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Francesca Del Moro. Ex madre

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Leggo Ex madre, ultima raccolta in ordine di tempo di Francesca Del Moro, e ne interpreto il tema (che è anche il contenuto) come una laica deposizione.

Il tema centrale, unico, del volume, è la morte del figlio. Ed è la madre a offrirlo in olocausto, inerme lo ex-pone, nella sua nudità, agli occhi del mondo. È così che possiamo interpretare quindi il titolo.

Siamo davanti a una delle “Pietà” di cui abbiamo stampata l’immagine nella carne.

Una Pietà da leggere sì al diritto, ma anche nel suo rovescio.

Nel lavoro della Del Moro è infatti il figlio che, morendo, offre, affida al mondo la madre.

Una figura che non è più sua, ma che assume le forme di una maternità amplificata, elevata fino a essere identificabile con un simbolo universale. Ossia con quella di un Cristo che, scegliendo la croce, inchioda la madre al proprio destino. A quello “Stabat mater” sotto la croce. Questa è l’immagine, di una compostezza pietrificata, che ci viene offerta.

Ex madre, quindi. Ma anche ex vivo, essere cui è negata l’elaborazione del lutto, la scissione dalla carne. Perché, se esiste una reciproca indissolubilità nel legame madre-figlio, allora è proprio lì che possiamo leggere la Pietà al contrario.

Viene inoltre in mente l’immagine della “dormizione della Vergine” rappresentata da diversi artisti. La madre di Cristo è ritratta sul letto di morte, la sua “animula” ascende presso il Figlio, che l’accoglie tra le mani all’altezza del cuore.

Ci troviamo ancora a osservare una Pietà rovesciata.

Infatti è impossibile recidere il legame più forte che esiste in natura: dov’è l’uno (il figlio) è anche l’altra (la madre) e viceversa. Nelle rappresentazioni della “dormizione”, il figlio vivo è presso la madre così come la madre morta sta presso il figlio.

Il suo corpo è solo ingombro, materia difficile da curare, alimentare, costringere alla vita.

Il suo è un morire vivendo che la rende simbolo – quanto mai attuale – di tutto il tragico che è nell’essere donna, nel portare nella sua condizione il destino lacerante del sacrificio, ovvero il farsi sacro dell’offerta.

Tutto Ex madre è di una crudezza inaudita e di una semplicità disarmante.

Un concentrato di tragedia, che non è il caso in sé (tanti di uguale, smisurata inaccettabilità se ne possono enumerare da sempre). L’unicità sta nel dire e nel rappresentare: è l’arte che qui supera di gran lunga la realtà.

Dunque, tutti i casi hanno la loro narrazione, ma solo alcuni vanno oltre, solo alcuni riescono a imprimere una fissità e una lucidità impensabili, che non è accettazione, ma quasi distacco da quanto espongono.

È come si stesse toccando una materia incandescente tenendola a distanza per trasformarla in linguaggio. Questo si produce in Ex madre, testo dopo testo, da inizio a fine e viceversa.

Maria Benedetta Cerro

Recensione al libro Ex Madre di Francesca Del Moro, Arcipelago Itaca edizioni 2022, pagg. 122, € 14,00

Di seguito alcuni testi tratti dal libro

#

Ho stretto l’urna contro il ventre,

pesava pressappoco come allora.

Un figlio lo contieni sempre

e ogni minuto io contengo,

ogni minuto sento dentro

mio figlio che muore,

mio figlio che decide di morire.

*
Oggi l’occhio di stella

che mi guarda al mattino

quando esco di casa

era sparito.

Anche se non ci credo,

ho sentito il rimprovero

del cielo nero.

Ieri ho detto

che non lo perdono,

gli ho giurato odio

con la sfrontatezza

di una bestemmia.

È troppo grande

l’amore a volte,

l’amore è insopportabile.

*
Ora piango così,

con il sangue negli occhi,

con il naso che cola, la gola

scorticata dai singhiozzi.

Con la smorfia pietosa

di bambina picchiata,

di bambina

crudelmente punita.

Con il viso contorto

rivolto verso il cielo

a un dio che mi colpisce

più forte ogni secondo.

*
Guarda il vuoto.

Affronta il vuoto.

Sopravvivi

come un’incrostazione sul muro.

*
Da San Luca

Arrivati in cima,

staccarsi il male

dal petto.

Sentirsi sparire


nel vuoto che si apre.

Guardare il pezzo


di sé, così grande,

che cade.

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