La violenza del dialogo 1

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Soltanto ciò che all’inizio ci lascia senza parole è meritevole di essere espresso.

(J. L. Chrétien , La ferita della bellezza)

Nel dialogo, intriso di linguaggio parlato, si verifica l’appiattimento della parola.

Il dialogo è una marionetta. Configurato in questo modo esso forma l’oggetto di una semplice conversazione, che ha luogo fuori dal soggetto. Una conversazione, lo si avverte, che potrebbe continuare all’infinito, proprio in quanto fuori dal soggetto.

Il dialogo è sempre produzione di soggettività : il soggetto però rimane fuori.

Nella conversazione , il dialogo è il suo travestimento , due soggettività s’incontrano al di fuori dei rispettivi soggetti. Il dialogo è un incontro (scontro) sul terreno di un sistema codificato, esigente, dittatoriale. Il dialogo è dispersione del soggetto . Il dialogo è a servizio del potere, il potere del linguaggio. Emerge il linguaggio, muore la vita. Nella poesia accade il contrario. La dimensione poetica è assimilabile alla dimensione divina : registra la presenza dell’altro, ma ne denuncia al contempo l’enigma. La poesia , e solo la poesia, , porta con sé l’impronta dell’invisibile.

Questo enigma, che ci si sente quasi in dovere di corrompere con tante parole, è invece lo spazio dell’ amore. Il silenzio libera l’altro, il dialogo troppo spesso lo condanna. Chi non conosce l’aspra beatitudine dell’attesa, che è mancanza di ciò che si spera , non sperimenterà mai nella sua interezza la benedizione dell’adempimento. Solamente questa contraddizione ci fa provare che non siamo tutto. La contraddizione è la nostra miseria, e il sentimento della nostra miseria è il sentimento della realtà, della poesia. Perché non siamo noi a fabbricare la nostra miseria. Essa è vera. Per questo è necessario amarla. Tutto il resto è immaginario. Per essere giusti è necessario essere nudi e morti, come la poesia. È dunque assolutamente necessario morire nella poesia , perché finché siamo vivi nel dialogo manchiamo di senso, e il linguaggio della nostra vita è intraducibile : un caos di possibilità, una ricerca di relazioni e di significati senza soluzione di continuità .

Povere mie parole.

Stracci, o frecce di sole?

(Giorgio Caproni)

La vita è ricordarsi di un risveglio

triste in un treno all’alba: aver veduto fuori la luce incerta

aver sentito nel corpo rotto la malinconia …

( Sandro Penna)

Io come sono solo sulla terra

coi miei errori, i miei figli, l’ infinito.

( Giorgio Caproni)

Giunto fra un incrociar di lenti carri

stetti fra un indugiar di lenti affetti

sotto il cielo mirando i caldi tetti

esitavo nel sole tra i ramarri.

( Sandro Penna)