Anteprima. Pierangelo Consoli. Come il buio per le stelle

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Nessuno dorme sotto lo stesso cielo. Se ti chiami Said e hai vissuto in Siria, il tuo cielo è pallido perché “lì la luna emana una luce ancor più soffusa, morbida e sensuale come un lume protetto da un velo d’organza”. Il tuo cielo è più buio se diventi adulto saltando le carezze e cresci tra case cadute a pezzi e bambini che rovistano nelle macerie e muoiono di freddo. Se intorno a te il sacrificio regna sovrano, si ha il terrore dei sentimenti e sui muri i giovani innamorati non possono scriversi “ti amo” senza essere degli eroi, ma le uniche parole che trovi sono “coraggio”, “fedeltà”, “guerra”. Se hai respirato quel Fondamentalismo islamico che coi suoi attentati e “oltre 900 vittime civili disseminate in tutto il mondo” e ti sei perfino ritrovato a uccidere. Eppure, come un secondo tempo della vita, arriva per tutti quella seconda possibilità che per Said, appena fuggito da un attentato, si chiama Augusto. L’anti don Abbondio che ha il coraggio di lanciargli l’àncora di salvezza e accoglierlo a casa, anche lui colpevole di qualcosa. Un incontro salvifico, a cui si unisce anche Gegè, un ex ergastolano uscito dal carcere dopo trent’anni. Tutti e tre con qualcosa in comune: un passato violento da cui rinascere. Pierangelo Consoli, segni particolari il “senso di umanità” ma anche “fegato e sangue”, ammalia i lettori con Come il buio per le stelle, in uscita oggi in tutti gli store on line per il gruppo editoriale Mauri Spagnol. Un romanzo che nasce come racconto ma cambia, strada facendo, insieme all’autore che, nel frattempo, diventa padre e cresce coi suoi personaggi. Un libro iniziato a scrivere il giorno dopo l’attentato al Bataclan nel 2015. Una storia di amicizia e di riscatto ambientata a Napoli, città in cui lo scrittore campano ha vissuto per dieci anni. Quella città che ha un “rapporto mistico col sangue e la morte” e nella quale si venerano le anime del Purgatorio, “perché l’attesa è un modo di vivere”. Anche se per vivere fino in fondo bisogna amare come Said ama Lea, la ragazza napoletana che quando lui parte, lo aspetta seguendo le vicende siriane a distanza “come la moglie di un uomo al fronte”. Perché le stelle non brillano se il cielo non è buio pesto. Anche se poi, per dirla con l’autore “quando ami qualcuno, arriva sempre un momento in cui capisci che devi lascialo andare”.

Elena Orlando

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Di seguito l’estratto in esclusiva

Said osservava la vita degli altri con distacco, riflettendo su quell’armonia che si apprestava a distruggere. Per un istante chiuse gli occhi e stette ad ascoltare il suo cuore che batteva sempre più forte. Si accorse che l’aria era pregna del desiderio della terra, terra d’Africa, come mani grandi e vuote. La bassa pressione affaticava il respiro e appiccicava il sudore alle tempie. Niente vento e la pioggia mancava da così tanti giorni che il fiume Guadalquivir era ridotto a un rigagnolo. Said serrò la finestra, prima di voltarsi con misurata cautela.

«Qualcosa non va» si lamentò Samir, tradendo un certo nervosismo che gli impediva di stare fermo. Said, invece, cominciò a sentirsi svuotato, come se il peso del suo corpo gli fosse divenuto indifferente.

«Restiamo calmi» disse e i suoi occhi presero a cercare quelli del fratello. Sentiva la paura di Samir, perché anche lui ne aveva e avrebbe voluto dargli la forza necessaria a sopportare. Benché fosse più giovane, Samir era sempre stato il più deciso dei due, il più arrabbiato. Fin da piccolo, si era mostrato incline all’azione e con una fede cieca in tutte le imprese in cui si gettava. Lui era diverso e aveva sempre messo tutto in discussione. Nella sua fantasia, lui era il teorico con le domande, mentre Samir era il guerriero che sembrava possedere tutte le risposte. Se fosse stato da solo sarebbe già scappato, ma non era stato disposto così. Said prese a contare fino a venti, due volte, nella testa. Si raccomandò a Dio, come gli avevano insegnato al campo di addestramento siriano.

«Non succede niente» mormorò Haifa, con lo sguardo smarrito. Aveva la testa fasciata dall’hijab nero che la copriva fino alle sopracciglia brune. Era seduta vicino a un grosso tavolo di legno, coperto di pustole piene d’aria. Sopra il tavolo erano sparse pillole di sonnifero e diverse pallottole. Poco distante c’era un divano consunto su cui giacevano due fucili: un kalashnikov e un modello di precisione, da caccia grossa, a canna lunga.

Sugli zigomi paffuti della ragazza, cominciarono a scendere delle lacrime che le rigarono il volto fino a raggiungere due labbra cremisi, piene e dischiuse come un frutto spaccato. La paura e l’incertezza le stringevano il cuore fino a spezzarle il fiato. Haifa aveva solo sedici anni e stringeva la mano di Samir. La frustrazione che Said leggeva sui loro volti non era dovuta alla giovinezza che si stavano negando, ma all’impresa. Quel meccanismo di morte temevano si fosse inceppato da qualche parte, lungo le arterie della città. Erano chiusi in quell’appartamento, ma lui sapeva che il fratello e la cugina avrebbero preferito essere fuori con gli altri. Il loro compito era stato coordinare le operazioni per conto del Califfato. L’organizzazione aveva richiesto mesi. Erano stati accurati e ripassato il piano tante volte, eppure stavano imparando che, in trincea, la guerra è davvero insopportabile solo quando si aspetta che tutto accada. Said guardò il fratello e gli fece un cenno. Samir prese due pillole dal tavolo, le nascose nel palmo sudato. Haifa teneva lo sguardo basso, mentre snocciolava le sure un sussurro alla volta. Il sibilo della sua voce invadeva la stanza come un soffio di vento. Era assorta nella sua litania e non si accorse che Samir le stava porgendo i sonniferi.

Haifa era poco più che una ragazzina, dal cuore pulito e la devozione intatta. Questo era il primo e ultimo viaggio della sua vita. Lei non aveva studiato che il Corano e non sapeva niente del mondo, eppure era disposta a morire. Mentre la guardava distendersi sul divano, Said riprese a contare fino a venti, cercando di allontanare i pensieri e le domande. Aveva pagato un prezzo, si disse, per diventare un uomo e uno ancora più ingente lo stava pagando per diventare un eroe. Poi il flusso dei suoi pensieri fu interrotto dall’eco del primo boato.

© Gruppo editoriale Mauri Spagnol

05 Novembre 2020