Julia von Lucadou. La tuffatrice

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Questa è la storia di una deflagrazione volontaria, un’insubordinazione silenziosa e trascinante.

È la storia di Riva Karnovsky, la tuffatrice di Grattacieli, la diva spenta, che all’apice di una carriera folgorante si ferma, rifiutandosi di continuare.

Tutto il mondo intorno a lei, il suo compagno, il suo manager, sono allibiti. Riva uno strano giorno si siede sul pavimento della sua bella casa e, come lo scrivano Bartleby di Melville – pur non avendo impedimenti fisici o morali – semplicemente si chiama fuori ripetendo a tutti il suo ostinato «I would prefer not to…».

E poi c’è Hitomi Yoshida, la psicologa del lavoro incaricata di osservarla per 24 ore al giorno, scavare nel suo passato e capire come aggiustare quel giocattolo rotto così prezioso.

Le due donne vivono in un futuro non molto lontano, dove il concetto di privacy è stato spazzato via, e dove il controllo della propria vita, della propria salute persino, è stato ceduto a una serie di applicazioni che dicono alle persone cosa fare tutto il giorno.

Hitomi osserva Riva, il suo declino esistenziale. La contempla come una mosca dentro un bicchiere rovesciato. La stessa agonia, la stessa immobile frenesia, la fine dell’ossigeno.

La sovraesposizione al dolore di Riva, coinvolge l’osservatrice Hitomi e la costringe a fare i conti con se stessa, fino a immedesimarsi, a perdere a sua volta il controllo, ignorando tutte le avvisaglie del proprio declino.

Riva è una città in fiamme e Hitomi sente forte il richiamo delle sirene.

Lo stile che la von Lucadou decide di utilizzare in La tuffatrice, edito da Carbonio Editore e tradotto da Angela Ricci, è asciutto e privo di qualunque orpello. La pagina, pertanto, risulta snella e asciutta. La lingua viene usata come un utensile manovrato senza trasporto. C’è molto controllo e questo, in letteratura, è sintomo di destrezza. La von Lucadou è una scrittrice che predilige le sfumature di grigio, e ricorda l’essenzialità di certe opere di Walter Gropius. Se vi piacciono le scritture fiorite, questo vi sembrerà solo lo scheletro di un libro ma se, invece, non vi disturba il neon, le mura bianche e pochi oggetti necessari in ogni stanza allora vi aggirerete in questo romanzo come a casa vostra e non proverete straniamento, ma un senso di sicurezza, riconoscendo voi stessi, la vostra vita.

Questo non è un romanzo precisamente distopico, né un romanzo di fantascienza, piuttosto è un romanzo intimista ambientato in un tempo che non è il nostro.

È un esordio, e come tale deve essere inteso, con tutte le imperfezioni che sempre ci devono essere. Alcuni personaggi sono stereotipati, penso agli amici di Zarnee, e altri entrano ed escono senza incidere in maniera adeguata come Aston o Roma. Per questi motivi non è un grande romanzo, un’opera potente, ma è un ottimo lavoro, che lascia sperare.

Pierangelo Consoli

Recensione a La tuffatrice di Julia von Lucadou, Carbonio Editore, traduzione di Angela Ricci, 2020, pagg. 252, disponibile in eBook (8.99 euro, in promozione fino al 3 maggio a 4.99 euro) e dal 14 maggio 2020 in libreria  (16,50 euro).