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Tu che eri ogni ragazza. Intervista a Emanuela Cocco

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Questa settimana incontriamo per Le tre domande del Libraio su Satisfiction Emanuela Cocco, editor freelance e autrice. “Tu che eri ogni ragazza”, primo romanzo pubblicato dalla casa editrice Wojtek nel 2018, è stato ristampato in una nuova edizione in tempi recenti. Emanuela dirige la collana di letteratura sinistra “Trema”, pubblicata da Edizioni Arcoiris, ed è tra i fondatori di Terra di nessuno, spazio di critica della drammaturgia. Ha scritto per il teatro e per la televisione, come autrice e come critica. Ha pubblicato drammaturgia, racconti e saggi di analisi letteraria. Ha collaborato come lettrice con il Premio Italo Calvino. Scrive di quello che legge per la rivista «Carmilla».


Emanuela partiamo da Trema, questa collana di letteratura nera, raccapricciante, fantastica, inquietante, fantasmatica. Le scritture che ne fanno parte utilizzano le configurazioni proprie della letteratura di genere, non per delimitare la storia ma per consentirle di espandersi. Alcuni degli autori invitati a partecipare a Trema si sono confrontati con questo codice per la prima volta, altri lo frequentano abitualmente: qualità della scrittura e forza immaginativa sono gli elementi che li accomunano. Ci racconti a che punto è il progetto e le tue personali impressioni sullo stato delle narrazioni brevi in Italia dal tuo osservatorio privilegiato?

Trema è nata come collana antologica e sapevo già che sarebbe stata un esperimento a termine, che si sarebbe concluso con l’uscita del quarto o quinto libro, e che avrebbe coinvolto molti autori contemporanei italiani che avevo letto e stimato e che mi sarebbe piaciuto si confrontassero con un punto di vista sul mondo, sulla vita, diverso, che è quello della letteratura dell’orrore, o sinistra, che poi una moltitudine di punti di vista che si prestano alla sperimentazione e anche all’autenticità, perché è davvero una posizione interessante per parlare del mondo di oggi e dell’orrore in cui spesso siamo immersi.
Arrivata al quarto volume, che uscirà a novembre e che concluderà il progetto, posso ritenermi soddisfatta e grata dalla qualità dei racconti, delle illustrazioni e dei contributi critici che compongono Trema. Nulla è scontato, intorno a Trema si sono uniti autori (e per me lo sono tutti, illustratori, critici, traduttori compresi) di grande valore. Questo progetto è nato piccolo, di nicchia, e solo per questo è stato così libero, indipendente e senza compromessi. Proprio come alcuni progetti che seguo da tempo e che ammiro, che fanno letteratura strana, sinistra, macabra, dell’orrore, fantastica, possiamo chiamarla in molti modi. Sono in tanti, sono abbonata a  Strane Visioni Digitali di Edizioni Hypnos, leggo molti libri di zona42, Providence Press, Edizioni Urban Apnea o Cliquot pubblicano bellissime cose, insomma, qui mi riattacco alla seconda parte della domanda sullo stato delle narrazioni brevi in Italia: non ho il polso della situazione e sicuramente il mio punto di vista è parziale e sto per dire un’ovvietà, però i racconti sono alta letteratura e credo che sia un tipo di letteratura che avrà sempre il suo pubblico. Se ci penso tra i libri più belli letti quest’anno ci sono proprio due raccolte di racconti: “Mi ricorderò di te” di Mary South (Pidgin) e “Grazie Chanchúbelo” di Alberto Laiseca (Wojtek) Dopo Trema il mio prossimo progetto sarà la direzione editoriale di Ripley, una collana (per D Editore) di romanzi brevi, letteratura contemporanea noir che raccoglierà storie tese, inquiete, attraversate da un senso di minaccia. Non vedo l’ora di cominciare.

Emanuela hai fondato Scrivere di notte – Scuola di scrittura, dove curi laboratori di scrittura e lavori come editor sui testi degli altri. Un modo di tenere il polso della situazione letteraria in Italia in questo momento.  Ci dici le tue osservazioni sulla utilità delle scuole di scrittura e lo stato di questo laboratorio permanente che hai creato, al netto del successo che hanno in Rete le tue serate aperte al pubblico.

