Elena Orlando. Un amore a prova di emoticon

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Gli innamorati non ci sono per nessuno. Nemmeno per San Valentino, troppo impegnato a confezionare le solite idee regalo. Per dirla con Jacques Prévert gli innamorati sono altrove, molto più lontano della notte, molto più in alto del giorno. Sono sempre connessi, flirtano su Instagram, litigano su Tik Tok, si tradiscono su Clubhouse. Scordatevi le sceneggiate romantiche sotto casa, i fiori inviati a casa col pony express, la letterina d’amore portata piccione viaggiatore. E scordatevi pure i corteggiamenti lunghi e infiniti, per intenderci quella corsa a ostacoli al cardiopalmo in cui fino all’ultimo non sai mai come va a finire.

E dire che è proprio con un corteggiamento dei più classici che si apre la storia della letteratura italiana. Che cosa sarebbe oggi quell’eccitante ed euforico duetto tra un uomo e una donna fatto di andate e ritorni, sottintesi e non detti se nel lontano XIII secolo Cielo d’Alcamo non avesse audacemente preso per i fondelli l’amor cortese con quel dialogo botta e risposta tra quel corteggiatore accanito e la sua dama paragonata a una rosa, che prima se la tira e poi invece, un bel po’ sfinita, alla fine gliela concede, la sua “misericordia”?  Eppure  nell’eterno gioco di seduzione e conquista tra cacciatori e prede ormai non c’è niente di più lontano dall’amor cortese e perfino da ogni sua felice parodia. Nessuna netta assegnazione di ruolo. Semmai, la rivisitazione strong e non priva di empeachment emotivo di una netta inversione di ruoli, in cui la femmina lancia l’esca e il maschio semmai si limita a parare i colpi o almeno ci prova.

Non siamo proprio nel mood di Ogni respiro di Nicholas Sparks. Nel contatto virtuale è tutto hic et nunc e decisamente improvvisato. Si recita a soggetto. Parte senza preavviso un cuore all’ultima foto postata su Instagram, ma senza le note incalzanti di Baby di Sfera Ebbasta, che fa troppo sweet harmony. In genere, se il colpo è ben assestato, segue il like di ringraziamento. E poi ancora un ping pong di fuochi, fiamme, smile con un cuore,  due cuori, tre, quattro, e così via in quell’ escalation incendiaria che è un crescendo rossiniano. Un salto nel buio, in un approccio virtuale in cui è quasi del tutto impossibile individuare il momento perfetto, quell’attimo eterno e indimenticabile in cui entrambi, fissandosi negli occhi, decidono di annullare improvvisamente ogni distanza di sicurezza e precipitarsi l’uno addosso all’altra.

Se nel giro di qualche minuto arriva la risposta, si va avanti a flirtare. Vuoi mettere l’eccitazione di gestire il passo successivo, magari su whatsapp? Chat sempre più calde, bollenti. La passione virtuale tra i due è finalmente esplosa a tutti gli effetti. In parole povere, si è ormai arrivati a quel punto di non ritorno che implicherebbe al più presto il darsi appuntamento de visu da qualche parte. Però, vuoi il coprifuoco, vuoi l’ansia di non essere all’altezza delle aspettative, vuoi la paura del contagio del Covid-19, vuoi le solite fottute umane insicurezze, è già da un po’ che il gioco regge solo nell’universo virtuale e non si decide a varcare la soglia del contatto fisico vero.

  Passano i giorni, le settimane si rincorrono ma, chissà perché, si resta fermi e immobili, sospesi in quell’indefinibile spazio tra fantasia e realtà, nello stato paradisiaco e felice della sera del dì di festa, che però ancora non arriva. E nel frattempo ci si ubriaca di messaggi vocali che illudono entrambi di essersi già visti e conosciuti e si infarcisce il tutto con qualche audace scambio di video. Poco importa se sia tutto vero o verosimile, o se ci si trovi davanti a un fake che si spaccia per il Brad Pitt de’ noantri. La storia d’amore è già partita. Un amore intenso, una passione travolgente che nemmeno nelle scene di Io e le donne. Io e Annie  avevamo mai visto. E la cosa pazzesca è che tutto è avvenuto senza essersi mai neppure incontrati. Magie social.

Ma a spezzare l’incantesimo sarà proprio la pessima idea di vedersi davvero. Arrivati a questo punto, dopo l’inossidabile scambio di cuori, la storia dovrebbe essere a prova di bomba. E invece… Niente è più doloroso del disincanto, scriveva Mary Shelley. E al primo appuntamento arriva la delusione. L’amore, come una bolla di sapone, svanisce nel nulla, si dissolve. E con esso l’energia trasmessa da tutti gli emoticon inviati a pioggia, i desideri, i sogni, i film mentali, le speranze e quello stato paradisiaco dell’infatuazione. Insomma, una love story ai titoli di coda. Ma senza troppi drammi e piagnistei. Entrambi sono subito pronti a reagire, a voltare pagina Instagram, a cambiare bacheca Facebook da frequentare per intavolare già un flirt nuovo di zecca e ricominciare con  smile dagli occhi innamorati, cuori, baci e ogni sorta di emoticon d’amore. Però stavolta senza più gettarsi nel panico di un vero appuntamento. Così magari ci si risparmia pure qualche spiacevole sorpresa.

Elena Orlando