RINASCIMENTO PSICHEDELICO

Negli anni novanta, Timothy Leary affermò: Il personal computer è l’LSD degli anni ’90. A mio parere, l’LSD degli anni Duemila sono i social media, lisergica malia che ogni giorno rapisce per ore e ore milioni di utenti, assorti e paralizzati, immersi in una realtà virtuale. Un tempo quella realtà virtuale era sperimentata con l’assunzione di allucinogeni.

Turn on, Tune in, Drop out – Accenditi, Sintonizzati, Abbandonati – fu lo psichedelico mantra di Timothy Leary, professore di psicologia a Harvard negli anni Sessanta che divenne il Gran Sacerdote dell’LSD negli anni della controcultura e del movimento hippie negli Stati Uniti.

Turn On significa attivare la divinità o il grande spirito che è in ognuno di noi. È l’esortazione a esplorare strati più profondi della realtà, come pure i molti livelli dell’esperienza e della coscienza.

Tune In significa che una volta che sei attivato spiritualmente e sei pronto per tornare in mezzo agli altri, devi trovare un mezzo per manifestare la tua nuova consapevolezza.

Drop Out significa lasciarsi andare, cioè prendere le distanze dagli attaccamenti artificiali e affidarci a noi stessi nei pensieri e azioni.

Leary provò per la prima volta i funghi allucinogeni contenenti psilocibina durante un rituale religioso insieme ai nativi americani in Messico. Quell’esperienza rivoluzionò la sua vita, umana e professionale, e lo portò a sperimentare e scrivere numerosi libri sul tema. In L’Esperienza Psichedelica (1964), Timothy Leary la descrive così: “Un’esperienza psichedelica è un viaggio verso nuovi reami di coscienza. La dimensione e il contenuto dell’esperienza non hanno limiti e i suoi connotati caratteristici sono la trascendenza dei concetti verbali, delle dimensioni spazio-temporali e dell’ego o identità. Tali esperienze di coscienza espansa possono verificarsi in una varietà di modi: deprivazione sensoriale, esercizi yoga, meditazione disciplinata, estasi estetica o religiosa, oppure spontaneamente. Più recentemente sono diventate accessibili a tutti tramite l’ingestione di droghe psichedeliche quali psilocibina, mescalina, DMT ecc. Chiaramente, non è la droga a produrre l’esperienza trascendentale. Essa funge solamente come chiave chimica: apre la mente, libera il sistema nervoso dagli schemi e dalle sue strutture ordinarie.”

Nel 1960 Timothy Leary insieme al collega Richard Alpert lanciò l’Harvard Psilocybin Project per condurre una serie di esperimenti con l’LSD nella convinzione che diverse malattie mentali, tra cui depressione, PTSD, ansia, dipendenze e persino anoressia, potessero essere curate tramite l’assunzione in giusti dosaggi di sostanze psicotrope. Tra il 1960 e il 1963, Leary e Alpert testarono le loro teorie nel corso di una serie di studi oggettivi di riabilitazione penale, di psicoterapia psichedelica e di modifica della personalità. Quando nel 1962 gli accademici della prestigiosa università scoprirono che i due ricercatori avevano somministrato LSD ai propri studenti, i due studiosi furono licenziati e la ricerca interrotta. Alpert cambiò il suo nome in Baba Ram Dass e divenne un autore di successo e un guru della New Age. Leary iniziò a promuovere e incoraggiare i giovani ad assumere LSD a fini ricreativi. In breve tempo divenne il simbolo del movimento della controcultura giovanile con il suo slogan “Turn On, Tune In, Drop Out” e con dichiarazioni come: “Abbandonate la scuola perché l’educazione scolastica oggi è il peggior narcotico al mondo.”

L’LSD guadagna popolarità e da farmaco diventa la droga simbolo della controcultura, icona della Summer of Love e ponte verso la trascendenza orientale, tra l’India dei Beatles di Lucy in the Sky with Diamonds e la follia psichedelica di Syd Barrett. In seguito alla sciamanica e pervasiva diffusione della sostanza lisergica, nel 1971 il governo americano ne mette al bando la sperimentazione e l’uso, inserendolo nel limbo delle sostanze proibite di Classe A. Il Presidente Richard Nixon arriva addirittura a definire Timothy Leary “l’uomo più pericoloso al mondo.” Questo però non frena del tutto alcuni ricercatori sparsi per il globo che continuano a lavoraci clandestinamente mentre le energie creative dell’LSD influenzano Steve Jobs e altri moghul della Silicon Valley. Sul tema consiglio il ben ricercato e dettagliato libro LSD Da Albert Hofmann a Steve Jobs, Da Timothy Leary a Robin Carhart-Harris: Storia di una Sostanza Stupefacente (edizioni UTET) della giornalista scientifica Agnese Codignola che districa i molti fili che compongono la storia dell’LSD, dalle origini fino al Rinascimento psichedelico di questi anni, in cui il rivoluzionario uso dei micro-dosaggi e le scoperte dei ricercatori inglesi David Nutt e Robin Carhart-Harris sulle connessioni neurali attivate dall’LSD stanno riaprendo la strada della sperimentazione ufficiale per il “bambino difficile” di Alberto Hofmann, il “papà” dell’LSD, lo scienziato svizzero che nel 1938 sintetizzò per caso in laboratorio l’acido lisergico dietilamina mentre cercava una cura per i disordini mentali.

