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Poscienza. Intervista a Roberto Maggiani

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Roberto Maggiani, Poscienza, collana Poesia, Il ramo e la foglia edizioni, 2024.

Poscienza è un libro di Roberto Maggiani, edito per Il ramo e la foglia edizioni nel 2024, che sperimenta un percorso linguistico nuovo in un ambito che spazia e collega mondo interiore e mondo intorno. Una danza cosmica tra scienza e poesia, un entanglement di numeri e formule e statistrati psichici rarefatti che trovano nel simbolo della parolanumero un pacificante giardino universale dove Roberto Maggiani si diverte a scrivere e cesellare dando «libero sfogo alla [mia] inventiva, poetica e scientifica». Aldilà del divertimento e del piacere mentale che si prova a leggere Poscienza, il cammino di scrittura, fatto di formule matematiche e di lirica, è «il distillato di più di sei anni di riflessioni» che l’autore ha saputo semplificare in un gioco di tragitti mentali e sensazioni. Poscienza potrebbe essere «una porzione di Universo» il cui tragitto compositivo sgorga viscerale ma poi si aggiusta perché prenda la dimensionedirezione che «il cosmo desidera, sì, perché la scrittura è uno stato evolutivo» e la tensione creativa dell’autore oscilla tra sperimentazione e adattamento, si evolve. La poesia di Roberto Maggiani esula dai canoni, come tutta la scrittura dell’autore, ci immerge in un mondo familiare e perturbante, tanto da diventare territorio «per persone avventurose», dove desiderante è la corda sottile che lega sguardo a scrittura, corpo a cosmo, poesia a scienza…

Gianluca Garrapa

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Genesi e desiderio del tuo libro.

Poscienza è un libro nato da molte albe, da molte giornate soleggiate piovose burrascose, da molti tramonti e notti stellate, da molte stagioni; dalle riflessioni, dagli sconforti e dalle gioie; dalle dimensioni, sentimentale e intellettuale, del mio essere creatura vivente; dal pensare molto intensamente il senso dell’esistenza, dal volerlo giustificare; dall’amare e dal cercare di penetrare le dimensioni fisiche e spirituali dell’universo; dal mio amore per una persona ma anche per tutte le singole persone che mi circondano; dal non riuscire a farsi una ragione del male di cui l’umanità è capace; dalla passione per la scienza e per la poesia. Penso che possa bastare.

Quando scrivi, godi?

Che domanda provocante. Dipende dal momento in cui scrivo. Ci sono delle volte in cui mi impongo di scrivere, altrimenti, mi dico, quando finirò mai il libro? E dunque, più che godere, fatico. Altre volte, invece, la scrittura sgorga fluida e piacevole, ed è un vero godimento. In generale, scrivere mi fa stare bene. Scrivo sia narrativa sia poesia, in entrambi i casi, più che lo scrivere la prima stesura, mi fa stare bene tornarci sopra per lavorarci, cesellare, questo mi rilassa molto. Con Poscienza il processo di lavorazione è stato particolarmente stimolante, mi sono molto divertito perché ho dato libero sfogo alla mia inventiva, poetica e scientifica; ormai, dopo molti anni di scrittura, non m’importa più del canone. I “poetoni” stanno lì a tronfiare, io mi voglio divertire; molti di coloro che hanno letto Poscienza mi hanno riferito di essersi divertiti, vuol dire che il divertimento è contagioso.

Un estratto dal libro che è risultato più difficile o particolarmente importante: perché?

Impossibile riportare qui un estratto di Poscienza, lo deformerei; come sai bene, tu l’hai letto e visto, in queste poesie sono importanti anche l’impaginazione e i simboli, cioè l’aspetto visivo… ci ho molto faticato per consegnarlo al lettore così com’è. D’altronde, dovrei riportare qui tutto il libro perché ogni passaggio in Poscienza è stato difficile e, per me, importante da partorire, tuttavia piacevole da fare crescere. Questo libro va visto in modo unitario, letto dall’inizio alla fine, è un percorso; ci sono, al suo interno, il distillato di più di sei anni di riflessioni che ho voluto rendere in modo semplice, anche se, a prima vista, il libro potrebbe sembrare complesso. In ogni caso, come ho scritto anche dentro al libro stesso, in pochi lo capiranno veramente. E non sono tragico né presuntuoso, piuttosto sono realista.

Se non fosse scrittura, cosa potrebbe essere il tuo libro?

Un bel gelato al cioccolato, oppure un cartoccio di calamari fritti, o un palo piantato in terra che sale verso il cielo e si perde nell’azzurro, quasi a sorreggerlo e, chissà, magari arriva fin sulla Luna. Una galassia? Forse una porzione di Universo.

Che rapporto hai con la censura?

Nessuno. Scrivo e basta. Tuttavia, a ben pensarci, la censura si manifesta nella forma che voglio dare ai testi che poi consegnerò ai lettori. Scrivo di getto, al nascere o al manifestarsi di una idea, ma poi elaboro ciò che scrivo, perché deve prendere la forma che desidero, anzi, che il cosmo desidera, sì, perché la scrittura è uno stato evolutivo. Scrivo per contribuire all’evoluzione dell’universo. Tutti (spero) conosciamo come funziona l’evoluzione, essa imbocca le strade più disparate, e anche impensate, ma poi si censura se un certo stato evolutivo raggiunto non è adatto all’ambiente o alle relazioni sociali; ma così facendo capita che porti all’esistenza delle novità, crei qualcosa di migliore. Insomma, la natura si autocensura. Allo stesso modo cerco di censurare la mia scrittura. Affinché ciò che scrivo possa portare qualcosa di nuovo e sopravvivere all’ambiente e alle relazioni sociali, nonostante i predatori che si mangiano tutto. Riguardo ai predatori, vuoi dei nomi? Leggi i giornali, ascolta le radio o guarda le televisioni.

Per te scrivere è un mestiere o un modo di contestare lo status quo?

Se fosse un mestiere vivrei di scrittura, ma non ci vivo, pertanto non lo è. Sì, questa volta l’hai azzeccata, potrei ben dire che è un modo di contestare lo staus quo. Anche perché la mia scrittura esce abbastanza dai canoni, qualcuno l’ha definita “poesia non convenzionale”; in tal senso è anche una scrittura difficilmente premiabile perché non ci sono “lame di luce”, “gabbiani” e smancerie varie, semmai c’è la matematica e sappiamo tutti bene i traumi che lascia nelle persone: qualcuno basta che ripensi alle scuole superiori. Figuriamoci in una giuria o in un lettore medio. Questo libro, alcuni miei del passato e, soprattutto, quelli che verranno sono per persone avventurose.

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