazie anche a una scrittura asciutta e immediata che non annoia mai.

Il protagonista è Khraen, un uomo spezzato e ucciso da forze sconosciute che si risveglia senza conoscere niente di sé stesso e del mondo che lo circonda. L’unica cosa che sa è che deve spingere il suo corpo e la sua mente alla mera sopravvivenza. Scopre di avere un cuore frammentato di pietra nera, di Ossidiana, i cui pezzi sono disseminati in giro per il mondo.

Uccidendo alcuni uomini Khraen scopre che essi hanno delle schegge del suo cuore e che lui può assorbirle. Ricomponendo così il suo cuore, il protagonista inizia a ricordare un passato millenario e sanguinoso.

Il romanzo rivela al pubblico italiano uno dei grandissimi pregi dell’autore canadese ovvero la sua grande capacità di caratterizzazione dei personaggi con il sapiente uso della psicologia umana.

I romanzi di Fletcher hanno una grande maturità tematica e affiancano il puro intrattenimento a grandissimi momenti di riflessione e indagine interiore.

Un romanzo di formazione o di deformazione fantasy in cui la tradizione grimdark si esprime in tutto il suo splendore tra luci e ombre. Il tutto è arricchito da una bellissima edizione con illustrazioni interne e apparati critici di Andrea Massacesi.

Carlo Tortarolo

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Per un’eternità non sono stato altro che fame animalesca. Piccole vite che strisciavano e si contorcevano mi davano nutrimento. Volevo di più, avevo bisogno di qualcosa di più. Sempre di più. Sepolto sotto terra e pietra traevo nutrimento dell’erba sopra di me. Quando mi raggiunsero le radici di un vecchio albero, nato millenni dopo la mia morte, prosciugai anche la sua vita. Ero vorace, insaziabile, ingordo. Scoiattoli e topi che attraversavano la mia famelica tomba si irrigidivano e morivano.

Con ogni vita crebbi. Sangue. Sangue attraversò la terra. Questa volta era una vita grande, una scintilla luminosa di esistenza ferita e morente. Mi crollò addosso. Anche sepolto percepii il suo peso mentre crollava sul terreno sopra di me. Succhiandone la vita riguadagnai un briciolo di ciò che ero. Che ero stato. Mi svegliai, soffocando nella terra e nel fango, scavando in preda al panico. Combattei per liberarmi dalla mia prigione. Radici pendevano da me, vene attraverso le quali mi nutrivo. Le guardai guizzare e contorcersi nella mia carne, e mi chiesi cosa fossi. Un lupo solitario si fermò a una ventina di passi di distanza. Reso smunto da un inverno troppo rigido, la sua pelliccia ridotta a brandelli. Mi guardava, aspettando. Per un momento non riuscii a decidere se fuggire, o provare ad abbatterlo per potermi nutrire di esso. Tornai a fissarlo e la bestia affamata scomparve tra gli alberi. Non avevo un nome, nessuna memoria di me stesso, eppure capivo quanto tutto questo fosse strano. Nudo e sudicio mi scaldavo al sole del mattino. Un cerchio di erba morta, largo una dozzina di passi, mi circondava. Migliaia di minuscoli cadaveri, mondati dalla vita ed essiccati, coprivano il terreno: gusci traslucidi di insetti, piccoli uccelli scheletrici e vuoti. Ancora, innumerevoli resti di scoiattoli e roditori contorti dall’agonia. Infine il cadavere di un uomo, putrefatto fino alle ossa e alla cartilagine, giaceva lì vicino. Indossava un’armatura composta da cuoio marcio e brandelli di maglia arrugginita. La sua gola squarciata. Un percorso che si snodava tra le carogne suggeriva che fosse stato trascinato sulla mia tomba. Ai margini del cerchio morto c’era un albero secolare che torreggiava verso il cielo. La putrefazione aveva scavato anche il suo tronco: il primo forte vento l’avrebbe fatto cadere. La rugiada mi imperlava le braccia e il torace, piccole gemme luminose dei colori dell’arcobaleno. Ne ammirai la bellezza mentre una fresca brezza increspava la mia pelle. Ero vuoto, un vaso in attesa di essere riempito. Di ricordi. Di vita. Di morte.

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