Anteprima. Gianni Clerici. 2084. La dittatura delle donne

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Un romanzo distopico questo 2084. La dittatura delle donne di Gianni Clerici – da oggi 5 giugno nelle librerie con Baldini+Castoldi – che vede protagonista una “Dittatura della Democrazia” dove i rapporti umani sono regolati da un’apposita “Struttura di controllo”, dove esistono le caste e la libertà di frequentazione tra le persone è mediata da rigide regole che rispondono al superiore interesse pubblico.

Siamo nel 2084 e dopo una nuova guerra mondiale, l’umanità o meglio ciò che della stessa è potuta sopravvivere, appare regredita a una specie di “medioevo bucolico” dove robot e supercomputer dettano le regole che assicurano sopravvivenza alla “Dittatura democratica”. Tutto quanto esula dal controllo del nuovo regime non è ben visto, è anzi del tutto proibito.

In questo scenario distorto essere artifici del proprio destino appare impossibile e i rapporti di coppia tra donne e uomini in particolare non sono autorizzati. Il potere è solo delle donne, amazzoni in chiave moderna, e i vires – gli uomini – non hanno altro compito se non quello di essere esecutori dei lavori più umili, in attesa di essere soppiantati completamente da nuovi robot. Eppure succede qualcosa che ha a che fare con l’eros, l’amore, l’imprevedibilità degli accadimenti umani, acerrimi nemici dell’impostazione rigida e senza slanci del sistema imposto, che si inseriscono a tradimento tra le falle di una macchina super controllata. Una nuova vita infatti arriverà a scombinare i piani dimostrando così l’inevitabilità del cambiamento.

Un romanzo, questo di Gianni Clerici che presenta echi di orwelliana memoria e tratta temi scottanti e attualissimi in primis il controllo sociale. Con una scrittura disincantata l’autore porta il lettore a riflettere profondamente sul presente e la crisi dell’uomo contemporaneo. 

Silvia Castellani

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Di seguito un estratto in esclusiva tratto dal romanzo 2084. La dittatura delle donne.

La Dittatura Democratica

La giornata di Livia e Evonne si svolse secondo l’abituale routine. La madre svolse le sue quotidiane ore di giardinaggio, poi risalì a occuparsi dei dipinti, e perfezionò quelli che Evonne chiamò, con gentile ironia, i baffi del gattino.

La figlia svolse intanto i suoi compiti, sinché, puntualissime, alle sei del pomeriggio assistettero insieme alla sintesi televisiva dei lavori parlamentari della giornata.

Una sintesi tenuta regolarmente in Omnilandese, la lingua mondiale che aveva sostituito quelli che alcuni chiamavano ancora linguaggi, mentre erano ufficialmente retrocessi a dialetti.

Mezzi di comunicazione verbali, i dialetti, inesistenti nei rapporti internazionali, gerghi che servivano per le attività più basse della scala gerarchica, i lavori complementari alla muscolarità, tipici dei Vires, lavori che andavano scomparendo via via che si perfezionavano le ultimissime categorie di robot.

Fu alla fine del Telegiornale Parlamentare che Evonne si rivolse alla madre per dirle: «Non ti sembra noioso che una come me, estranea a studi di politica e amministrazione, sia in pratica costretta a seguire ogni giorno, o quasi, i lavori del Parlamento Globale? E tra l’altro, a te, impegnata a perfezionare i baffi del gatto, cosa può servire la decisione sulla quale tutte si battono da una settimana, stabilire una nuova circoscrizione spaziale su Marte, oppure limitarsi a quella vecchia sulla luna?»

Livia rifletté prima di rispondere: «Vedi Evonne, quel che dici tu può esser vero per due persone privilegiate, come noi. Due persone delle quali una si può permettere l’attività elitaria della pittura, ed essere quindi rubricata all’interno della Casta degli Artisti. E l’altra, che sei tu, destinata all’Insegnamento, sia che ti sposi o no, che abbia figli o no, anche a seconda delle necessità demografiche.»

«Mamma, parlavamo dell’obbligo di assistere alla sintesi dei lavori del Parlamento Globale.»

«Hai ragione. Quel che vorrei dirti è che a te sembra addirittura ovvio che esista un Parlamento Globale, che riunisce le élite, insomma le persone più efficienti, quelle che son state capaci di dare un nuovo impulso al pianeta, addirittura di salvarlo, dopo che la sciagurata Guerra Mondiale del 2035 stava per farlo esplodere.»

«Ma perché mai deve essere obbligatorio che l’ascoltiamo? Intanto, anche se non fossimo d’accordo, non saremmo in grado di opporci.»

«Ci mancherebbe, che fossimo in grado di opporci. Ma l’hai studiato, sul libro di Storia, cos’era accaduto quando, nel Nuovo Medio Evo, com’è giustamente chiamato il Ventesimo Secolo, si era sviluppata la cosiddetta democrazia?»

«L’ho letto.»

«E hai capito che allora l’elezione non avveniva come adesso per una scelta robotica di qualità meritocratiche, ma addirittura grazie alle proprietà più basse, le promesse non mantenute, le raccomandazioni, la rappresentanza di categorie spesso addirittura criminali, le cosiddette mafie, vietate dai codici dei Tribunali, ma potentissime nei Parlamenti. L’hai capito questo, almeno?»

«Ho capito, ho capito che la nostra Dittatura Democratica è un sistema migliore. Ma quello che non capisco è che esista un controllo sulla facoltà di guardare la sintesi dell’azione positiva del governo.»

«Quello che affermi si chiama paradosso», affermò Livia. «Dall’antico greco para e doxos

«Sarà pure un paradosso. Lo so anch’io che non è strettamente obbligatorio seguire ogni giorno quella che è certo un’attività beneficente nei nostri riguardi di cittadine. E tuttavia, se non accendessimo la televisione per un anno intero, i Controllori si preoccuperebbero per noi, e, se non punite, verremmo quantomeno inviate ai corsi di aggiornamento in cui confluiscono i cittadini ritardati, insomma quelli mentalmente instabili. Ma questo mi ricorda un fenomeno che ho trovato nei libri di Storia…»

«E sarebbe?»

«Quando ancora esisteva presso i cosiddetti musulmani la preghiera serale, l’incaricato religioso, tale muezzin, chiamava tutti i fedeli a parteciparvi. Gran parte dei musulmani, convinti che Maometto fosse non solo Dio, ma addirittura l’unico Dio, uscivano a fare atto di sottomissione e di fede. Ma chi non prendeva parte a tutto questo carnevale diventava sospetto, e da sospetto interrogato e arrestato, e infine torturato e lapidato.»

«È probabilmente vero. E non vedi da te che, per nostra fortuna, il governo delle Amazzoni rappresenta un enorme progresso, anzi, l’unico possibile?»

«Sarà così, mamma. Ma io continuo a non interessarmi per niente di politica economica. Mi rendo conto benissimo che l’Élite delle Ottimate prende le migliori decisioni possibili. Ma, se sono sicura di questo, perché devo ascoltare?»

Livia scosse la testa, e annunciò: «Preferisco migliorare i baffi del gatto».

© 2020 by Gianni Clerici /Agenzia Santachiara 

© 2020 Baldini+Castoldi s.r.l. – Milano