Jim Morrison come educatore

Home / Rubriche / Jim Morrison come educatore

Ho questo ricordo, probabilmente alterato da un desiderio di leggendarietà, di essere stato introdotto alla vita adulta, o perlomeno cosciente, dai Doors. E stranamente non mi ricordo se ebbi un’illuminazione o cosa, non so proprio come entrò nella mia vita questa band capitanata da un diavolo incantatore. Io ero già un rocker in erba, mi nutrivo di Nirvana e derivati, avevo la mia band noise e stavo scoprendo che l’amore non era solo roba per scrivere canzoni, ma qualcosa di reale, che ti fa contorcere le budella. A ogni modo, un giorno dopo scuola andai nella libreria della mia città e comprai la biografia di Jim Morrison, non dico il primo libro, ma forse sì, che lessi appassionatamente.

Non mi era mai successo di rimanere sveglio tutta la notte per leggere un libro, al massimo per ascoltare musica, ma un libro – che noia! E invece la vita di Jim valeva tutto il mio tempo, tanto quanto la musica della sua band e le sue parole (infatti pochi giorni dopo comprai anche una sua raccolta di poesie).

Da quel giorno qualcosa in me cambiò per sempre. Iniziai a provare una strana sete, una tensione verso quello che i Doors chiamerebbero the other side, l’altra parte, ciò che si trova oltre le porte della percezione, e quindi per me oltre la noiosissima vita quotidiana infarcita di dogmi culturali quali il lavoro, la famiglia, la patria, il denaro… “Break on through to the other side” (“Apriti un varco dall’altra parte”, ossia “Irrompi dall’altra parte”) mi diceva Jim. E io l’ascoltai. Ma non oltrepassai quella porta fatto di LSD – anche perché non avrei saputo dove trovarlo, e comunque ciò che mi affascinava era più la possibilità che l’esperienza diretta – ma leggendo Blake e Huxley (da cui i Doors trassero ispirazione per il loro nome e la loro poetica), Rimbaud, Baudelaire, e poi Hoffman, Burroughs, Artaud, Nietzsche, Schopenhauer. I Doors mi avevano fatto scoprire una dimensione incredibile dell’esistenza, di una bellezza sfolgorante, che stava lì, dietro – anzi, dentro – la musica, a un passo da me. In quel momento nacque la mia passione per letteratura e filosofia. Dopo anni iniziai a comprendere ciò che mi era successo e quanto rock e filosofia, mondi apparentemente lontani (soprattutto se pensiamo alla filosofia come speculazione accademica), siano affini. Sono infatti entrambi pulsioni di rottura con l’ordinario, messa in discussione dello stato delle cose, con le sue regole, credenze, convinzioni. Il rock è filosofia e la filosofia è rock. Io il rock l’ho sempre ascoltato e suonato, perché mi ribolliva dentro, mi faceva sentire bene, mi faceva sentire me stesso, ma se non fosse arrivato Morrison – decenni dopo la sua morte, come un angelo custode – a indicarmi la strada non sarei mai diventato quello che sono, perché non avrei mai creduto che il rock potesse essere anche molto altro, molto di più di uno sfogo o di una via d’uscita per chi come me amava suonare ed esprimersi con una chitarra elettrica. E invece il rock può essere critica totale, messa a nudo dell’ipocrisia, propulsore di libertà.

È chiaro quanto io debba a Jim Morrison come educatore, in quanto rappresentante e simbolo del rock, ma lo stesso vale per tutte le generazioni del secondo Novecento che sono cresciute con il rock, quindi con la possibilità di un’alternativa, ciò che oggi, epoca del “pensiero unico”, viene a mancare – e non è un caso che anche il rock sia ormai perlopiù considerato alla stregua di un fenomeno revivalistico. Ecco perché ritengo importante continuare ad ascoltarlo, a farlo e a parlarne, perché sono convinto possa insegnarci ancora molto, anche soltanto ripercorrendone la storia. Un modo divertente per farlo è leggendo la miniera di informazioni che contiene la Guida tascabile per maniaci del Rock curata da The 88 fools e pubblicata nel 2020 da Edizioni Clichy. C’è dentro di tutto: i migliori singoli di sempre, i migliori album, le vite degli artisti e delle band che hanno fatto la storia del rock, i testi delle canzoni più iconiche, i migliori musicisti, le classifiche, i tour più seguiti. E se tutto questo non vi accenderà dentro l’amore per la conoscenza e la libertà, be’, perlomeno vi permetterà di scoprire musica grandiosa.

Stefano Scrima