Benvenuto su Satisfiction   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Satisfiction

Parole bollenti. Passato, futuro e potenza della letteratura. Convegno di Acqui Terme II

Home / Rubriche / Bar Bianciardi. Appunti di filosofia immorale / Parole bollenti. Passato, futuro e potenza della letteratura. Convegno di Acqui Terme II

L’Intervento di Mario Morbelli continua con un’intervista a Matteo Colombo.

#

Come si svolge la traduzione di un romanzo? Ci sono delle fasi particolari?

Tecnicamente un editore ti propone un libro pensando che il tuo modo di tradurre sia nelle corde di quell’autore e di quel testo.

Spesso non sempre ma auspicabilmente si effettua una prova di traduzione per vedere su numero ristretto di pagine due o tre pagine se effettivamente la persona è adatta per quella per quella voce.

Poi comincio il lavoro del traduttore da solo, lì esistono tanti approcci e tecniche di traduzione quanti traduttori.

È un Metodo totalmente personale, per cui posso parlare soltanto a titolo personale, per esempio, per quanto riguarda la lettura del testo prima di tradurlo stupirà saperlo ma non tutti i traduttori la fanno.

Un po’ perché ti serve a mantenere fresco e piacevole il lavoro a mano a mano che lo fai un po’ perché la lettura del traduttore è talmente approfondita, ripetuta e millimetrica che non è strettamente necessario avere un un’idea complessiva del testo all’inizio.

Certo serve al traduttore per sapere se ha voglia di cimentarsi con quel testo passarci dei mesi della sua vita eh e poi si va in genere si va per stesure e lì varia tantissimo da traduttore a traduttore.

C’è chi fa una prima stesura abbastanza veloce e approssimativa e poi ripassa sul testo alcune volte con diversi gradi di attenzione e, come dire, diversa distanza dal testo ma io sono in genere un traduttore da due stesure.

Ne faccio una prima sulla quale mi impegno moltissimo e cerco di ottenere un testo che dal mio punto di vista sia già praticamente pronto per la stampa.

Poi lo rivedo e che da lì in poi, fino al momento delle bozze quando il testo ti viene restituito dall’editore per le ultime correzioni, non lo tocco più.

Ogni volta che ci avviciniamo ad una nuova traduzione c’è un periodo di riscaldamento di durata variabile dalle decine alle centinaia di pagine durante le quali fai molta fatica e dopo le quali, però, scatta qualcosa che ancora adesso dopo tutti questi anni non sono stato in grado di spiegarmi.

In qualche modo è come se tu avessi integrato la scrittura del dell’autore e da lì in poi le soluzioni di traduzione ti vengono con una naturalezza che prima non hai avuto ed è quasi come se trascriversi direttamente una dettatura.

In qualche modo è sempre un momento molto piacevole e anche difficile da spiegare in termini razionali e questo fa parte della componente creativa del lavoro.

Poi la distanza dal testo è una delle cose più preziose che ci sono per il traduttore perché la lettura del traduttore è verticale, ti immergi come un palombaro nel testo e vai a controllare tutti gli ingranaggi della frase del paragrafo per essere certo di farli funzionare anche nelle lingue d’arrivo.

Ma è una visuale talmente ravvicinata che ti fa a volte perdere il senso del testo nel suo insieme.

Quindi se tu arrivi alla fine di un libro che hai tradotto con una certa velocità quando tornerai sulle prime pagine di colpo sarà come guardarle con occhi completamente nuovi.

Ti risulterà molto facile risolvere nodi di traduzione che invece, nel momento in cui hai affrontati per la prima volta, ti hanno steso o ti hanno bloccato completamente”.

Hai tradotto Salinger nella nuova versione del giovane Holden qual è stato il momento più importante per te in questo lavoro?

È un lavoro che ho fatto quasi 10 anni fa e oggi per me spicca tutto ciò che ha provocato nella mia vita e tutto ciò che è venuto dopo.

