Benvenuto su Satisfiction   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Satisfiction

Sine qua non, Siamo qua noi

Home / Archive by category "Sine qua non, Siamo qua noi"
Borges non è mai esistito

Borges non è mai esistito

• Ogni tanto riemerge l’historiette che Borges non sia esistito; un argentino di origine italiana mi scrive che ha le prove inoppugnabili (sic!) della veridicità sull’inesistenza, dice (lo sprovveduto) di chiamarsi Aquiles Scatamacchia, figurarsi! • La storiella è vecchia, ma siccome anche uno stolto ti può accompagnare da un genio, mi è tornata alla mente…

Continua a leggere >
La delicata sofferenza di Mario Benedetti

La delicata sofferenza di Mario Benedetti

Mi capita spesso di pensare alla delicata sofferenza di Mario Benedetti, gli occhi, un poeta verso cui provo un rimorso immedicabile per non essergli stato vicino quando ha tradotto per noi Michel Deguy e poi alla fine quando la combustione bianca delle parole sfiorava l’incomprensibile. Quella sera che gli dissi (al Teatro Elfo a Milano)…

Continua a leggere >
Due romanzi che precedono Kafka

Due romanzi che precedono Kafka

Stanotte mi è capitato fra le mani un libro scritto dal grande editore Wagenbach del 1995, Feltrinelli lo pubblicò malino l’anno successivo, io lo rifarei molto meglio, e forse lo rifarò. E mi è venuto in mente quel testo di Roberto Calasso a proposito di Bazlen sui “libri unici”: «Fu allora che Bazlen, per farsi…

Continua a leggere >
Parole morte, parole doppie

Parole morte, parole doppie

Oggi alle 12:46 (vietandomi di fare l’elemosina a una persona che aveva dimenticato il suo nome) ho capito una ovvietà, che comunque non avevo mai compreso: ciò che è fondante conta e ciò che viene fondato è nulla, pertanto ho “visto” che la mistica non sa che farsene della teologia, di qualsiasi diologia di ognidove….

Continua a leggere >
No, non ho mai imparato a vivere

No, non ho mai imparato a vivere

Michel de Montaigne scrive nei “Saggi” (Libro I, capitolo XX): “La meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà. Chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.” Ricordo, me la girò Federico Ferrari, l’ultima intervista (uscita su le Monde) a Derrida: l’intervistatore gli ricordava un suo libro cruciale, “Spettri di Marx” che si apre con…

Continua a leggere >
Per Roberto Calasso

Per Roberto Calasso

Proprio stanotte ho terminato di leggere il suo “Bobi”: «Primavoltità, invece, era una parola che Bazlen aveva inventato e usava. Significava il legame fra qualcosa che era successo e chi gli dava un nome. Se questo avveniva subito, il suo carattere abrupto e irripetibile gli conferiva una qualità ulteriore, una forza d’urto che poi si…

Continua a leggere >
Zamjatin. Noi

Zamjatin. Noi

Zamjatin lo ha terminato nel 1921, giusto cento anni fa. Stamattina mi sono svegliato e mi sono ricordato dello Stato Unico e dell’invalicabile Muro verde. “Noi” parla di noi ora, qui. Il gruppo prese il nome dai Confratelli di san Serapione di Hoffmann, die Serapionsbrüder, i serapionidi, mi disse Roberto Roversi, due su tutti svettano,…

Continua a leggere >
Cosa c’entra Dante con Buñuel

Cosa c’entra Dante con Buñuel

S’io avessi le belle trecce prese… così funziona la mia memoria, l’altro giorno con un amico si evocavano le Rime petrose di Dante, scritte per la fuggevole Pietra (che non c’era), e all’alba come un fulmine erotico quel verso: Dante sublima, svanito il desiderio si incornicia la forma. Come cosa c’entra Buñuel? S’io avessi le…

Continua a leggere >
Paul Valéry e la Rete

Paul Valéry e la Rete

Valéry più di 80 anni fa nei suoi “Scritti sull’arte” così descrisse la Rete: “Come l’acqua, il gas, la corrente elettrica giungono da lontano nelle nostre case per rispondere ai nostri bisogni con uno sforzo quasi nullo, così saremo alimentati da immagini visive o uditive, che appariranno e spariranno al minimo gesto, quasi un cenno….

Continua a leggere >
Che non degeneri in lavoro!

Che non degeneri in lavoro!

Attenzione che tutto ‘sto ragionare non degeneri in lavoro! Disse Achille Castiglioni, così mi ha riferito Flaviano. Che in fondo è la domanda di Pasolini-Giotto: Perché bisogna realizzare l’opera quando è così bello sognarla soltanto?

Continua a leggere >
Click to listen highlighted text!