Ipocondria

Tra le tante cose che ho in comune con Franco Arminio ce n’è una che ci lega particolarmente, ed è l’ipocondria. Da sempre siamo terrorizzati dallo spettro della malattia, tanto che una volta – una decina d’anni fa – decidemmo di affidarci a un medico particolarmente bravo, Michele Ciasullo, un semplice medico di base che però ha esperienza e saggezza da luminare. Una mattina partimmo da Roma in macchina e ci dirigemmo verso Flumeri, il paese irpino dove Ciasullo vive. Arrivati nel suo studio Ciasullo ci fece sedere e bonariamente ci chiese cosa potesse fare per noi. Gli dicemmo che l’angoscia di ammalarci e di morire ci stava rendendo impossibile la vita, e che non ne potevamo più di interpretare formicolii, astenie, nausee, capogiri e dolori come presagi sicuri di morte imminente. Ciasullo sorrise, e ci fece capire che non c’era un granché da fare, contro l’ipocondria – però ci diede coraggio, e ci fece capire alcune cose. Io e Franco non ci sentiamo e vediamo più come un tempo, ma ogni volta che parliamo al telefono – proprio come due adepti di un rito segreto e oscuro – non facciamo altro che parlare del corpo, delle malattie, del terrore che abbiamo di morire. Com’è risaputo, esistono due tipi di ipocondriaci: quelli che si curano, stanno attenti, si fanno i controlli e vanno sempre dal medico – è il caso del mio amico Stefano Barigelli – e quelli, come noi, che evitano qualsiasi controllo, perché hanno paura di ricevere una brutta notizia. Io e Franco facciamo parte di questa seconda categoria, e siamo i peggiori, perché evitiamo le diagnosi come la peste, non ci curiamo, andiamo su internet a cercare il significato dei sintomi, chiediamo conforto ai medici al telefono, siamo letteralmente impauriti da analisi, risonanze e radiografie, forse perché sentirsi dire di essere malati per noi equivale a sentirsi dire di avere una colpa, di aver commesso un peccato. Confesso però che sto scrivendo queste righe sull’ipocondria – sono all’aeroporto di Nizza, ma vorrei essere nello studio di Ciasullo a Flumeri – perché non mi sento tanto bene, oggi – sono debole, mi vedo pallido, ho un raffreddore che non mi passa e ho la tachicardia. Credo di avere anche la febbre; ma forse il calore sulla fronte è solo un sintomo, l’ennesimo, dello spavento ipocondriaco.