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Vi siete mai chiesti come mai la letteratura e l’Arte siano sempre state abbastanza importanti?

Però allo stesso tempo si dice “carmina non dant panem”, che vuol dir che di letteratura non si vive.

Questa sera Gino, un professore di Scienze cliente del Bar Bianciardi ha iniziato a parlare con me di scrittura e del suo potere facendomi diverse domande.

<<Ma quale sarebbe il potere della scrittura?>> mi chiede.

Ed io: <<Il potere della scrittura dipende dallo scrittore>>.

Poi lo osservo, vedo che il suo sguardo si fa curioso e allora continuo: <<Dipende dal carattere dello scrittore>>.

<<In che senso dal carattere?>>.

Mi vengono in mente mille cose, il coraggio, l’impeto, lo stile e la sintesi e nessuna di queste riassume completamente il carattere.

<<Ci vuole predisposizione alla libertà, ci vuole uno stile penetrante e occorre essere creativi, il potere è anche questo>>.

<<Sì ma che forza ha la letteratura?>>.

<<Una forza magnifica Gino, hai presente un foglio bianco?>>.

<<Certo>>.

<<Ecco, lì dove non c’era niente lo scrittore inizia a mettere le sue parole e tutto prende vita, lo scrittore ha la forza creatrice>>.

<<Come se fosse un Dio?>>.

<<Lo scrittore è un Dio>>.

<<Addirittura?>>.

<<Ma è naturale, la persona più importante del mondo quando entra nel libro dello scrittore è obbligata a sottostare ai suoi comandi e lui può obbligarla a fare qualsiasi cosa voglia>>.

<<Questo è vero>>

<<Lo scrittore inventa nuovi mondi, nuovi universi, nuovi futuri e nuove possibilità e con i dovuti accorgimenti può fustigare il mondo in cui vive al riparo del nuovo mondo che ha costruito>>.

<<Anche se bisogna sempre stare molto attenti alle richieste di risarcimento>>.

<<Certo anche se la cosa è ridicola>>.

<<Spiegati>>.

<<Immagina che nel libro il mio personaggio dica che tu sei stupido per questo, quello e quell’altro motivo, tu potresti offenderti e farmi causa per diffamazione?>>.

<<Esatto>>.

<<Immagina che nel libro il mio personaggio entri in casa tua e ti uccida, allora io dovrei essere imputabile di omicidio?>>

<<No, ma non è così che funziona>>.

<<Sì ma hai capito? La verità è che manca il coraggio, le parole sono state intrappolate dalla paura. Le parole servono a tutti, la paura a pochi. Un amico mi diceva che è meglio avere mille nemici deboli che tre potenti>>.

<<Cosa intendi?>>

<<Che la letteratura, quell’atto divino in grado di annichilire mondi, di fare esplodere galassie e di far collassare l’essenza stessa della materia si piega di fronte al potere e invece di annichilirlo con la sua forza demiurgica gli si sottomette>>.

<<E quanto potrebbe essere grave?>> mi chiede.

<<Molto, vedi il nostro è solo uno dei tanti universi possibili, e quando noi sottomettiamo la nostra arte ai desideri di questo mondo è come se gli sottraessimo le forze e le capacità di creare un futuro migliore>>.

Poi continuo: <<Pensa ad Aldous Huxley nel suo mondo nuovo, lui aveva sognato ed anticipato un mondo come il nostro di grande benessere e di grandi possibilità. E il lavoro dei letterati è quello di illuminare il futuro con idee nuove e non devono smettere>>.

<<Stanno smettendo?>>

<< Ma Gino, è già successo, non esce nulla di nuovo, tutto quel che esce deve avere il permesso di qualcuno e la certezza di non scontentare chi conta>>.

<<Ma magari è sempre stato così no?>>.

<<La letteratura è un atto divino, Dio creò la luce e la luce fu, così come creò l’uomo impastando polvere e saliva. Tutto questo lo sappiamo perché è scritto in un libro>>.

<<Il paragone è suggestivo>>.

<<Nei libri raccontiamo la nostra vita e raccogliamo le esperienze, la nostra storia, la cultura e la spiritualità>>.

<<Ma oggi il mondo è pieno di libri>>.

<<Sono quasi tutti libri finti, libri spenti caro Gino>>.

<<Ma come deve essere un libro per essere vivo?>>.

<<Deve essere all’altezza dello scrittore e nel libro lo scrittore non solo è un Dio ma può diventargli persino superiore se pensiamo che alcuni libri Dio lo hanno fatto anche morire>>.

<<E quindi?>> mi chiede confuso.

<<E quindi col tempo lo han fatto morire davvero a forza di libri morti, con scrittori finti o finiti. Perché se la scrittura è un atto divino, senza scrittori neppure Dio può più sfogarsi>>.

<<Ma, a parte la spiritualità, la scrittura è divertente e può trasmettere diversi concetti>> ribatte.

<<Non solo, lo scrittore può anche essere un criminale importante e nei suoi libri può fare stragi di intere città senza risultare imputabile>>.

<<Adesso mi stai prendendo in giro>>.

<<Non ti sto prendendo in giro, è vero, anzi lo sai qual è il crimine più diffuso tra gli scrittori mediocri?>> chiedo.

Mi guarda poco convinto e risponde: <<No, non lo so dimmelo tu>>.

Mi giro con uno sguardo malefico e lo pietrifico: <<Gino, il loro crimine è pubblicare>>.

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