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Ragazze perbene. Intervista a Olga Campofreda

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Per Satisfiction e Le Tre Domande del Libraio questa settimana incontriamo la scrittrice Olga Campofreda in libreria, con l’arrivo del 2023, per la serie Le Fuggitive di NN Editore con “Ragazze Perbene”. Prima Fuggitiva italiana, dopo Megan Nolan e “Atti di sottomissione ” e Lacy M. Johnson e ” Il corpo ricorda “, ad essere accolta nella serie rosa shocking della casa editrice che propone storie di donne in fuga, donne non aderenti ai canoni del femminile e alla ricerca di una libertà e di una rifondazione della propria esistenza.


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Olga a partire dal titolo, Ragazze Perbene” ci porti nel dietro le quinte di lavorazione di questo romanzo raccontandoci anche il tuo percorso nella scrittura a partire dal tuo esordio?

Quello che per me ha significato la scrittura all’inizio, l’ho letto di recente nelle parole della studiosa femminista Katherine Angel, che l’ha descritta come l’unico luogo in cui essere libera dalla tentazione di compiacere gli altri. Ho scoperto molto presto che scrivere mi avrebbe permesso di entrare nel territorio della totale libertà, della totale affermazione. Detestavo essere bambina perché gli adulti non ti prendono mai sul serio: in quella fase il tuo ruolo è quello di essere adorabile, buffa, carina. Disobbediente, a volte, se sai come chiedere scusa subito dopo. Ai bambini non è permesso avere opinioni e io invece volevo averne. Ne avevo. A differenza degli adulti, la scrittura mi ascoltava.
L’unico rituale che io abbia mai osservato con devozione è la regolare compilazione di un diario. Il primo era del 1997 e aveva la copertina del Re Leone. Aveva un lucchetto, ma non lo chiudevo mai. Inconsciamente speravo di essere letta. A un certo punto ho iniziato a scrivere racconti su internet, accanto al diario sono arrivati i blog, e infine articoli per un giornale locale, attività che mi ha insegnato il gusto dell’osservazione, del dato antropologico.
A ventiquattro anni, all’inizio della crisi finanziaria internazionale e a pochi mesi da Occupy Wall Street, sono partita per San Francisco per incontrare Lawrence Ferlinghetti. Da lui avrei voluto avere istruzioni di salvezza, una formula attraverso cui la letteratura avrebbe potuto salvarmi di nuovo da un mondo che non assomigliava più a quello che mi avevano insegnato. Quello che il poeta mi disse in quell’occasione è diventato un reportage narrativo dal titolo Caffè Trieste (Giulio Perrone Editore, 2011) e oggi ripubblicato come A San Francisco con Lawrence Ferlinghetti (Giulio Perrone Editore, 2019). Da quel momento la scrittura, da strumento di autoaffermazione, è diventata uno strumento di ricerca: ossessionata dai confini della giovinezza, per capire quali fossero anche i miei, mi sono messa a studiare. Ragazze perbene è un romanzo che nasce da tutte le domande che mi sono posta su cosa significa diventare donna oggi e cosa succede quando maternità, famiglia, stabilità geografica ed economica non sono il futuro che puoi permetterti né tutto sommato quello che sceglieresti per te stessa.

Una cosa che ci piace molto, in questo spazio di approfondimento settimanale, è il poter raccontare un romanzo attraverso l’approfondimento dei personaggi che lo animano. Partendo dalla fuga di Clara ci dettagli gli snodi principali della narrazione e  ci illustri gli altri personaggi che animano Ragazze Perbene?

Quando ho immaginato questa storia, mi interessava riflettere sui ruoli di genere e su quanto questo concetto non fosse esclusivamente applicabile alla categoria del femminile. Tutti i protagonisti di questo romanzo hanno una crepa sulla corazza che indossano, una ferita che parla di un’altra vita possibile: c’è chi coraggiosamente la interroga a fondo e chi, per paura, decide invece di ignorarla.
Accanto a Rossella, la cugina perfetta a cui Clara è costantemente giustapposta, troviamo Luca, lo sposo, un personaggio a cui ho donato tutto il mio affetto. Anche lui come Rossella incarna gli ideali della perfezione: è un ragazzo di grande carisma, sicuro di sé, ambizioso. Crede che fare carriera sia il modo migliore per essere libero in un contesto in cui le gerarchie sociali contano tutto. Almeno per un uomo. Scopriamo tuttavia che l’ostentazione della forza e della mascolinità sono solo un altro costrutto sociale che il ragazzo si impone per rispondere alle aspettative che la famiglia e l’intera comunità hanno su di lui.
Come le ragazze perbene, anche questo ragazzo ha un futuro già scritto davanti, e una crepa nascosta che gli dice che non quella non è l’unica strada da seguire, o quantomeno non dovrebbe esserlo.
Nessuno dei personaggi di questa storia, voce narrante inclusa, si colloca totalmente nel giusto o totalmente nel torto. Nessuno è – più banalmente – buono o cattivo, soltanto vittima oppure solo carnefice. Se esiste però un personaggio più luminoso di tutti, senza dubbio si tratta di Flavia. La prima volta che Clara la vede è nel cortile della scuola cattolica, sorella maggiore di un compagno di classe, Flavia rappresenta l’anomalia: un corpo che ha risposto al desiderio, che non lo ha ignorato, e proprio per questo è stata cancellata e allontanata come un’eretica dalla comunità. Flavia è l’antimodello, il sentiero sterrato fuori dal tracciato

Soffermandoci sulla scelta formale adottata, lo stile e l’esigenza di raccontare una certa provincia, ci parli anche della necessità, in questi tempi, di avere voci al femminile particolarmente originali e poco aderenti ai canoni.per incuriosire il pubblico dei Lettori?

Questa mattina avevo deciso di rispondere alle vostre domande, ma ho fatto tardi perché non riuscivo a smettere di leggere il memoir di Lidia Yuknavitch, La cronologia dell’acqua (trad. Alessandra Castellazzi, Nottetempo 2022). La sua prosa straborda dalla pagina, la sua voce rompe la finzione e ti scuote fisicamente. Leggerla mi ha fatto pensare a come la scrittura possa arrivare veramente a fare tutto. Non si tratta solo di incuriosire ma di turbare. Le voci di donne che stanno emergendo negli ultimi anni sono insieme una forma di attivismo e una promessa: ci dicono che esistono alternative ed esistono redenzioni. Raccontarle aiuta a renderle visibili.

Buona Lettura di “Ragazze perbene” di Olga Campofreda

Antonello Saiz

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