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Breve favola con morale criptata

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Se il tempo fosse un numero sarebbe una data.

Ma nessuna data può essere tempo. Magari vorrebbe! E sarebbe disposta a confessare qualsiasi cosa, persino di averci visto nascere. Le date sono precise, è vero, ma sono deboli… E quando la loro testimonianza non combaciasse con la tua, allora cambia data. Parla con molte date, prima o poi una ti farà sentire: giovane, saggia, esperta.

Se poi percepissi il tempo come un lampione a cui appoggiarti nelle vicende ubriache, sfrutta la luce per guardare più in là.”

Questo era l’unico insegnamento che Bianca aveva voluto condividere con sua sorella Carolina, ben prima di pattinare sul ghiaccio, di indossare scarpette rosse o di ingozzarsi delle pareti di cioccolato stantio di una casa appartenuta a una strega. E Carolina si era stranamente fidata. Cosa rara per lei: abituata a contarsi le dita dopo aver stretto la mano di chiunque.

Da parte sua Carolina aveva un motto: “Se vuoi soldi e amore, ti accontenterai dei primi!”, ma nelle sue aspettative di felicità, nonostante tutto, prevedeva (e pretendeva) entrambi.

Un giorno andarono insieme, Bianca e Carolina, a visitare un Gran Canyon in qualche posto. Fermata la decapottabile davanti allo scenario mozzafiato, ebbero un dubbio: accelerare e gettarsi giù dalla fenditura lunga e profonda del terreno, o chiedersi reciprocamente un favore.

Scelsero la seconda possibilità.

Toccò a Bianca parlare e disse:

Vorrei che tu mi regalassi il tuo sorriso spensierato, subito o almeno prima del prossimo Star War!”

Bene!” rispose Carolina, “In cambio ti chiederò di lavorare anche per me!”

Ma come! Credevo fossimo sorelle…” si meravigliò Bianca.

Preferisco la dicitura ‘socie’. Abbiamo un accordo: tu lavorerai per me e avrai un sorriso lieto e beato per sempre!”

Appena le due si strinsero la mano per sancire l’accordo, Bianca iniziò a sorridere sventatamente, tranquilla e incauta mentre Carolina si contava le dita della destra pensando ai giorni di ferie…

Un giro di chiave, sorriso, motore acceso, sorriso, piede, sorriso, acceleratore, sorriso, burrone, sorriso.

Mi sento allegra e leggera!” gridò Bianca prima di abbassare il piede destro sul pedale.

Uno, due, tre, quattro, cinque. Ci sono tutte!” esclamò Carolina prima di alzare lo sguardo sul tramonto.

Fine della storia.

P.S.

Per chi si fosse preoccupato per la sorte di Bianca e Carolina, aggiungiamo due parole:

sopravvissero allo schianto, non per fortuna e nemmeno a causa di un doveroso “lieto fine”.

Ma semplicemente perché (leggendo bene) come avrebbero mai potuto pattinare sul ghiaccio, indossare scarpette rosse e mangiare case di cioccolato se fossero morte?

Dunque, cosa è successo?

Bisognerebbe chiedere all’infinito quello che non si capisce nel finito, o limitarsi alla meraviglia e allo stupore, oppure essere sufficientemente ignoranti da non accorgersi di quello che abbiamo ignorato, accontentandoci di essere arrivati in fondo.

Bisognerebbe sognare… ecco la morale.

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