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Sacro niente. Intervista a Giovanni Bitetto

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Nel 2019 usciva “Scavare” di Giovanni Bitetto per la Collana Incursioni di Italo Svevo Edizioni vincitore del Premio POP opera prima. Dopo quattro anni arriva la seconda opera dello scrittore barese per Voland Edizioni nella Collana Intrecci e dal titolo “Sacro Niente”.

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Q
uesto è il tuo secondo romanzo dopo Scavare e ti voglio fare un paio di domande per capire come entrare col giusto passo in questo romanzo. Allora, la prima domanda è molto semplice: intanto se ci porti nel dietro le quinte della lavorazione del libro e ci racconti più in generale come è nata l’idea di questo romanzo e poi il processo di scrittura e quali percorsi hai intrapreso?

Penso che, al giorno d’oggi, la letteratura possa operare su due fronti: rielaborare il patrimonio simbolico dei nostri tempi e ragionare sull’universo valoriale che, in quanto società, andiamo componendo. Dopo Scavare, che a suo modo era un romanzo intimo, sentivo la necessità di direzionare il vettore della mia scrittura verso l’esterno, provare a fare un esercizio di immedesimazione nell’Altro. Ho cercato di costruire personaggi  diversissimi per età, genere e vissuto, li ho dotati di postulati morali variegati e multiformi e, frase dopo frase, li ho seguiti mentre rispondevano a ciò che succedeva loro, reagendo secondo la propria etica. Il romanzo narra di un blocco di marmo modellato a icona di Padre Pio e posto nel giardino di una villa usata da un’agenzia di pompe funebri per la celebrazione di camere ardenti. La statua può scrutare il rito funebre, ma soprattutto può accogliere le storie di chi, fermandosi sotto di essa, racconta i motivi della propria presenza in quel luogo, e i rapporti che intercorrono fra vivo e morto. La statua non giudica ma analizza, è incuriosita dall’animo umano e prova a distillarne i tratti fondamentali a partire da queste storie particolari. Ho tentato di immedesimarmi in vicende umane molto lontane dalla mia esperienza e dalla mia etica, e allo stesso modo ho costruito un narratore che fosse totalmente estraneo a ciò di cui si andava a parlare, un pezzo di materia a cui dare voce, anche per sfidare ulteriormente la mia scrittura.


La trama del libro ruota intorno alle vicende e alle sofferenze di una giostra di uomini che si alternano ai piedi di una statua di Padre Pio,  che, a suo modo, ascolta e conforta. La statua di marmo come scrigno di parole raccolte. Andiamo nel vivo delle pagine del romanzo e immergiamoci tra le storie e i racconti che animano Sacro Niente…

Si tratta di un vero e proprio romanzo polifonico. Ho predisposto diverse classi di personaggi che si muovono attorno all’icona del santo. Innanzitutto c’è la statua, di cui viene messa in luce la natura materica: il processo di estrazione  dalla cava, il trasporto nel capannone che trasformerà il blocco di marmo in santo, la successiva collocazione nella villa. Poi ci sono i fedeli venuti a presenziare ai funerali, essi si fermano sotto la statua e raccontano la propria storia, forse in cerca di una catarsi. Le loro vicende sono il centro del libro: c’è un padre che racconta il rapporto di amore e odio con il figlio defunto, un ragazzo in rivolta con la propria famiglia che cerca di giustificare l’uccisione del cane di suo zio, il racconto di un duello di convinzioni fra allievo e maestro in una facoltà di filosofia, una donna intrufolatasi di soppiatto al funerale del suo amante, un’anziana che, da donna di un’altra generazione, riflette sulle violenze subite dalla nipote, tentando di creare un ponte di solidarietà fra donna e donna. A questi si affiancano gli inservienti della villa, chi si rapportano alla statua come vecchi amici, annoiandosi nella routine del rito funebre e demistificando il momento della fine: il pomposo autista del carro funebre, l’ateo barbiere delle salme, la necrofora che sogna una vita migliore, il padrone dell’agenzia che cinicamente quantifica i suoi guadagni, Antonio, il giovane che ogni sera ha il compito di lavare la statua, e che più di tutti spera che ci sia un aldilà. Infine c’è un ragazzo, il figlio del proprietario, cresciuto fra riti e celebrazioni, curioso oltremodo della natura umana, che giocando sotto la statua si immagina le risposte del santo: insieme conversano, inscenano dialoghi da operetta morale, cercano di trarre le conclusioni di tutto ciò che è visto e narrato.

In esergo una frase di Leopardi: “L’uomo sarebbe onnipotente se potesse essere disperato tutta la sua vita,  cioè se la disperazione fosse uno stato che potesse durare.” Ci spieghi perché la disperazione, il dolore che “rende tutto più tollerabile” secondo te, è sempre, narrativamente parlando, un buon innesco per raccontare storie e se ci dici anche, da lettore forte, i libri e gli autori da abbinare a Sacro niente nello zaino per l’estate?

Per me la pagina non è rifugio ma luogo dello scontro, Bohumil Hrabal diceva che il compito dello scrittore è andare lì dove si ha paura. Nel frastuono dei nostri tempi cerco di intraprendere la via di una letteratura che crei il silenzio, piuttosto che dare risposte. Il dolore, ma in generale ogni sentimento forte come la rabbia o la gioia, crea uno scollamento fra noi e le cose del mondo, uno stato mentale discreto e personale che può essere indagato dalla parola letteraria. Nel mio zaino ci sono scrittori che, ognuno con le proprie peculiarità, testimoniano questo tentativo: innanzitutto Guerra, il romanzo ritrovato di Céline, recentemente pubblicato da Adelphi, un nuovo tassello della discesa agli inferi del francese, nelle viscere della lingua e dell’abiezione umana; poi Il passeggero di Cormac McCarthy, breviario delle ultime ricerche esistenziali dell’americano, sospeso fra una trama esile ma evocativa e una prosa che cerca di modellare il caos del mondo; infine Solo vera è l’estate, l’ennesima prova felice di Francesco Pecoraro, equilibrio perfetto tra minuziosa analisi socio-culturale e indagine sulla passioni umane. Spingere l’occhio a leggere una parola dopo l’altra, risalendo la catena di frasi che compone un disegno grandioso, è la mia unica forma di speranza.

Buona Lettura di Sacro Niente di Giovanni Bitetto.

Antonello Saiz

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