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Francesca Mattei. Gli stessi occhi

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Il bello dell’editoria indipendente è che può permettersi di azzardare, sperimentare, proporre forme ibride di narrazione che si svincolano dai canoni classici. Mai come negli ultimi anni abbiamo felicemente assistito a un proliferare di raccolte che si divertono a mescolare generi e formati capaci di proporre al lettore qualcosa di fresco, inaspettato, frutto di un’apertura autoriale per nulla scontata.

Con la sua diciannovesima proposta della collana 42 Nodi curata da Michele Vaccari, l’editore Zona 42 ci propone una nuova immersione all’interno di una storia che rifugge il genere e lo fa attraverso la penna di una delle più talentuose autrici contemporanee.

Francesca Mattei non è nuova al mondo del racconto, numerose sono le testate on line che hanno dato spazio alle sue storie: Verde Rivista, l’Elzeviro, Clean Rivista, SPLIT, Voce del Verbo, Narrandom, Malgrado le Mosche senza contare la potentissima raccolta del 2021 edita da Pidgin editore, (Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa) a conferma di un’immaginazione priva di restrizioni, molto attenta ad esplorare meccaniche estremamente attuali: il rapporto con il proprio corpo, la dipendenza affettiva, la difficoltà a riconoscersi in certi contesti sociali, tutto filtrato attraverso un occhio profondamente sensibile che non si fa scrupolo di attingere al surrealismo più viscerale per mettere in scena le proprie inquietudini.

Edda ed Elliot vivono lontano dal caos della città, in una casa nel bosco, per guadagnarsi da vivere restaurano mobili e strumenti musicali, hanno una vita in apparenza normale, amici, passioni, non fosse che una mattina, al suo risveglio, Edda scopre che il suo ragazzo si è trasformato in un corvo.

Mi sono svegliata e lui se ne stava lì, a fianco a me come sempre, ma in un modo del tutto nuovo, con gli artigli affondati nel cuscino bianco. Non ho avuto dubbi su chi fosse, perché, nonostante le ali e il becco, gli occhi erano rimasti umani.”

Elliot sembra spaventato e disorientato quanto lei, la trasformazione è stata improvvisa, o forse è stata graduale e solo lei non se ne era accorta prima?

Abbandonando inizialmente ogni ricerca di una spiegazione scientifica e razionale, Edda decide di restare accanto al suo compagno, costruisce una casetta per gli uccelli e in seguito una voliera, trascorre le giornate stordendosi dentro una solitudine di musica, vino e fumo, lavorando il legno e inventando storie, in attesa che Elliot ritorni la persona di un tempo. Ecco quindi l’importanza della parola, dell’ascolto, della capacità di vedere e accettare appieno ciò che prima forse si era solo dato per scontato. Il nuovo legame tra Edda ed Elliot rimetterà in gioco ogni aspetto del loro rapporto, mostrando un’inedita forma di amore e convivenza che non passa dalla fisicità o dal dialogo ma attraverso una nuova forma di percezione comunicativa lontana dall’idealizzazione del rapporto canonico. Edda rivuole indietro “quello che c’era prima” anche a costo di ritagliarsi il proprio universo in una dimensione intima che li esuli da tutto il resto.

La parte più strana della mia distanza dalle persone non è tanto l’alienazione, né la mancanza di voci umane, quanto il fatto che queste non mi mancano per niente”.

Nonostante l’accostamento alla metamorfosi kafkiana risulti spontaneo, il romanzo breve della Mattei si discosta dalle atmosfere del classico, restando profondamente legata a un’attualità intrisa di solitudine e rimorsi.

C’è un senso di ostinazione in quel costante affannarsi e interrogarsi di Edda, un bisogno che attinge dalla necessità di ricongiungere quel legame primario anche a costo di accettare un compromesso impossibile.

La metamorfosi della carne, del corpo, del concetto di coppia, temi cari e ricorrenti nella poetica dell’autrice, in queste pagine ritornano per essere ampliati ed esplorati attraverso una vicenda introspettiva in cui luce e ombra sono parte di una stessa materia, il tutto raccontato con una lingua semplice, priva di affanni, profondamente nostalgica.

Ci sono giorni nei quali il corpo umano di Elliot mi manca più del solito. È come il dolore intenso di una scheggia di legno che si incastra sotto la pelle del polpastrello. All’inizio mi sembrava nuovo, ma poi ho capito che avevo già provato questo dolore. È stato quando l’inverno scorso, dopo mesi trascorsi a dormire e procrastinare, Elliot è andato via due giorni per fare visita a un amico. Speravamo che cambiare aria lo avrebbe aiutato a ritrovare un po’ di energia. Non è stata la distanza a farmi male, ma il suo ritorno.”

Gli stessi occhi è una matrioska di gabbie, fisiche e mentali, che si fa metafora di un bisogno attuale, la cui cura non deve necessariamente passare attraverso la comprensione: il cambiamento fa parte della natura umana, in qualsiasi momento, è inarrestabile, non sta a noi spiegarlo, forse solo accettarlo.

Stefano Bonazzi

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Gli stessi occhi

Francesca Mattei

Zona 42

9,90 euro — 96 pagine

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