Anteprima. Gert Nygårdshaug. Inferno verde

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Con Inferno verde, libro del norvegese Gert Nygårdshaug edito in Italia da SEM (con la traduzione di Andrea Romanzi), l’eco-thriller è servito. Attivista ambientale, autore de L’amuleto e di Frederic Drum e il mistero del re di pietra, Nygårdshaug è autore di un romanzo precursore, che anticipava (la prima edizione risale al 1989) temi come la conservazione della biosfera e il conflitto tra Nord e Sud del mondo. Nel 1988, tra l’altro, lo scrittore era stato in Brasile per realizzare un reportage su Chico Mendes, il sindacalista che era stato da poco assassinato, ed era stato costretto a fuggire in Amazzonia a causa di pesanti minacce di morte. E fu proprio in Amazzonia, a stretto contatto con gli Indios, che Nygårdshaug sposò definitivamente la causa ambientale, dando vita anche a Inferno verde. Protagonista del libro è Mino Aquiles Portoguesa, un ragazzino di dieci anni che fa il cacciatore di farfalle per sopravvivere, la cui famiglia viene sterminata dai militari al servizio delle compagnie petrolifere. Mino allora fugge nella foresta, e viene poi adottato da un “mago viaggiante”, iniziando così a lavorare con lui nei suoi spettacoli itineranti. Ma il ragazzino riesce anche a studiare biologia, fondando poi il movimento “Mariposa”, e in fine diventando un eco-terrorista. Nygårdshaug lancia il proverbiale sasso nello stagno, e con grande abilità narrativa unita a una perfetta gestione del thriller, riesce a costruire un romanzo che fonde mirabilmente la vena narrativa alla capacità di portare l’attenzione su un tema di portata mondiale.

Paolo Melissi

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La collina delle magnolie, a sudest del villaggio, brillava di un verde dorato nel sole basso della sera, e un venticello dolce, umido e quasi impercettibile portava con sé l’odore leggermente amaro dei canforerira, gli alberi della canfora. Proprio al centro di tutto quel verde troneggiavano gli alberi di jacaranda. In piena fioritura assomigliavano a comignoli di porcellana blu che attraevano uccelli di tutti i tipi: zopiloti, colibrì e tucani dai becchi curiosi. Uno sciame di statiras, cedronelle, si era alzato in volo dal proprio nido subito dopo il breve e violento acquazzone serale, attirato dai forti profumi provenienti dal mercato dei fiori e della verdura. Faceva caldo e l’umidità esalava dalla giungla.

«Vattene via, mascalzone, altrimenti chiamo tutti i demoni obojo e kajimi della giungla. Si infileranno nel tuo letto mentre dormi e ti morderanno, iniettandoti il loro veleno!» Un venditore di noci di cocco, vecchio e smagrito, cercò di colpire un ragazzino con un cappello logoro. Il piccolo, scalzo e seminudo, corse via scoppiando in una sonante risata di scherno.

Mino Aquiles Portoguesa, sei anni, aveva perso quasi tutti i denti da latte. Si nascose dietro il tronco di un enorme platano: quel venditore di cocco non lo spaventava nemmeno un po’. Nessun bambino era spaventato dal vecchio Eusebio, nonostante fosse quello che si agitava di più, urlando più forte di tutti, quando i ragazzini si avvicinavano al suo carrello pieno di noci di cocco. Sapevano che Eusebio era un uomo gentile, in fondo. Più di una volta aveva regalato ai bambini una noce di cocco intera: non erano molti i fruttivendoli del mercato che ne regalavano di intere ai bambini poveri. «Minolito! Vieni! Guarda che cosa abbiamo trovato!» urlò il suo amico Lucas.

Mino corse dal platano verso un mucchio di vecchie cassette della verdura accatastate in un angolo del mercato. Lucas, Pepe e Armando stavano utilizzando la punta di un bastone per colpire qualcosa che si trovava all’interno di una cassa di legno piena di foglie di cavolo marce. Mino guardò all’interno. «Sapito,» disse «un piccolo rospo bianco! Guardate! Prova a nascondersi tra le foglie. Non fargli male, Armando!» Armando, che aveva dieci anni ed era ormai quasi un adulto, lanciò via il bastone. Dopodiché estrasse dalla tasca un filo e, legandone un’estremità, formò un perfetto nodo scorsoio.