Contro l’estinzione della civiltà del libro è necessaria l’etica e l’estetica punk degli Imperdonabili

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Massimiliano Nuzzolo

Se dovessi scrivere un Manifesto personale mi piacerebbe farlo alla maniera di Francois Villon, caro a me come a Brecht. L’inizio potrebbe suonare così: “Sarò per te il topo che ti ruba il grano e infesta il granaio, la carie per i tuoi denti, l’appeso alla tua finestra mosso senza posa dal vento, il buco nelle tue scarpe, il sugo sulla tua camicia nuova, il filo scucito del tuo divano buono… bla bla bla”, ma poiché è il tempo il mio oscuro nemico, scriverò poche righe augurandomi non solo siano sensate, ma pure incisive.

Per ragioni oggettive mi sono perso tutto ciò che di bello c’è stato. I movimenti, le avanguardie, i gruppi. Soffro terribilmente di non essere stato un esistenzialista, e nemmeno un dadaista. Ma purtroppo il mondo è crudele e con lui la vita. Crudele è tutto ciò che ci circonda, compresa la pubblicità, anche guardando ogni cosa con gli occhi meravigliati di un bambino.

Colgo quindi con piacere l’invito a unirmi al gruppo degli Imperdonabili, anche se è bene precisare (conosco il libro da cui proviene), che non amo il termine imperdonabile. Presuppone la necessità che qualcuno ti perdoni, e io ho sempre avuto e ho la coscienza pulita. Lavoro e vivo con un’etica spiccata e la mia opera è essa stessa un’estensione di questo modo di vivere e lavorare. Di conseguenza non mi interessa né chiedere che mi sia concesso, né di mettermi nella condizione di rifiutare il perdono.

Non sono “contro” nessuno. Anzi ci sono persone amiche, fratelli maggiori, dall’una e dall’altra parte di questa simbolica barricata. Certo qualcuno, giocando con il termine, è imperdonabile per davvero, ma non sono io la persona che giudicherà. Sarà il tempo e la coscienza di ciascuno e, perché no, il mercato stesso.

Non odio, né invidio, né getto discredito su anima viva; non è una mia abitudine.

Ma se ho aderito è perché temo sia necessario.

È necessario rompere con la “tradizione”, con l’uso e le consuetudini tanto in voga e oramai talmente evidenti da apparire stucchevoli e spesso collose.

Ho seguito occasionalmente le vicende che hanno generato questo “movimento”, il tempo è tiranno ve l’ho detto e per campare devo tenere in piedi una struttura che spesso vacilla, perché, è bene ricordarlo, usiamo le parole, ma sono i fatti a generare la sussistenza; so però di un’epurazione, per conoscenza diretta, e questo fa dolere il cuore.

Più che altro perché a mio avviso deve essere sempre garantito un pluralismo di visioni, cosa importante e necessaria allo sviluppo non solo culturale ma pure sociale di un paese.

Occorre aprire una discussione e un tavolo sul libro, sull’editoria e sul lavoro che ci sta intorno, perché qualche problema è evidente ci sia.

Ricordo la musica punk che si affacciò sulla scena allo stesso modo e pose la questione di fare dischi in un modo diverso; ed ebbe ragione. La musica non fu più la stessa.

Certo il sistema, in fin dei conti, non è cambiato, ma almeno si sono creati nuovi spazi e nuove interlocuzioni.

Ecco.

Ora non mi aspetto che gli Imperdonabili riescano a mettere in campo una forza tale da innovare e/o rivoluzionare il sistema in pochi momenti, non so nemmeno se lo vogliano realmente. No, per abitudine, mi aspetto defezioni, tradimenti, speculazioni, strumentalizzazioni. È nella natura umana.

Ma allo stesso tempo sono certo che dare vita a un coro, polifonico, sufficientemente accordato, virtuoso, e a un dialogo costruttivo, generare lavoro serio e rispetto, la creazione di nuovi spazi di pensiero, nuovi spazi concreti in cui operare, siano elementi fondamentali per arginare i fenomeni che si evidenziano con costanza nel nostro habitat lavorativo.

La spettacolarizzazione del libro, il sistema protetto che uccide il mercato come una sorta di maccartismo 3.0, l’appiattimento creativo e stilistico e molto altro sono fenomeni nocivi a tutti, che porteranno al collasso totale, che faranno male, lo fanno già, sia ai buoni che ai cattivi, ma pure a chi nemmeno si rende conto di ciò che gli accade intorno.

Quindi nessuna guerra, vi prego; noi lavoriamo per tutti contro l’estinzione.

Massimiliano Nuzzolo

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Massimiliano Nuzzolo (Venezia, 1971) è autore dei ro­manzi La verità dei topi, L’ultimo disco dei Cure, Fratture, L’agenzia del­la buona morte e della raccolta di racconti La felicità è facile. Appare su numerose antologie tra cui I nuovi sentimenti, edita da Marsilio, e il Nuovo Dizionario Af­fettivo della Lingua Italiana, pubblicato da Fandango. Ha curato per Mursia La musica è il mio radar. Per Jost Multimedia è produttore di video e dischi, tra cui L’e­sperienza segna dei Soluzione.