Ancora oggi a distanza di quasi 10 anni incontro regolarmente molti studenti nelle scuole per parlare della traduzione di questo libro, un lascito molto importante che non avevo mai avuto per nessun altro testo tradotto né non ho mai avuto successivamente.

Per cui è stata comunque un’esperienza di traduzione in sé atipica per la grande attenzione avuta da quel titolo e al fatto che veniva nuovamente tradotto dopo sessant’anni con una prima traduzione gloriosa, molto inventiva, molto caratterizzata e amata.

Più 10 anni fa, la nuova traduzione dei classici non era ancora diventata una sanissima prassi come lo è oggi per cui, insomma, spiccava ancora quella originale.

Tra l’altro era un titolo proprio simbolico di Einaudi quindi per me è più facile ricordare il contorno del lavoro.

Però probabilmente il momento più memorabile è stato quando in casa editrice è stata organizzata una riunione in mia presenza alla presenza di buona parte degli editor e del direttore della casa editrice tutti seduti intorno a un tavolo nella famosa sala di Calvino.

Avevano praticamente tutti letto la mia versione che non era ancora finita però era in una fase abbastanza avanzata ed era stata apprezzata da tutti.

Non c’erano critiche e questa cosa mi diede un sollievo incredibile perché fino a quel momento avevo lavorato come in una bolla, senza pormi il problema della pressione legata al ritradurre un titolo così amato.

A fine lavoro cominciavo a rendermene conto e sapere di avere più o meno tutte le persone della casa editrice dalla mia parte mi fece sentire molto tutelato e anche capire che avevo fatto un buon lavoro”.

Morbelli conclude con la canzone “Scusa Luigi” dedicata a Luigi Tenco disponibile al seguente link https://www.youtube.com/watch?v=h_yjekuafzQ .

#

3) Intervento e conclusione di Carlo Tortarolo

ACQUA BOLLENTE

Ci sono infiniti modi di trattare il tema di questa sera.

Vent’anni fa avrei iniziato così.

Avrei preso la definizione di De Sanctis per il quale la letteratura è l’insieme delle opere variamente fondate sui valori della parola e affidate alla scrittura, pertinenti a una cultura o civiltà, a un’epoca o a un genere.

E da qui magari passando da Croce avrei fatto partire un’analisi estetica della creazione dell’opera letteraria che avrebbe annoiato i più senza lasciare molto agli altri.

Invece la letteratura può essere molto di più, può essere insieme finzione e verità.

Con la letteratura possiamo immaginare nuovi mondi, costruire il futuro, immaginare civiltà future, progettarle e vederle realizzate.

La nostra stessa idea di progresso è influenzata dalla letteratura se pensiamo alla fantascienza.

La letteratura è una forza creatrice delle più potenti e complesse che abbiamo.

Forse anche più della musica che però ha il vantaggio di non aver bisogno della volontà per essere ascoltata.

Volontà che serve per aprire il libro e leggerlo.

La letteratura però può anche farci ascoltare la musica.

Se scrivo che Marco e Chiara stavano ascoltando Yesterday dei Beatles chi legge potrà sentire la canzone nella sua mente. Questo è una prova del potere della letteratura.

E la letteratura è anche musica. La cadenza delle sillabe quando rispettano il ritmo musicale rende il discorso perfetto.

La scrittura con le sue combinazioni ha la capacità di farci sentire la forza della realtà quando le parole da sole non basterebbero a spiegarla.

Penso a Celine e alla forza con la quale descriveva la violenza della guerra e del male che si impossessa degli uomini, come se fosse l’unica soluzione possibile.

Ma la letteratura è anche di più, è conquistare il Logos.

È sedurre l’infinito e portarlo di casa in casa. Questo è un grande potere.

Letteratura e potere

Dove non c’era niente lo scrittore inizia a mettere le sue parole e tutto prende vita.

