Pauline Delabroy-Allard. È la storia di Sarah

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E’ una primavera come tante, una di quelle primavere che rendono malinconico chiunque. Nei giardinetti parigini ci sono le magnolie in fiore, e mi viene da pensare che struggano il cuore di chi si accorge di loro.”

Un libro complesso questo romanzo d’esordio di Pauline Delabroy-Allard – edito da Rizzoli con la traduzione di Camilla Diez – che mette alla prova la comprensione del lettore in ordine all’esistenza stessa di talune vicende riguardanti la protagonista assoluta della storia, Sarah, che ritroviamo fin dal titolo: E’ la storia di Sarah.

Si tratta di un romanzo in cui predomina l’ossessione, dove la voce narrante (l’altra protagonista femminile del romanzo il cui nome non viene mai pronunciato) si innamora perdutamente di Sarah di cui racconta attraverso le pagine i lunghi mesi trascorsi insieme, oggetto di una tumultuosa relazione amorosa.

L’incontro tra le due avviene durante una cena a casa di amici organizzata per il capodanno. Sarah quella sera fa letteralmente irruzione nell’appartamento parigino dove si tiene la festa: è radiosa, rumorosa, parla con un gergo tutto suo condito di parolacce, è una presenza che stona con il contesto in cui si trova calata. Come un ciclone inatteso ribalta i piani di una serata che si presagiva, fino al suo arrivo elegante e tranquilla, soprattutto quelli di vita della professoressa alla stregua di un terremoto a distruggerne le fondamenta esistenziali.

Nasce una passione travolgente, fatta di attimi rubati all’ordinaria quotidianità della professoressa, anzi di entrambe, dato che è la prima volta che ciascuna di loro vive una storia d’amore con una donna. Sarah è violinista, deve costantemente partire in tournée, poi ritorna, e ancora riparte e poi ritorna in un altalenarsi di presenza – assenza; nelle pause rubate alla vorticosa vita da musicista di Sarah, il tempo trascorso insieme dalle due donne appare come una meravigliosa dimensione parallela costituita da un’intesa totalizzante fatta di sensualità e anche piccoli gesti di tenerezza. Poi è di nuovo il momento per Sarah di ripartire per lavoro e così l’altra vive un nuovo abbandono, ossessionandosi, anelando al prossimo ormai “necessario” ritorno di Sarah. Tramite il chiodo fisso della professoressa, la violinista è sempre presente in primissimo piano, tanto che la voce narrante si pone sempre in subordine per desideri, speranze e progettualità: In questa nuova vita accanto alla sua, ci sono treni e ci sono stazioni, ma non per me, mai… Ci sono aeroporti, aerei, orari di imbarco, orari di atterraggio, nastri dove recuperare il bagaglio; ci sono taxi, metro e cambi di metro. Non per me, però, mai.” E’ Sarah con la sua storia a fare il buono e il cattivo tempo, sempre.

Un’autentica venerazione quella della professoressa per Sarah, che a un certo punto non è più sicura di quell’amore e allora si rende necessario un arresto, una pausa. Sarah non è più sicura di quell’amore, Sarah a un certo punto si ammala, Sarah è ormai lontana.

Il lettore segue attraverso la scrittura adrenalinica della prima parte del romanzo le vicende delle due amanti, trascinato nell’ossessione della storia, vuole sapere che ne sarà di Sarah e della devozione della professoressa per lei. Si arriva così, dopo una corsa a perdifiato, alla seconda parte del libro – incentrata sulla malattia di Sarah – ambientata principalmente in Italia a Trieste e permeata da un ritmo più lento (forse un po’ troppo lento in certi passaggi) che finisce per accompagnare lo svolgersi di un’autentica follia dove il confine della realtà si perde.

Un romanzo molto originale, anche per la sua scrittura e il cambio di registro tra prima e seconda parte, un romanzo entrato nella cinquina finalista del premio Goncourt 2018, che riesce a sorprendere per la sua struggente bellezza, che si può racchiudere in un’immagine che rimane impressa accompagnando il lettore lungo tutta la trama dai contorni sfuggenti, l’immagine delle magnolie in fiore, testimoni di una vitalità di natura che esplode a dispetto di tutto, in tutta la sua potenza inebriante.

Per un istante vengo trattenuta da un luccichio rosa nell’angolo destro della stanza. Sono i fiori delle magnolie che sbattono contro il vetro, grandi e splendidi fiori di magnolia con i petali aperti, pieni di rugiada e di luce.”

Silvia Castellani