Imitazioni? No grazie

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Hai voglia a provare a far finta di nulla e a dimenticare che l’Ytaglia è l’Ytaglia e che qua tutto accade in certo modo che una volta si sarebbe definito sciatto e provinciale, almeno ogni volta che LorSignori del mainstream ci mettono le loro manacce sopra.

Questa volta tocca alla video-poesia.

Sono ormai almeno tre lustri che nel mondo si lavora a una cosa che Augusto De Campos, già all’inizio degli anni ’80 (dico 1980!) definì “clip-poemas”, video-poesia.

Nel mondo esistono decine di festival dedicati a chi prova a tradurre, o a ‘transcreare’, in video la poesia: a Berlino come negli States, in Australia, in Spagna, in Francia.

Anche qua da noi. Dopo le prime presentazioni ad Absolute Poetry del 2005, da tempo esiste un ottimo Festival internazionale di video-clip di poesia, si chiama Doctor Clip, si tiene a Roma, ben diretto da Luigi Cinque.

Tantissimi sono gli autori italiani che ne realizzano di splendidi, il duo Fontana-Poce, Giacomo Verde, Sparajurij Lab, Caterina Davinio, Elena Chiesa e tanti altri.

Ovviamente quando poi una roba così va a finire nelle manacce di cui sopra, ne viene fuori uno sproposito, come le nuove 2 puntate di Rai Educational, appena pomposamente annunciate da Repubblica.

A leggere di cosa si tratta vengono i brividi.

Intanto per l’intento assolutamente ‘decorativo’ che le immagini dovrebbero assumere nei confronti delle parole, lo dicono gli autori stessi: «(…) arriva Poetryclip, un programma di Sandro Vanadia e Vanni Pierini, da un’idea di Stefano Ribaldi, che ha l’ambizione, non piccola in verità, di portare la poesia in tv e di tradurre i brani poetici in veri e propri videoclip. Poetryclip, appunto, senza accompagnamento musicale, senza alterare il codice espressivo della poesia affiancando, alla voce del poeta, delle immagini, una “sceneggiatura” che abbia un senso, che sia completamento e arricchimento delle parole e al tempo stesso “autonoma” rispetto al loro significato letterale». E viene il sospetto che, quando si dice ‘sceneggiatura’, si intenda ‘scenografia’…

Ciò che colpisce è poi l’ottusa supponenza con la quale si pretende di portare a casa capra e cavoli: la poesia ‘tradizionale’, che quella, guai a chi la tocca, che è scritta e basta e si legge nei libri, e l’innovazione tecnologica, che però si limita invitare la poesia a fare una gita fuori porta, così da renderla più facile e digeribile.

«”Non ci aspettiamo certo, e neppure per la verità ci auguriamo, che basti associare immagini e testi ‘recitati’, e alludere così al mondo e ai riti della cultura pop, per coinvolgere un pubblico anche solo lontanamente paragonabile a quello della musica – dicono Vanadia e Pierini – più semplicemente si vuole verificare l’ipotesi che quello del videoclip possa essere uno degli strumenti televisivamente appropriati per divulgare e far circolare, in forme inedite e non accademiche, il messaggio della poesia contemporanea, aiutandolo nella conquista di nuovi spazi d’ascolto e di nuovi fruitori”».

Bella roba vero? Alla faccia di tutta la ricerca espressiva e formale di anni e anni, in Ytaglia la video-poesia sarebbe questa robaccia qu: la video-didassi della poesia scritta (e muta, nonché, è il caso di dirlo, cieca).

Com’è costruito il programma, volete sapere? No, non lo dimenticavo, era per riservare alla fine il meglio…

Con 4 soliti noti poeti 4 che concedono benignamente le loro opere somme alla video-vulgata (no, i nomi non ve li dico, se no sembra che sia una faccenda personale, ma mica è colpa mia se son sempre loro, sempre gli stessi), autori che, al solo pensiero che la poesia possa essere qualcosa di diverso dalla parola muta, vanno in deliquio, hanno le convulsioni, sbavano di rabbia, ma che poi, al momento opportuno, sono là, pronti alla comparsata catodica, (vuoi mettere?), più alcuni ‘testimoni’ (testimoni? Sì, testimoni, proprio così) che – meraviglia! – parleranno del loro rapporto con la poesia, tutta gente cyber, autori ultra-sperimentali. Esperti delibatori di versi e nuove tecnologie.

Udite, udite, sono: Giorgio Albertazzi, Max Gazzè, Paolo Villaggio, Sebastiano Maffettone, Melissa P., Sandra Petrignani, Gino Castaldo.

Che figata, vero? E non si dica che in Ytaglia non c’è una cultura all’avanguardia.

Ok, la smetto di lamentarmi, non faccio altro, lo so.

Però, per favore, voi poi non state ad annoiarmi con i cinesi che copiano il Made in Italy, loro almeno copiano bene, noi nemmeno a copiare siamo buoni.

(Ah, dimenticavo: lo sapete chi firma l’articolo in cui si parla della comparsata video-poetica di Gino Castaldo? No? Ma è Ernesto Assante, l’altro gemello del duo musicale di Repubblica.

Come si chiama quella rubrica che tiene Serino, qua su Satisfiction? I furbetti del quartierino? Ecco, appunto.)