“La prima piuma è sempre quella che devo ancora disegnare”. Intervista a Daniela Alfarano

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Daniela Alfarano

Daniela Alfarano mi aspetta fuori dalla stazione dei treni nella sua Modena. Jeans e maglietta nera, pelle bianca, grandi occhi senza fondo e capelli lunghi da ragazza. Saliamo in macchina e arriviamo nella sua casa-studio dove il bianco e il nero dominano la scena, sia nell’arredamento sia nelle opere appese ai muri. Un piccolo quadro ritrae una piuma nera – l’unica piuma nera che ha disegnato – e, scavata nel suo grembo, una piccola piuma bianca. Queste sono le piume che lungo il cammino mi hanno portato da lei.

Daniela Alfarano sembra addomesticare l’oscurità. Lei non disegna piume bianche, ma scava dal nero con la sua grafite la forma luminosa delle piume in volo, con le quali è stato allestito un muro intero alla Fondazione Mudima di Milano.

Abbiamo conversato senza registrare, ho visto i suoi nuovi lavori, che hanno come soggetto le spine e le meduse, abbiamo camminato per il centro di Modena e sono ritornata a Milano, ringraziando Daniela Alfarano della sua opera, che mi ha aperto la porta a nuove suggestioni, e della sua gentilezza.

Mercedes Viola

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Di seguito l’intervista a Daniela Alfarano

«Un giorno raccoglierò le mie piume e volerò via» Fondazione MUDIMA di Milano

Come ti sei avvicinata allarte?

Ho sempre avuto la sensazione che l’Arte, come un destino, scelga gli esseri deputati a esprimerla. Il mio talento nel disegno è nato con me. L’interesse per la rappresentazione è parte di me fin dall’infanzia.

Ricordi quando hai disegnato la prima piuma? Cosa ti ha spinto a continuare a disegnarle?

La prima piuma è arrivata dopo tante immagini e tanti disegni. La piuma su di me ha sempre esercitato una grande fascinazione. Leggera, sublime, trasportata dallaria come un sentimento. Al punto che io stessa mi sono identificata in lei e in lei ho visto la presenza protettrice di mia madre. Un giorno raccoglierò le mie piume e volerò via sono il sogno di ricongiungersi a lei, volando. Comunque la prima piuma è sempre quella che devo ancora disegnare.

Durante il primo confinamento di marzo/aprile hai disegnato spine e meduse. Come nasce questo nuovo soggetto? Cosa hai visto in loro?

Le spine e le meduse nascono progettualmente prima di tale periodo. È che, dopo le mie due istallazioni veramente enormi a Milano e a Tolosa, dovevo necessariamente staccarmi dalle mie piume, sulle quali avevo impegnato ossessivamente due anni di lavoro. Paradossalmente, le spine descrivevano perfettamente la condizione umana di quel periodo. La parte del fiore più spoglia e pericolosa. Ma viva e immortale nella sua funzione, anche portatrice di ferite e dolore. Le meduse, a loro volta: luce pura ma pericolose. La bellezza e il pericolo insieme.

Nelle tue opere e nelle opere esposte nel tuo studio dominano il bianco e il nero, cosa senti per i colori?

Mi interessano le profondità più che le suggestioni del colore. Il bianco e il nero. Il buio e la luce, per me, contengono tutti i colori. I colori canonici non mi rappresentano.

Quali sono le cose, situazioni o persone che ti ispirano?

Come dicevo prima, nel caso delle piume l’ispirazione mi è stata donata dalla vita. Dal sentimento. Però anche dalla forma. Da ciò che già esiste e sento parte di me. Di certo prediligo attingere da ciò che sento e conosco.

Che cosa è l’Arte? Per chi?

L’Arte per me è colei che contiene tutte le meraviglie del creato. Dell’umano. La descrizione di un tempo eterno che ha come unico sistema di misura l’emozione. Ci avvicina al Divino e alla terra. Alto e basso insieme. Per chi? Per chi vive e vuole vivere e sentire.

È necessario conoscere la biografia dellartista per guardare lArte?

Per guardare l’Arte bastano gli occhi e la libertà di emozionarsi. Senza preconcetti. LArte è nutrimento per l’anima.

Se dovessi giocare per una di queste due squadre del 900, dove ti iscriveresti: Duchamp o Picasso?

Io direi Frida Kahlo. Yoko Ono. Francesca Woodman.

A cosa stai lavorando? Che progetti hai?

Sto lavorando. Il mio progetto è arrivare al cuore di chi si approccerà alla mia opera.

Intervista a cura di Mercedes Viola