La violenza del dialogo 2

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È di un’allegria così profonda il silenzio. Nessuno ti ferma più nel silenzio. Certo, nel silenzio hai anche un po’ di paura, paura di addormentarti, perché il prossimo istante potrebbe essere l’ignoto. Vorresti possederli gli atomi del silenzio, catturarli nel presente, nel presente che ti sfugge. Istanti che trascorrono nell’aria che respiri, fuochi d’artificio che esplodono muti nello spazio. Bisogna pure parlare, però. La parola detta, pronunciata: disarmonia che imbavaglia l’armonia segreta.

Solo lo scrivere mi offre la grande misura del silenzio.

Fisso intuizioni improvvise, quando scrivo.

Entro lentamente nel mio dono, quando scrivo.

Scrivo, tutto è mio allora.

Strappo dalle profondità della mia terra le nodose radici del mio albero. Devo usare la mia grande forza.

Rimango disteso sul suolo della pagina.

Chiedo alle parole di salvarmi.

Esausto, il cuore pulsa ancora impazzito.

Sono quello che scrivo. Mi muovo con cura fra parole solo scritte, e mai dette.

Equilibrio pericoloso, il mio. Davanti allo scandalo della morte. Scrivo, e mi svolgo solo nell’attuale, ammazzando la morte.

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