Gli psichedelici naturali ottenuti dalle piante sono usati da centinaia, se non migliaia, di anni dalle popolazioni indigene e dalle culture antiche. Il termine “psichedelia” – dalle parole greche psyche (anima) e deloun (chiaro, evidente) nel senso di “allargamento della coscienza” – fu coniato dallo psichiatra inglese Humphry Osmond negli anni Cinquanta.

Il caso dell’LSD come farmaco è tornato oggi prepotentemente alla ribalta e alla ricerca perché ci si interroga nuovamente sul fatto se andare su di giri con sostanze psichedeliche possa migliorare il benessere spirituale. La rinascita è avvenuta a metà anni Novanta quando un gruppo di scienziati in Germania, Svizzera e Stati Uniti hanno iniziato a esplorare l’impatto mentale e fisico della psilocibina, della mescalina e di una nuova sostanza: la dimetiltriptamina o DMT, l’ingrediente attivo in un antico infuso chiamato ayahuasca, usato dagli sciamani in Amazzonia. La ricerca su sostanze illegali ha creato notevoli difficoltà ma molti scienziati non si sono dati per vinti e con il passare degli anni, la FDA, la Food and Drug Administration, e la DEA, la Drug Enforcement Administration, hanno iniziato a opporre sempre meno resistenza verso questi studi pionieristici. Gli studi su psilocibina, DMT e mescalina sono stati approvati insieme alla ricerca sull’MDMA, più comunemente conosciuta come “Molly” o “Ecstasy.” La ricerca sull’LSD, che agli occhi del pubblico possedeva la reputazione peggiore, sono andati a rilento fino al 2008 quando la MAPS, la Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies, ha ricevuto l’approvazione da parte dell’FDA per studiare la psicoterapia con LSD relativa all’ansia legata al fine vita. La MAPS ha definito l’approvazione “una svolta epocale.” Lo studio ha riscontrato “tendenze positive” nella riduzione dell’ansia dopo due sessioni di LSD somministrato sotto la guida di uno psicoterapeuta.

Oggi nel mondo stiamo assistendo a uno stupefacente rinascimento nella ricerca del ruolo delle sostanze psichedeliche come cura per la mente. I trattamenti con la psilocibina hanno prodotto miglioramenti nei sintomi del disordine ossessivo compulsivo e della dipendenza da alcol. Il dosaggio è diventato un fulcro d’interesse. I micro-dosaggi dei funghi allucinogeni e di altre sostanze psichedeliche sono l’ultima tendenza. Chi ne fa uso afferma che piccole dosi quotidiane possano migliorare l’umore e la concentrazione senza l’impegno di un trip lisergico della durata di ore. La ricerca nel campo del micro-dosaggio è ai banchi di partenza.

Lo scorso settembre la prestigiosa John Hopkins University ha annunciato l’apertura del Center for Psychedelic and Consciousness Research, con la finalità di studiare i preparati come LSD e psilocibina per curare un’ampia gamma di disturbi mentali, tra cui anoressia, dipendenze e depressione. Il centro, il primo negli Stati Uniti, è stato fondato con un contributo di 17 milioni di dollari da parte di ricchi donatori privati. Ad aprile anche l’Imperial College di Londra ha inaugurato il primo centro sulla ricerca delle sostanze lisergiche in Inghilterra con un contributo da privati di circa 3,5 milioni di dollari, diretto dal ricercatore Robin Carhart-Harris di cui vi consiglio questo talk. Questa nuova branca di studi medici rientra nella cosiddetta “medicina psichedelica.”

Sin dai primi anni duemila, numerosi scienziati hanno esplorato il potenziale degli psichedelici e di altre droghe a uso ricreativo, per risolvere i problemi di origine psichiatrica e i primi risultati sono stati così promettenti da generare un flusso di articoli positivi e almeno due libri di successo.

E’ ancora troppo presto perché la scienza possa suggellare l’efficacia degli psichedelici a livello medico e negli esperimenti i pazienti che assumono le sostanze sono sempre affiancati da un supporto psicologico perché gli psichedelici amplificano i ricordi dolorosi e le emozioni e l’assunzione di queste droghe senza un corretto supporto rischia di peggiorare la situazione. Comunque sembra che la ricerca sulle sostanze psicotrope continuerà nel lungo termine e forse un giorno una visita dallo psicologo includerà un trip nella propria mente nella speranza di trovare un sentiero più rapido verso la guarigione.

Per quanto riguarda la mia personale esperienza, dirò solo che mi autodefinisco una tripolare!

E non vedo l’ora di partire per il prossimo viaggio …

Le informazioni di questo articolo provengono dalle seguenti fonti:

https://thesubmarine.it/2018/05/04/lsd-agnese-codignola-intervista/

https://www.nytimes.com/2019/09/04/science/psychedelic-drugs-hopkins-depression.html

https://edition.cnn.com/2020/01/24/health/goop-psychedelics-wellness/index.html

https://www.newyorker.com/magazine/2016/09/12/the-ayahuasca-boom-in-the-u-s