“Se non ti racconti, non esisti”. Intervista ad Alessio Musella

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Pensata e creata dall’editore Alessio Musella nel 2020, durante il periodo di lockdown in Italia causato dal Covid, Art&Investments è una piattaforma online per sostenere e divulgare cultura, il mondo dell’arte, la musica e la fotografia. Più precisamente Art&Investments è un blog dove si possono leggere varie interviste per conoscere gli artisti del presente e gli operatori del settore, perché l’arte è un investimento che arricchisce l’anima e amplifica le emozioni, rendendo così le nostre vite significative.

Come nasce Art&Investments?

Nasce durante il periodo del primo lockdown, sono iperattivo da sempre ed ero stufo di vedere che, proprio nel mondo dell’arte, dove la creatività non aveva motivo di essere stoppata, molti artisti, galleristi e curatori, invece di reagire prendevano l’alibi della chiusura. Per lamentarsi senza, di fatto, cercare vie alternative per comunicare.

Raccontaci il progetto Art&Investments.

In principio è nato come una vetrina, nel quale poter trovare artisti e fotografi, ma anche le loro opere in vendita. Praticamente da subito, avendo coinvolto professionisti dei due settori, abbiamo capito che sarebbe dovuto diventare un blog sul quale poter scrivere e presentare persone, personaggi e professionisti, dare voce a chi voce troppo spesso non ha, creare uno spazio in cui l’utente possa trovare novità, interviste, presentazioni, volutamente scritte con terminologie facili da comprendere.

Perché hai la necessità di promuovere e divulgare l’arte?

L’arte è lo specchio dei tempi. Come tale racconta un periodo. Ritengo che troppo spesso sia stata considerata elitaria e di non facile accesso per molti. Il mio modo di intendere l’arte è molto più ampio. Per questo spesso, con i partner, decidiamo di essere decisamente trasversali nel comunicare, informare e scrivere…

Perché l’arte è un investimento?

È un investimento personale, per crescere, per capire, per non smettere mai di farsi domande. Se poi lo vogliamo ridurre al concetto meramente economico, se adeguatamente consigliata, l’arte può diventare anche quel tipo di investimento.

Quanto è importante per artisti, galleristi curatori e critici avere un supporto per comunicare il proprio lavoro?

Come in qualsiasi settore, se non ti racconti, non esisti.

Come si sta sviluppando la comunicazione in ambito artistico?

Sempre più social. Questo rischia di far abbandonare il piacere di respirarla, sfiorarla, per causa di forza maggiore ci stiamo spostando verso il virtuale, ma noi, in controtendenza come sempre, stiamo pensando di aprire una location che riporti l’arte in spazi adeguati, moderni e attivi…

Cosa ti ha stupito maggiormente da quando hai aperto la tua attività divulgativa ed editoriale di Art&Investments ed Exit Urban Magazine?

La superficialità e arroganza di diverse persone legate al mondo dell’arte, se penso al negativo. Ma niente può sostituire il piacere di dare la possibilità a un talento di esprimersi, di parlare, di farsi conoscere atttraverso i nostri canali.

 

 

A oggi Art & Investments è un blog online quotidianamente aggiornato, Exit Urban Mgazine è invece un mensile cartaceo di sole quattro pagine, con una grafica Neo Pop decisa fin dal primo numero insieme all’art director Nerina Fernandez, con le dimensioni di un vecchio Lp. È diventato, in solo un anno di vita, un oggetto da collezione, soprattutto le cover. Il nuovo che avanza a braccetto con il vecchio che rimane: la carta.

 

 

Che responsabilità ha un editore?

Molta, perché il suo compito è aiutare a capire un mondo, qualsiasi esso sia ­– in questo caso musica, arte e fotografia, che tutti pensano di conoscere perché accompagna il nostro quotidiano. Ma aneddoti, pensieri, suggerimenti di chi è protagonista di questo universo, vanno divulgati perché questo significa fare informazione.

Qual è il resoconto delle piattaforme da te ideate. Sei soddisfatto?

Sono molto soddisfatto del team che si è formato, professionisti diversi uno dall’altro, per formazione e pensieri, ma che proprio per questo, riescono a trasformare la piattaforma in una torre di Babele, al cui interno ogni lettore può trovare la sua dimensione.

 

Intervista a cura di Paola Fiorido