Javier Marìas inedito. La Spagna dei terroristi

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Satisfiction propone un inedito assoluto in Italia di Javier Marìas.

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È risaputo che questo sia un paese deliberatamente smemorato, per quello che gli conviene. È anche un paese di estremi, dove molti dei suoi abitanti passano da uno all’altro senza effettuare il percorso, senza che li vediamo spostarsi. Sono in un luogo e di colpo nel luogo opposto, senza spiegazioni, senza evoluzione, senza processo. Furono numerosi i falangisti che di colpo passarono ad essere comunisti, e alcuni di questi tornarono ad essere, poi, repentinamente anticomunisti e a volte di estrema destra. Non sono stati scarsi i castristi acerrimi convertiti per magia in furibondi anticastristi. C’è stato anche chi è stato Vicepresidente di un governante e che poi si è autoproclamato la voce più critica di quello stesso governante (la smemoratezza e lo scambio di estremi lo contagiamo all’America Latina).


Ci sono stati casi in cui sì abbiamo assistito al tragitto, e questo ha dato verosimiglianza al cambio: membri dell’ ETA veramente pentiti (pochi, però qualcuno sì), che almeno non si sono messi al comando di manifestazioni anti – ETA né hanno negato il loro passato: lo hanno assunto, hanno riconosciuto il loro errore, hanno lamentato il danno causato. Però questi casi sono il numero minore: non abbiate dubbi che tra qualche anno vedremo esacerbati indipendentisti catalani di oggi negare che abbiano mai voluto uno Stato sovrano e persino aborrire le
estelada). E vedrete come quasi nessuno oserà ricordargli i loro spropositi.
Alla fin fine c’è l’abitudine di raccontare ciò che si vuole e che nulla sia smentito: gli indipendentisti attuali hanno avuto il coraggio di esporre i ritratti di Casals, Vázquez-Montalbán, Candel, Camí o Antoni Gutiérrez insieme al motto “Voto per te” (si sottintendeva; “che sei morto e puoi essere manipolato”). Né Casals (che si firmò sempre Pablo e non Pau), né Montalbán, né Candel né gli altri si può assicurare che siano stati a favore della secessione della Catalogna, piuttosto si intuisce che si sarebbero opposti. Impossibile saperlo. Però la assoluta mancanza di scrupoli degli attuali dirigenti passa sopra tutto questo: siccome non possono protestare per l’uso tendenzioso dei loro volti e nomi, li si converte in accoliti postumi di Mas e Junqueras, con il permesso delle loro rispettive, frivole famiglie.


Non sono però solo gli individui a fare salti acrobatici, ma anche le collettività. Adesso c’è clamore contro la corruzione, ed è bene che sia così. Solo tre anni fa, invece, alla maggior parte degli spagnoli ciò non interessava (basta paragonare i sondaggi sulle “maggiori preoccupazioni” di allora e di adesso). E inoltre non era raro che si ammirasse e si invidiasse il corrotto, il “furbo”, il “malandrino”, e parte della popolazione aspirava a vedersi in una situazione o in un posto che le permettesse di corrompersi e di ottenere un profitto.
Il 
PP2 osservò con gran disinvoltura che il fatto che sospettati e persino accusati facessero parte delle loro liste e risultassero eletti veniva a sgravarli. Se la gente li votava nonostante i terribili indizi, ciò significava che li assolveva in anticipo, i giudici dovevano ritirare le loro imputazioni agli acclamati nelle urne. Adesso sento parlare del danno inflitto agli abitanti di Marbella per quel trio folkloristico che ora è in galera, però quegli stessi marbellíes adorarono in massa, per anni, il più folkloristico predecessore Gil y Gil(4), che mai è sembrato integro, onesto, né pulito: aveva già passato del tempo in prigione come responsabile di una catastrofe con numerosi morti. Allora questo era privo di importanza. È molto probabile che i cittadini che oggi gridano “ladri” ai condannati anni fa li acclamassero.


Le contraddizioni non si percepiscono, è un’altra delle nostre caratteristiche. Uno può non rubare nulla né fare la cresta, ma ricevere denaro da Governi da cui ricevere qualunque cosa è già una forma di sporcarsi le mani. A me, almeno, non sembrerebbe accettabile che mi pagassero – come capita ad alcuni che si proclamano “puri” e predicano – una televisione finanziata dal regime iraniano, o il Governo di Chávez, o l’attuale Israele, la Cuba dei Castro (o l’autorità palestina, fra l’altro). L’Iran si sa come tratta le donne e in generale i suoi sottomessi sudditi, il Venezuela di Chávez e oggi di Maduro è una dittatura di fatto: ancora oggi ci sono sfacciati che sostengono che non sia così, che lì si vincano le elezioni, come se queste non fossero controllate e come se non fossero possibili le dittature di despoti votati (Hitler ne è l’esempio classico, anche se non l’unico). Israele da anni devasta e assassina con sproporzione assoluta, e lo stesso fanno i palestinesi (con i loro più modesti mezzi). Questo tipo di corruzione – chi assume uno, chi lo paga, da chi accetta un premio, per chi lavora uno (e quindi a chi beneficia) -, per il momento non esiste per gli spagnoli. Hanno appena scoperto quell’altra, quella più flagrante e tagliente, e temo che sia solo perché soffrono una crisi economica che rende la gente suscettibile. Se non ci fosse, è probabile che la corruzione occuperebbe un irrilevante posto tra le preoccupazioni nazionali, e che molti degli indignati di oggi starebbero facendo la coda per vedere se gli tocca qualche valigetta o bustarella. E può essere che fra parecchi anni si scandalizzino di coloro che mettono il loro talento, propaganda o sapere al servizio di regimi marci, oppressivi, tecnocratici o totalitari.
La Spagna arriva a tutto sempre tardi e con smemoratezza.

Javier Marías

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