Adèle, la figlia di Victor Hugo, in riferimento al libro “Pazza d’amore”

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L’amore vero si dispera o va in estasi per un guanto perduto o per un fazzoletto trovato, e ha bisogno dell’eternità per la sua devozione e le sue speranze. Si compone insieme dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo”.

Victor Hugo non poteva neppure immaginare che queste sue parole sarebbero calzate a pennello, come una seconda pelle o un jeans slim fit, addosso alla sua secondogenita, l’amata figlia Adèle che a 33 anni fa quasi il giro del mondo per rincorrere disperatamente un amore non corrisposto. Accade così che di Adèle in famiglia si comincia a parlare a bassa voce, quasi senza farsi sentire, evitando perfino di pronunciarne il nome. Perché per quanto libero dai pregiudizi potesse essere il grande scrittore, una certa rispettabilità borghese andava sempre mantenuta.

E Adèle forse lo aveva dimenticato. Di nascosto era partita per Halifax nella nuova Scozia per lui, il giovane tenente Albert Pinson che prima l’aveva sedotta e poi di lei non aveva più voluto saperne. Eppure Adèle ora ne era profondamente innamorata e proprio non riusciva a rassegnarsi. Una passione scoppiata nella terrazza a strapiombo sul mare e nelle sale buie della dimora paterna dell’isola di Guernsey dove Victor, in esilio e addolorato per la morte della sua primogenita Leopoldine, organizzava abitualmente sedute spiritiche. Una passione consumata più volte, in incontri incandescenti. Eppure inspiegabilmente svanita nel nulla come una bolla di sapone. E neppure le bugie e i sotterfugi che Adèle si inventa per riconquistare il suo amante, che avrebbe tanto desiderato diventasse suo marito, servono a qualcosa. Anzi, non fanno altro che peggiorare la situazione. Adèle, che ottiene non senza difficoltà il consenso del padre a un matrimonio annunciato ai suoi ma che si era del tutto inventata, per questo amore oltrepassa il limite della follia.

Dopo il celebre film di François Truffaut, ecco un libro. Pazza per amore, edito da Fandango, in libreria da ottobre, raccoglie – a cura di Manuela Maddamma – lettere inedite e stralci dei diari di Adèle e di Hugo da cui emerge il ritratto di una donna anticonformista e ribelle, in una società ancora ingessata e vittima di molti pregiudizi. In copertina, l’abito da sposa della sorella Léopoldine Hugo, conservato al Musée Victor Hugo di Parigi.

Dedico un pensiero alle mie sorelle che soffrono nei bordelli, alle mie sorelle che soffrono nel matrimonio. Occorre dar loro libertà e dignità, il pensiero nella testa e l’amore nel cuore. Questo XIX secolo è di ostacolo; io riuscirò”. Adèle scrive così nel suo diario il 23 giugno 1855. Una promessa che racchiude in sé tutta la forza di quella “colomba” delicata e fragile che il padre così aveva descritto in Mes deux filles accanto alla sorella Léopoldine che invece è “simile a un cigno”.

Quella colomba che cerca a tutti i costi di volare. Una ragazza “riservata, pia, elegante”, in cui convivono altruismo ed egocentrismo, originale e bizzarra, che cerca sempre di consolare gli altri e alleviarne il dolore. Quella ragazza “bella come una statua antica con immensi capelli neri”, appassionata di musica, che scrive racconti pubblicati a puntate sul quotidiano L’ événement fondato da Vacquerie e i suoi due figli. Di straordinaria bellezza se Honoré de Balzac, scrivendo a un amico, la descrive come “ la più grande bellezza che abbia mai visto nella mia vita”.

Una sensibilità travolgente che esplode quando consola la famiglia profondamente addolorata per la perdita della sorella diciannovenne Léopoldine, morta annegata insieme al marito appena sposato. E quando il 2 dicembre 1851, dopo il colpo di Stato di Napoleone III, Victor Hugo fugge da Parigi a Bruxelles e poi all’isola di Jersey, lei scrive al padre con tenerezza infinita: “Ti mando una piccola violetta del mio bouquet che ho ricevuto in dono per il mio compleanno. Ti abbraccio e ti amo”. E ancora: “Suono Brahms pensando a te, come mi hai detto di fare”. E il padre, commosso, le risponde: “Mia amatissima Adèle, grazie del fiore. Profuma ancora. Mi è sembrato, cara figliola, che mi mandassi la tua anima”.

Un’anima forte e fragile insieme, che impazzisce per amore fino a morirne, che per tentare una nuova strada per sé ma anche per tutte le altre donne, affronta il dirupo. Morire per gli altri non è mai un dettaglio. Anzi, è proprio questo il dettaglio che conta.

Elena Orlando

16 novembre 2020