Glezös. Zenga e i suoi fratelli. Milano, Inter e periferia anni Settanta

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Leggi il titolo e pensi: «Un libro sul calcio».

Lo chiudi un paio d’ore dopo e dici: «Ha ragione quel proverbio sul fatto di non doversi mai fidare delle apparenze!»

La spia che ci si trova di fronte a un’opera non convenzionale dovrebbe essere data da quel nome lì in alto, Glezös, che farà immediatamente pensare a Manolis Glezos, scomparso di recente a poco meno di cento anni dopo una vita spesa a combattere le ingiustizie. Invece no, attenti a quella dieresi sulla “o”: è, infatti, proprio quel segno diacritico a distinguere uno dei primi e più noti agitatori del punk italiano dal grande eroe greco della contemporaneità (ah, doveroso inciso: si chiama proprio così, non è uno pseudonimo). Forte di una esperienza ultraquarantennale all’interno della controcultura più genuina e rivoluzionaria (tutta maturata “sul campo”), ma anche articolista di vaglia su periodici di lifestyle, nonché produttore e collaboratore di alcuni nomi eccellenti della musica italiana (Zucchero, Jannacci e Baccini, per citare i più famosi), l’autore di queste pagine, che sembrerebbero avere come protagonista forse il più amato tra gli estremi difensori nella lunga storia dell’Inter, crea con questo suo inarrestabile flusso di memoria attorcigliato a fatti di cronaca minuta e resoconti di cambiamenti sociali di portata epocale quello che potremmo definire, senza troppe incertezze, un gioiello di non genere con l’appeal fictionary  più charmant e la ruvida solidità dell’epopea popolare. Il tutto condito da un “pepe” narrativo di chiara, naturale (come avrebbe potuto essere diversamente, d’altronde?) emotività picara che si traduce in uno stile romanticamente stradaiolo senza però mai indulgere in un esangue argot paraculo. Ed è proprio una strada, viale Ungheria a Milano, e il quartiere che attorno a esso si edifica e sboccia e appassisce nel fiore del cemento e di mille contraddizioni, a guidarci lungo un viaggio pieno di curve e rettilinei alla fine del quale sarà difficile non fermarsi a riprendere fiato e lasciarsi scappare una lacrimuccia guardando indietro. Sorta di “isola” all’interno del territorio meneghino, il locus che ha dato i natali all’attuale tecnico del Cagliari viene sottoposto da Glezös (anche lui “salpato” dai medesimi lidi) a una scannerizzazione innamorata in cui un’elegia virile ma assai dolce sembra sempre aver ragione della marginalità e del degrado che sostanzia il quotidiano che spesso si vive in una zona difficile di una grande città. Elegia costruita, anzi, pennellata seguendo le rotazioni di un pallone. Che non è solo quello che si infila nelle due porte di San Siro durante le partite della Beneamata o del Milan, ma anche e soprattutto quello attorno al quale una masnada di monelli e potenziali promesse si affaccendano cercando, più che il corridoio giusto per piazzare la marcatura, il senso del proprio crescere, del proprio esistere. Di più, del proprio resistere. E se attraverso le gesta del “deltaplano” nerazzurro (come mirabilmente lo appellava l’inarrivato Gianni Brera) e di altri campioni, abbiamo modo di conoscere e ricordare tanti episodi ormai appartenenti alla mitologia del calcio e della memoria dei calciofili, le partite e la storia della gloriosa Macallesi – il club nel quale un Walter Zenga poco più che bambino dimostrò la sua inequivocabile predestinazione e spesso chiamato in causa dall’autore – assurgono a una mitopoiesi sanguigna, in cui non esistono titoloni sui giornali e stipendi da sei-nove zeri, ma soltanto quella magia, tutta ordinaria, ma sempre straordinaria, che rende questo sport il più bello di tutti e quello che, sempre giustamente, ha fatto, fa e farà andar fuori di testa miliardi di persone. Con i suoi eroi piccoli-piccoli, con i suoi personaggi “di contorno” da non poter obliare, con tutta la sua complessa ma naturalissima panoplia di riti, fissazioni e scaramanzie che, permettiamocelo, fanno del pallone il Pallone e non il semplice calcio.

Godimento puro, non lasciatevelo sfuggire.

Domenico Paris

Recensione al libro Zenga e i suoi fratelli. Milano, Inter e periferia anni Settante di Glezös, Indiscreto, pagg. 180, euro 17,90.