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Dna Chef. Intervista a Roberta Lepri

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In attesa dell’evento in Libreria a Parma ai Diari di bordo di Sabato 25 febbraio, questa settimana, per Le Tre Domande del Libraio, incontriamo Roberta Lepri.
Il romanzo  “Dna chef” di Roberta Lepri ha inaugurato, nel gennaio scorso, le pubblicazioni del 2023 della storica casa editrice indipendente Voland di Daniel Di Sora. Con diversi romanzi e una raccolta di racconti alle spalle, nel 2021 Roberta aveva pubblicato “Hai presente Liam Neeson?” sempre per la casa editrice romana.

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Roberta, una storia familiare con dinamiche particolari attraverso cui vai a raccontare anche i risvolti di una vicenda drammatica.  Prima di concentrarci sulla trama e i personaggi ci vuoi raccontare il tuo approdo alla Voland di Daniela e il lavoro che avete fatto, a partire da “Hai presente Liam Neeson? “, per riuscire ad ottenere questa voce, ormai riconoscibilissima?

A Voland sono arrivata per caso. Premetto che sono una loro lettrice dal 2002, li ho conosciuti per Igiene dell’assassino di Amélie Nothomb. E da lettrice, molti anni dopo, credo fosse il 2018, ho avuto modo di partecipare alla presentazione del romanzo di Marina Stepnova, Le donne di Lazàr, libro che ho adorato.  Daniela era presente e mi ha sentita dichiarare a un’amica l’ammirazione per la giovane scrittrice russa. Ci siamo presentate, le ho detto di essere una scrittrice e di aver pubblicato il mio ultimo romanzo con il mitico Marcello Baraghini, inventore di Stampa Alternativa e delle sue celebri MilleLire. Daniela Di Sora, che con Marcello aveva condiviso un’avventura editoriale tanti anni prima, si è incuriosita e ha voluto il libro in questione. Poi mi ha fatto sapere che avrebbe ricevuto con piacere un inedito. Nel 2020, Hai presente Liam Neeson? era pronto, mi sono ricordata della sua offerta e gliel’ho inviato. Era novembre, a gennaio 2021 mi ha comunicato che lo avrebbe pubblicato e a settembre dello stesso anno è uscito.
Per quanto riguarda il lavoro fatto sui due romanzi, lavorare con Voland è stata una benedizione. Premetto che avevo già pubblicato otto romanzi e una raccolta di racconti, con editori indipendenti e seri, e questo mi aveva procurato dei lettori che mi seguivano e continuavano a leggermi, per cui ritengo che la mia “voce” fosse riconoscibile. La cura per le parole e l’attenzione per me come autrice che ho trovato in Voland, però, non le avevo ancora mai incontrate. Questo mi ha spinto a volere da me stessa il massimo, che poi ritengo voglia dire cercare di esaltare le proprie inclinazioni. Io tendo alla semplicità, Voland mi ha portata a desiderare l’essenziale. Che è semplice solo in apparenza ma richiede un grande impegno, sul testo e sui concetti che lo sostengono.

Una genialità culinaria legata al proprio Dna all’interno di una storia potente. A partire dall’idea del titolo, e dettagliando tutti gli snodi narrativi, vogliamo raccontare la trama di Dna Chef e i suoi protagonisti ?

Cos’è davvero importante? Ognuno dei protagonisti a un certo punto della propria vita viene inchiodato da questo interrogativo, a cui non può sottrarsi.
Guido, lo chef quarantenne che ha dovuto subire vessazioni e sfruttamento per riuscire a coronare il sogno di una carriera al vertice, alla vigilia del primo lockdown, proprio mentre sta per arrivare l’agognata prima stella Michelin, non può sottrarsi dal tornare alle Tremiti, luogo da cui proviene la sua famiglia. Ama e odia quelle isole, che lo costringono a fare i conti con sentimenti che ha rifiutato e con una tranquillità d’animo che non conosce. E dovrà decidere chi essere, ancora prima del luogo fisico che desidera abitare.
Il padre, Bruno, ex operaio dell’Ilva malato per via dell’esposizione all’amianto, cerca di capire a chi o a che cosa dedicare gli ultimi mesi di vita che gli restano. È un uomo in apparenza sereno, amabile, che si strugge all’idea di recuperare il rapporto con quel suo figlio rabbioso e sfuggente.
E poi c’è il capostipite, Giovanni, un cuoco fiorentino che durante la Seconda Guerra mondiale si trova confinato come antifascista alle Tremiti. Anche lui non sa se sia più importante la politica, l’amore o la rabbia incontenibile che sente nei confronti dell’omosessuale Vittorio, colpevole si suoi occhi anche solo di esistere.
La vita a un certo punto impone a tutti loro di decidere e scegliere. Le conseguenze possono essere magnifiche o terribili.
Dna chef è un romanzo che parla molto di uomini, anche se poi è lo stesso Guido ad affermare “le donne, le donne, tutto nella famiglia é sempre stato mosso e deciso da loro.” I personaggi femminili, fidanzate, mogli, amanti, vedove, vecchie isolane, con i silenzi, le decisioni, gli scarti repentini, le attese interminabili, sono loro a far andare avanti la storia. A volte si tratta di movimenti impercettibili e di sola astuta resistenza, altre di memorabili colpi di testa, ma davvero sono loro a comandare.
E poi c’è un altro grande protagonista, che è il cibo. L’opulenza e la ricercatezza che ai nostri giorni impone a Guido la ricerca di ingredienti di prima qualità, talvolta esotici, contro la fame che ottanta anni prima costringeva suo nonno Giovanni alla ricerca spasmodica di qualcosa da mettere sotto i denti.
In maniera sorprendente, le due situazioni opposte portano in un caso allo stesso risultato. Potrebbe trattarsi di Dna chef, questa ricetta di cui da sempre si favoleggia in famiglia e che Guido realizza. O forse solo di una magnifica coincidenza. Questo deve scoprirlo il lettore.

Guido Nocentini, il protagonista è uno chef pugliese, che dopo la morte del padre, per eseguirne le ultime volontà, torna a San Domino e, dopo pochi giorni dal suo arrivo, una pandemia mondiale induce il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a imporre le zone rosse in tutto il paese e dare inizio al primo lockdown. Le isole Tremiti, con la loro bellezza aspra e selvaggia, diventano non solo lo scenario di questa narrazione ma le protagoniste inconsapevoli. Sei nata a Città di Castello e vivi in Toscana, precisamente in Maremma, ci vuoi raccontare nel dettaglio il tuo legame con quest’area geografica?

Appartengo a ogni luogo che abbia lasciato dentro di me una traccia. Nel caso delle splendide isole pugliesi, sono state la mia ultima vacanza prima del grande lockdown. Sono una subacquea esperta e le mie ferie sono sempre dedicate a questa attività sportiva. Nel settembre del 2019 ho trascorso una settimana alle Tremiti, ma purtroppo per metà della vacanza non mi sono immersa per un problema all’orecchio. Ho trascorso così le giornate visitando San Domino e San Nicola, rimanendo molto colpita dalla loro storia, oltre che dalla bellezza dei luoghi. Nel periodo trascorso a casa per via della pandemia, ho avuto modo di ripensare spesso a quei momenti. Erano i giorni dell’incertezza e della paura, nessuno sapeva quando – e se – saremmo tornati ad avere una vita di relazione e a viaggiare. Diciamo che avevo bisogno di un pensiero felice, per cui sono tornata a quell’incanto e ne ho fatto racconto: un esercizio di amore e speranza.

Buona Lettura di Dna Chef di Roberta Lepri.


Antonello Saiz

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