Se l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di DIO è nello scrivere che questa somiglianza si nota di più.

Infatti, anche la persona più importante del mondo, se entra nel libro dello scrittore, è obbligata a sottostare ai suoi comandi e a compiere qualunque azione lo scrittore desideri.

Lo scrittore inventa NUOVI MONDI, nuovi universi, nuovi futuri e nuove possibilità e può frustare il mondo in cui vive al riparo del nuovo mondo che ha costruito.

Infatti, nonostante ci siano cause di diffamazione nel caso di racconti che siano ripresi da storie reali, c’è una grande libertà di azione.

Un personaggio può anche sembrare offensivo ma bisogna tener conto che nel libro il personaggio potrebbe compiere mille azioni compreso uccidere qualcuno e non per questo il suo autore può essere imputabile di omicidio.

La letteratura è un POTERE ASSOLUTO.

La verità è che manca il Coraggio, le parole sono state intrappolate dalla paura.

Le parole servono a tutti, la Paura a pochi.

Un amico mi diceva che è meglio avere mille nemici deboli che tre potenti.

Ma la letteratura se vuole toccare il suo tempo non deve avere paura neanche dei potenti.

E per toccare deve portare a fare una riflessione.

Per questo motivo si dice che la letteratura buona non lasci il segno ma il livido. Longanesi era uno scrittore che lo lasciava spesso.

Longanesi

E non bisogna mai avere paura di scrivere. Nella locandina vedete Longanesi, Moravia e Pietro Albonetti.

Nelle redazioni di Longanesi sono cresciuti personaggi tipo Alberto Moravia, Indro Montanelli, Dino Buzzati, Mario Pannunzio, Vitaliano Brancati, Guido Piovene.

Longanesi è stato un demiurgo della letteratura che è riuscito a fare giornalismo libero anche durante il fascismo.

Omnibus, uno dei suoi rotocalchi, venne chiuso per un articolo irriverente di Alberto Savinio intitolato “il sorbetto di Leopardi” dove l’autore insinuava che Leopardi fosse morto di dissenteria dopo essersi nutrito di «gelati, sorbetti, mantecati, spumoni, cassate e cremolati».

A quel tempo Toccare un vate dell’Italia come Leopardi era scandaloso e rischioso.

Dopo la chiusura, Alfieri il ministro del Minculpop venne ringraziato dal Podestà di Napoli Giovanni Orgera che esprimeva “il ringraziamento della città per il vostro energico rapido salutare provvedimento”.

Per fare letteratura ci vuole coraggio non Sottomissione.

La sottomissione

Se la letteratura si sottomette, quell’atto divino, in grado di annichilire mondi, di fare esplodere galassie e collassare l’essenza stessa della materia, si piega di fronte al potere invece di stroncarlo con la sua forza demiurgica e mostrarne le debolezze.

Questo è grave perché se sottomettiamo la nostra arte ai desideri di questo mondo è come se sottraessimo a questo mondo le forze e le capacità di guarire e rigenerarsi per creare un futuro migliore.

Pensiamo ad Aldous Huxley nel suo mondo nuovo, lui aveva sognato ed anticipato un mondo, per certi versi simile al nostro, di grande benessere e di grandi possibilità.

Ma pensiamo a Boccaccio, Dante e all’Umanesimo che hanno creato i presupposti del Rinascimento.

Perché scrivere è un atto divino.

Dio creò la luce e la luce fu, così come creò l’uomo impastando polvere e saliva.

Tutto questo lo sappiamo perché è scritto in un libro.

Nei libri è stato detto che DIO È MORTO.

E col tempo lo han fatto morire davvero a forza di libri morti, con scrittori finti o finiti.

Perché se la scrittura è un atto divino, senza scrittori neppure Dio può più sfogarsi.

Ma se la letteratura è un atto libero, un atto divino, un atto vitale non può fermarsi e sottomettersi perché avrà sempre qualcosa da dire.

