“Trasformate il problema in opportunità, siate creativi”. Intervista ad Alessio Musella

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Alessio Musella

Exit Urban Magazine è un mensile, un progetto editoriale innovativo e sostenibile con uno stile pop, colori accesi e una linea grafica che caratterizzano ogni edizione. Exit Urban Magazine si contraddistingue per l’originalità del suo formato d’ispirazione vintage è un richiamo alle copertine degli LP; nasce da un idea dell’editore Alessio Musella con il supporto dell’art director Nerina Fernandez, dedicato al mondo dell’arte, della fotografia e della musica. Una comunicazione efficace, contemporanea che mantiene la struttura dei post, delle finestre e dei social. Exit Urban Magazine da scaricare e condividere, da collezionare nella versione stampata è il giornale d’arte che non c’era.

Paola Fiorido

 

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Di seguito l’intervista ad Alessio Musella

Qual è il percorso che ti ha portato al mondo dell’editoria?

Professionalmente sono nato agli inizi degli anni ’90 come interior designer; per sette anni sono stato in Arabia Saudita, viaggiando tra Stati Uniti ed Europa. Dopo anni di progettazione mi sono dovuto avvicinare al mondo della comunicazione e del marketing, perché molte aziende che mi richiedevano di entrare nei vari mercati esteri, non avevano chiaro cosa significasse analisi del territorio, strategia, diversificazione dell’informazione etc., e quindi ho deciso di occuparmene io in prima persona.

Oggi sono un consulente di comunicazione e marketing strategico, e considerando che in diverse occasioni mi sono trovato a dialogare con l’editoria, scrivendo per alcune testate o decidendo quali fossero meglio utilizzare per i diversi brand o artisti per i quali ho lavorato e lavoro, ho notato che mancava, specialmente nel settore dell’arte, un magazine che fosse veloce da leggere, chiaro e di semplice comprensione.

Come nasce Exit Urban Magazine?

Ricollegandomi alla risposta precedente, Exit Urban Magazine nasce dall’esigenza di comunicare con un più vasto e “popolare” pubblico, parlando di Musica, Fotografia e Arte, tre universi, che da sempre fanno parte del nostro quotidiano, ma che spesso, a mio avviso, non utilizzano il giusto codice comunicativo per avvicinare le persone e spiegare loro, in parole semplici, cosa esiste dietro a una facciata.

Un’immagine decisamente pop, dai colori sempre accesi e il formato ricorda il vecchio 33 giri. Queste scelte sono state condivise con l’art director del magazine, la designer internazionale italo-argentina Nerina Fernandez, che non a caso arriva dal mondo della musica.

Mensile cartaceo, ma tutti i numeri sono scaricabili da www.exiturbanmagazine.it. Solo quattro pagine, i testi sono brevi e “istituzionali”, non raccontiamo il momento, ma la persona, in modo che ogni numero possa essere letto con interesse anche dopo mesi dall’uscita.

Chi sono i lettori di Exit Urban Magazine?

Tutti! Fortunatamente i collaboratori esterni della rivista sono esperti e appassionati del settore del quale scrivono o raccontano aneddoti, e si sono mostrati da subito entusiasti, quando ho richiesto cortesemente loro di scrivere in poche battute, come se parlassero a un bambino di sei anni, come da sempre mi ha insegnato mio padre, il che non significa sottovalutare chi hai di fronte, ma avere la certezza che comprenda.

Quali sono i tuoi obiettivi?

Nei prossimi mesi Exit Urban Magazine verrà tradotto anche in inglese, e questo vale anche con i numeri già usciti, questo perché è stato espressamente richiesto dagli Stati Uniti, San Francisco e New York, e dal Giappone, Osaka e Tokyo.

In questo momento di forte crisi nell’ambito editoriale, cos’è che ti spinge a perseguire su questa direzione?

Niente sostituirà mai la carta, il piacere di collezionare, archiviare, sfogliare, sorprendersi nel ritrovare in un cassetto un ricordo da tornare a leggere.

Unito a questo, grazie alle scelte grafiche che abbiamo portato avanti, in molti ci hanno richiesto di poter collezionare le nostre cover, e questo lo puoi fare, solo ricevendo il numero cartaceo.

Una canzone che ti rappresenta e perché.

Honesty di Billy Joel, perché non lo sono sempre stato nella mia vita con me stesso, non mi vergogno a dirlo e ammetterlo, ma oggi ho finalmente compreso il reale valore di questo termine.

Un aneddoto che hai vissuto con un artista e che hai piacere di condividere.

Incontrai quattro anni fa l’artista Adele Ceraudo, la sua arte da subito mi ha toccato. All’epoca avevo creato il mio primo magazine Life Style Free Magazine, e nel primo numero le dedicai una pagina, non la conoscevo personalmente, e volli portarle una copia. In quell’occasione mi recai nel suo atelier, e lei non si fece trovare, le lasciai una copia del magazine in casella e la ricontattai. Non le piacque la rivista e me lo disse in modo diretto e non cordialissimo, non potevo darle torto, il primo numero era davvero agghiacciante, ma mi è sempre stato insegnato, prima fai e poi correggi in corsa, altrimenti non inizierai mai.

Beh, a distanza di due anni mi ha scelto come suo responsabile comunicazione per tutto il 2019, anno in cui abbiamo portato a termine e pianificato progetti nazionali e internazionali decisamente importanti. E pensare che quella volta lei era presente in atelier, me lo confessò dopo, ma decise di non aprirmi. Artisti? Strana gente.

Un tuo consiglio alle persone che lavorano da casa in smart working.

Trasformate il problema in opportunità, siate creativi, e imparate a non dare più niente per scontato, in primis chi vi sta a fianco.

C’è una persona che senti di ringraziare?

Sono molte, anche chi si è comportato male con me alla fine mi ha insegnato qualcosa, ma per esserci sempre stati, anche quando ho avuto momenti difficili, la mia famiglia.

 

Intervista a cura di Paola Fiorido

(L’intervista è stata realizzata telematicamente)