Scrivere di notte mi sta dando tantissime soddisfazioni, e mi sta anche offrendo la possibilità di lavorare con persone che stimo. Siamo solo agli inizi però per l’editing e le schede di revisione abbiamo la lista d’attesa. Quest’anno è iniziata la collaborazione con Antonio Russo De Vivo e tra i docenti avrò: Andrea Zandomeneghi, Fabio Massimo Franceschelli, Claudio Kulesko, Francesca Guercio.  Sulle scuole di scrittura le mie opinioni non sono cambiate da quando tanti anni fa scrissi una specie di premessa che mandavo a chiunque mi chiedesse informazioni su un laboratorio. La prima cosa è che gli attestati non servono a nulla.  Poi una scuola di scrittura per me vuol dire che ci incontriamo intorno a un testo e ragioniamo insieme, a partire da quello che sappiamo fare con le parole. Un laboratorio è un incontro in cui, alla fine, si scrive, niente di più e per niente di più intendo dire che non si lavora a nessuna altra cosa che non sia il testo. Questo mi porta anche a rispondere alla domanda solita, ricorsiva e inestinguibile: si può insegnare a scrivere, può un laboratorio di scrittura farti diventare uno scrittore? La mia risposta è: no, nessuno può farti diventare nulla, uno scrittore si fa da sé non lo confeziona nessuna scuola, sta a te quello che riuscirai a progettare, a fare, quello che diventerai.
Nessuna scuola di scrittura (che non sia una truffa) ha lo scopo di insegnare a fare letteratura, e un autore che accetta di guidarti in un progetto di scrittura non dovrebbe essere la persona capace di indicarti la via maestra ma solo qualcuno (che stimi, qualcuno di cui ti fidi) che ti porta a spasso per i boschi letterari con passione e curiosità, qualcuno che non ti fa promesse patetiche ma che ti organizza un percorso non didascalico tra le opere, gli autori, i loro atteggiamenti di scrittura e le loro forme: questo è un progetto realizzabile.

Venerdì prossimo ospitiamo su Scrittori a domicilio una persona che conosci molto bene, Francesca Guercio con Distopia Pop, libro edito da Polidoro e presentato all’ultimo Premio Strega.  Nella dozzina non ci è arrivato insieme ad altri meritevoli romanzi di casa editrici piccole, tenaci e capaci di sperimentazione. Ci dici le tue impressioni e come spieghi, invece, la lunga vita di un romanzo come Tu che eri ogni ragazza?

Ho parlato con Francesca Guercio di questa breve ma bella avventura allo Strega e penso che il suo talento sia una cosa evidente ma che sia evidente anche la sua inventiva indomabile e il tono sofisticato dei suoi progetti. Francesca è una mente vivida e complicata, non scrive cose facili e immediate, eppure il suo romanzo è divertente, pieno di vita e di sorprese. Posso capire che non sia una storia semplice e per tutti, credo però che chiunque inizi a leggere un romanzo come Distopia Pop non possa restare indifferente a queste pagine piene di acume, di ironia, e a questo stile così preciso e affilato.
Per quello che riguarda “Tu che eri ogni ragazza” non finisco mai stupirmi perché il romanzo è ancora letto e c’è chi ne scrive e questo mi sembra un grande regalo. Quando l’ho scritto non mi aspettavo nulla, solo di poter scrivere (Grazie a Wojtek che mi ha lasciato piena libertà) qualcosa che fosse fedele al mio immaginario, qualcosa che io avrei voluto trovare e leggere, di cui non dovermi mai vergognare. Insomma alla fine deve parlare il testo, il resto non conta. Scrivo ancora seguendo semplici propositi

Buone Letture con I racconti di Trema, Tu che eri ogni ragazza di Emanuela Cocco e Distopia Pop di Francesca Guercio.

Antonello Saiz

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