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Massimo Villa. È un fottuto massacro collettivo. La storia degli Extrema

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Avvertenze:

se, come chi scrive, nella metà degli anni Novanta del secolo scorso siete stati dei metal kids di una certa ortodossia, la lettura di È un fottuto massacro collettivo. La storia degli Extrema” di Massimo Villa (Tsunami Edizioni, 2023, pp. 33, € 24) vi provocherà un vero e proprio tuffo al cuore: al di là della retorica passatista che interviene dopo una certa età, infatti, queste pagine non potranno non rimandare alla memoria di ognuno di voi, di ognuno di Noi, un’epoca in qualche modo ancora “pioneristica” dell’heavy metal tricolore. Un’epoca epica, fatta di tanti sacrifici per mettere al sicuro nella propria collezione il maggior numero possibile di nuove uscite discografiche dei propri beniamini e, ancor di più, per stipare nell’angolo più remoto e personale del proprio cassetto -insieme ai sogni più belli, innocenti e a volte inconfessabili- i biglietti dei concerti o magari qualche “reliquia” fortunosamente strappata dalle mani del vostro vicino durante il live (un plettro, una bacchetta, un asciugamano sudato). Un’epoca in cui la banda di Tommy Massara furoreggiava in ogni angolo dello Stivale per diffondere a suon di decibel e aggressività il Sacro Verbo Sonoro, spingendo migliaia di ragazzi a ornare i propri giubbetti (di jeans o di pelle, faceva lo stesso) e i propri zaini con le loro toppe o, più semplicemente, con il loro logo, che spesso si vedeva campeggiare in bella mostra vicino a quello degli Iron Maiden, dei Metallica, degli Slayer e di tutte le formazioni che andavano (e che, deo gratias, ancora vanno) per la maggiore.

Dagli esordi nelle venues di fortuna lombarde ai già esplosivi concerti nei centri sociali milanesi; dai primi opening acts a supporto di sodalizi di levatura mondiale come i menzionati Slayer alla coraggiosa trasferta negli Stati Uniti per provare a “svoltare” davvero; dalla possibilità, eccezionale, di firmare con una major al fallimento della Contempo Records (quello che, giustamente, è stato definito il “Vajont del rock italiano”), fino ad arrivare al doloroso split con lo storico cantante GL Perotti e alle ultime, recenti esibizioni, il racconto di Villa, in un percorso rigorosamente diacronico e molto dettagliato, illumina le varie tappe dell’avventura umana e professionale degli Extrema sì con la partecipazione emotiva del fan irriducibile, ma anche con un’obiettività di visione complessiva necessaria per comprendere appieno tutto quello che è successo nel corso di una carriera ormai quarantennale. E di cose, come si evincerà alla fine della lettura dell’opera, ne sono accadute davvero tante. Un assunto che può sembrare banale se riferito a una rock band, ma che banale non è se si pensa che la suddetta viene dalle nostre parti dove, oltre alla già inveterata ostilità oserei dire “strutturale” verso i suoni duri di una buona parte della popolazione “musicofila”, persiste, purtroppo ancora oggi, un certo insopportabile scetticismo e una certa vergognosa prevenzione.

Divorate il lavoro di Villa, amici del metallo, e anche i più esterofili di voi, probabilmente, finalmente cambieranno idea una volta per tutte su quanto di grande è stato fatto nel nostro Paese per il genere che tanto amiamo!

E, ça va sans dire, lunga vita agli Extrema!

Domenico Paris

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