Salvatore Dama. A volte esagero

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Né in frac e nemmeno in giacca e cravatta. A volte esagero (Società Editrice Dante Alighieri 2020) è un romanzo street style carico di personalità e fuori dagli schemi. Per intenderci, più multicolor che total black. A cominciare dalla narrazione e dai dialoghi, che trasudano la scompostezza autentica e trash dei personaggi. Gli amanti dell’impeccabile chiffon parigino sono avvisati: tra queste pagine al massimo potrete trovare un patchwork stravagante e dalle venature un po’ kitsch.

Siamo a Roma Nord, “quadrante alto-borghese” e ovattato della Capitale. E’ qui che si muovono “i tipi” e “le tipe” dell’ultimo romanzo di Salvatore Dama, creati con la preziosa collaborazione di Luigi Gallo. Una melma invisibile in cui nuotano e annaspano in primis i due protagonisti: il personal trainer Alex detto “il Proteina” e Manuel  “il Disfunzione”. In mezzo ci sono perfino il bullismo senza scrupoli contro il giovane avvocato Tancredi, impegnato a perdere 15 chili, lo spaccio del nutrizionista farlocco di  Finajet, Winstrol, trenbolone e altri anabolizzanti e l’escorting per signore parioline âgé.

Nel frattempo Alice si guarda allo specchio e non riconosce più il fisico di un’atleta perché vede dappertutto accumuli di grasso rigorosamente immaginario. Gertrude, vetero-influencer, è in preda a una crisi di “like” che è peggio di una crisi di nervi. Ludovica fa a botte con le sue smanie da figlia di papà che vuole a tutti i costi un calciatore della Lazio. E poi c’è Nelson, un domestico filippino desideroso di “svoltare” affidandosi ai traffici illeciti per diventare il Tony Montana della shaboo e c’è Alona, una stalker moldava che colleziona denunce per tenersi stretta il suo uomo.

Salvatore Dama con un nudo e disinvolto realismo dissacrante, a tratti cinico e spietato, racconta in queste pagine con un mood brillante e fotogenico il più profondo Narcisismo, la malattia del secolo che sta distruggendo noi stessi e le nostre relazioni con gli altri. Un Narcisismo portato alle estreme conseguenze, che alla fine presenta da pagare a ognuno, nessuno escluso, dall’élite borghese al domestico, un prezzo troppo alto. Un Narcisismo raccontato attraverso il mondo delle palestre, le fitness addicted, il pregiudizio estetico. Ma anche attraverso il traffico di sostanze dopanti, il maoismo alimentare di un personal trainer, la chirurgia estetica, la coca. Il tutto animato dallo sfogo di un neurone e condito con la sindrome depressiva da social network, con un rapper nero che inneggia al caporalato, il revenge porn, le amicizie tradite, il sesso do ut des, le confessioni di una prostata ipertrofica.

Tutto materiale vivo e assolutamente attuale e contemporaneo. Una sorta di commedia plautina in cui sul palco sfilano personaggi che finiscono per diventare le caricature di sé stessi, vinti e sottomessi da un Ego molesto, ingombrante, ormai ingestibile e assolutamente deleterio. Quell’insopprimibile amore per se stessi che assume le sembianze di un mostro e diventa fonte inesauribile di un malessere fisico che trascina l’anima in un vuoto incolmabile, nell’infelicità e nella solitudine.

Non c’è niente di più impresentabile dell’esasperazione che porta alle estreme conseguenze, un’iperbole che è più la parabola discendente di un’autodistruzione che sa di tragico.  Spompati e risucchiati dall’amore malato per se stessi, che ne ha corroso perfino le viscere, Alex & Co. si ritrovano contemporaneamente attori e spettatori di uno spettacolo penoso e raccapricciante. Peccato che la sceneggiatura sia la propria sfigata esistenza trascorsa nell’illusione di stare bene quando invece in realtà dentro si sta profondamente male.  Un’overdose letale. Perché a tirare troppo la corda e alzare il volume a palla, prima o poi si finisce malissimo.

Elena Orlando