Qualcosa da scrivere e qualcosa da dire 

Ci sembra abbastanza normale pensare prima di parlare, si dovrebbe farlo anche prima di scrivere. 

Diventa così importante oggi aver qualcosa da scrivere che non conta aver qualcosa da dire.

E a parte gli esercizi di stile ormai sembra che si scriva per dimenticare di non aver più niente da dire.

So che qui, tra gli invitati, dopo una vita intera vissuta, tutti avrete sicuramente qualcosa da dire.

Una protesta nei confronti di tutto, un urlo, un pensiero o anche una multa ingiusta che uno voleva impugnare e poi per mancanza di tempo ha lasciato perdere.

È semplice.

Gino

Ci inventiamo un personaggio lo chiamiamo semplicemente Gino, gli diamo la multa in mano e ci penserà lui a impugnarla con mille motivazioni, divertenti o assurde, compresa la fretta dovuta alla fila nel bagno di casa al mattino.

Perché tutti noi nella nostra vita abbiamo avuto esperienze e sopraffazioni di ogni tipo.

Ci vogliamo vendicare di qualcosa? Vogliamo protestare contro la società, contro il governo o contro il mondo che non va? Scriviamo un racconto.

Magari dopo un po’ qualcuno si accorge di saper gestire qualcosa di più del raccontino e di riuscire a fondere e trasmettere intuizione e sentimento.

A partire da Gennaio, con la rivista SATISFICTION se a qualcuno interessa partirà un corso proprio per imparare a scrivere peggio nel senso di arrivare a cogliere l’interesse del lettore nella maniera più diretta anche a costo di accantonare il politically correct per essere liberi di scrivere.

Liberi di scrivere

Perché la letteratura è il modo più libero di trasmettere un pensiero per questo deve rimanere sempre libera.

E la libertà è sempre contro ogni forma di potere, anche contro il proprio.

Mi ricordo quando Montanelli rifiutò di diventare senatore a vita perché non voleva perdere la libertà di criticare chi lo proponeva per la carica.

Aveva capito che il tuo stesso potere può metterti in condizione di perdere la libertà.

E anche noi, se non ci ribelliamo al nostro potere, ne diventiamo schiavi.

Per cui in questi ultimi giorni dell’anno vi faccio i miei auguri di un buon 2023 con il consiglio che se avete qualcosa da dire e da far sentire non tenetevela dentro, Scrivete!

Scrivendo potete ispirare cambiamenti e arricchire il mondo di un punto di vista, il Vostro.

Ma iniziamo a scrivere per riconquistare un modo di pensare autonomo e libero, per riprendere possesso di una GRAMMATICA PERSONALE.

Per decidere da soli CHE PAROLE USARE e il loro valore.

Rompere la bolla 

Per rompere la bolla dove viviamo e riappropriarci del mondo ho portato un regalo, un pensiero.

È una spilletta che raffigura un ago con intorno due cerchi che simboleggia che la bolla nella quale viviamo si può rompere e far scoppiare da dentro.

Ma può raffigurare anche l’ago di una bussola che in questo caso ci ricorda che dobbiamo sempre avere una direzione.

E la migliore direzione non è quella che ci danno gli altri ma quella che scegliamo e decidiamo di seguire noi.

Così, scrivendo ed educando, riconquistiamo il nostro pensiero e miglioriamo il mondo.

Con la letteratura possiamo migliorare il mondo e noi stessi. E questa è l’unica rivoluzione utile.

Adorno diceva che la rivoluzione si può fare solo in letteratura e che in politica è un’illusione.

Aristotele era d’accordo, anzi diceva che <<le persone oneste e intelligenti difficilmente fanno una rivoluzione, perché sono sempre in minoranza>>.

E allora noi lottiamo per esserlo sempre di meno. Grazie a tutti.

Carlo Tortarolo

Click to listen highlighted text!