PAGANESIMO DEL NIENTE

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Quante persone entrano in un letto?

Lasciate stare le varie definizioni su piazze, singolo o matrimoniale; io non ho piazze e nemmeno matrimoni da mettere a letto.

Se poi non considerassimo le persone corpi morti, ma esseri umani dotati di libero arbitrio, allora la questione si complica e inevitabilmente si creerebbero alcune categorie.

C’è chi sarebbe invogliato a salire su un letto dove lo attende la cera di una candela accesa e un ennesimo orgasmo, chi invece starebbe accanto al proprio amore, per chiudere gli occhi in pace, insieme per l’ultima volta. Eroi sentimentali o martiri masochisti, sadici romantici o beati viziosi, liberi tutti di salire sul letto.

Conosco i rischi dell’intelligenza, e anche quelli della logica, per questo cerco di attenermi ad uno stile di vita rispettoso dell’ignoranza. Poi ormai ho quasi cinquant’anni, troppi per essere stupido, e se lo fossi davvero non avrei più quella giovanile elasticità mentale per capirlo. Dovevo pensarci a trent’anni, pormi a quell’età la domanda: “Sono un idiota?”

Io a letto ci vado con Carlo Magno, che è un gatto non una persona. Abbiamo trovato una formula per amarci con cinismo, che nella nostra epoca è un letto comodo per molti sonni.

Quindi con impassibile esistenzialismo, io e Carletto ci “amiamo”, convivendo grazie a crudeli, ma oneste, formule di sopravvivenza: lui chiede cibo e io pretendo in cambio di baciagli le zampe, lui chiede un posto a letto e io gli impongo alcune pose per le foto sui social. In sintesi: io penso ai suoi bisogni quotidiani aiutandolo a grattarsi, e lui mi fa sentire amato aiutandomi nel marketing.

Poi a letto ci potresti trovare una persona con la maschera: quella fetish o quella antivirus.

Anche in questo caso dovremmo ricorrere al nostro libero arbitrio. Ma va da sé che questo “arbitrio” dipenda da molte variabili: la cultura, la subcultura, le influenze, le religioni, le superstizioni, gli ideali, la cena.

Ma se non ci fosse niente? Se nessun elenco di patologie inclusive sociali potesse influenzarci dall’esterno e tutto dipendesse solo da noi e dalla nostra esclusiva ignoranza?

Ipotizziamo che uomini e donne vogliano essere niente e di conseguenza avere niente: niente terra, niente pensiero, niente scienza, niente uomo o lupo, niente fede e niente ateismo, niente bello o brutto, niente famiglia, niente parola, niente opinione, niente scelta, niente orientamento sessuale, niente tempo, niente vita e niente morte.

La democrazia senza niente non sarebbe il potere del popolo, la democrazia senza niente sarebbe la negazione del popolo. Ha scelto la maggioranza! Quale maggioranza se non c’è niente, chi ha votato cosa?

Ci sarebbe comunque qualcuno che vorrebbe fare il capo: dovendo scegliere tra padronanza e servitù preferirebbe rendersi schiavo di sé stesso e comandarsi.

Cercherebbe altri schiavi, inventerebbe paure, ci direbbe di odiare, di lottare, ma non saprebbe come fare, perché non ci sarebbe niente da temere, detestare o combattere. Questo sarebbe il suo peccato originale: non riconoscere il nulla del niente, considerandosi tutto.

Così funzionano le cose, dunque?

Ci istruiscono su cosa fare, come comportarci, e ci insegnano persino a pentirci; noi che come esseri umani possiamo solo ambire al niente.

Siamo stanchi di generare e distruggere, lasciateci partire da niente e restare a niente, è meno faticoso. Non siamo un pianeta abitato da umanità, siamo un niente affollato da niente, e sia chiaro che uno non vale uno e nemmeno tutto: uno vale niente.

Nel mio salotto, tra i biscotti elitari e i pasticcini, voi non siete mai nati: con il tè e neppur con me, non siete, semplicemente non siete nati!

Il numero otto è finito, basta infinito, non c’è niente. Ora o mai, e pochi euro rotti, dispari o pari, non valgono più niente nelle tasche vuote, senza rose che vendete o soldi che pagate, o viole che sognate o colori che vedete.

Voi non siete mai nati. Nel mio tempio invisibile non esistete, siete astratti, a tratti troppo scuri e poco chiari o viceversa. Accerchiate l’uomo nero! Quale uomo e cos’è il nero? Non c’è niente da chiudere in un cerchio. Che siate neri o bianchi, cinesi ammalati o italiani contagiati, giovani privi di strazio o vecchi moralisti, puri e duri oppure distratti, entusiasti prudenti o stoici impazienti, figli miei, della Patria o del Papa non siete mai nati.

Ora, tutti a nanna, andate tutti a letto, anzi…

Andate a fare il letto.

Angelo Orazio Pregoni